I 7 Nani – Ristorante – Marina di Pisa
Era tanto tempo che volevo buttare giù due righe su I 7 Nani , che si trova lungo il vialone di Marina di Pisa (Viale D’Annunzio, 130). Il locale è stupefacente per molti motivi: il mobilio è il primo. Le sedie in particolare sono alquanto bizzarre, e spingerebbero a non prendere molto sul serio il posto, e si farebbe male.
Poi il locale si affaccia direttamente sulla riva sinistra dell’Arno. Prendere un aperitivino insieme all’amata, con davanti il sole al tramonto e la sponda destra col parco di San Rossore varrebbe il viaggio (Ganasce romantiche…).
Uso il condizionale perché in realtà bisogna andare ai 7 Nani soprattutto per la cucina.
Il locale è un ristorante di pesce che però se cava decisamente bene in ogni settore. Ricordo sempre con l’acquolina la stupefacente pasta alla totanessa (nella personale Top-Ten di sempre della Ganascia), ma anche una cena completamente impostata sul papero muto semplicemente spettacolare.
Il merito è della mirabolante cuoca (e titolare) Miriam, dal mestiere consolidato e raffinato.
La carta dei vini non è amplissima ma piuttosto ben scelta.
L’accoglienza è gradevole.
Prezzo: ristorante di pesce: da 30 euri in su.
Parere della Ganascia: sere d’estate con tramonto sul fiume, totanessa e un bel bianco? Mio!
Voto:
abbondanti. Peccato per le seggiole…
Ristorante La Luna con Pizza – Lido di Camaiore
Il Ganascia giorni fa mi ha consigliato un ristorante a Viareggio, dove si dice si mangi proprio bene. Dovrebbe essere “sotto” ad un bagno, si chiama Waikiki. Di più non si sa.
Ecco che curiosa (e golosa!) come un gatto, subito Sabato mattina preparo tutta la famiglia e partiamo all’avanscoperta! La ricerca dura parecchio però, e alla fine, quando finalmente lo troviamo…. è chiuso per ferie.
Pazienza. Ci riprendiamo subito dalla delusione e entriamo nel primo ristorante aperto che troviamo: “Ristorante La Luna con Pizza”. Da fuori non sembra eccezionale, il menù e i prezzi però diciamo che sono da lido di camaiore. Speranzosi, entriamo.
Il locale è tranquillo, si nota una certa pretesa di raffinatezza ma niente di che. L’antipasto di pesce è buonetto: salmone marinato, insalata di mare, crocchette di gamberetti, zuppetta di gamberi e sedano. Al momento dei primi confesso che nutro delle aspettative. E invece gli spaghetti ai coltellacci sono scotti! è sono fatti col burro! E anche quelli alle arselle!! Scotti e col burro! nelle arselle!!!!!
La pizza (per il bimbo….) non è malaccio: almeno è fatta con mozzarella vera.
Non ce la facciamo a mangiare il secondo, ma in onore a “ciritorno” prendiamo un tris di dolci, giusto per offrire alla “luna con pizza” un’ultima carta da giocare. Purtroppo anche i dolci sono mediocri, quasi mi commuovo al pensiero dei dolci della signora rita di Bibere….
Pazienza. Paghiamo: 68 euro per due antipasti, due primi, un dolce, una pizza, mezza bottiglia di prosecco, acqua e due caffè.
Non si può dire che abbiamo mangiato male, ma non abbiamo mangiato nemmeno bene. Insomma, un altro posto dove non torneremo.
Voto: tra
e
.
Proposta: eliminiamo le ganasce/voto e per sintetizzare il giudizio adottiamo un “bollino CIRITORNO”?
Dimenticavo: se cercate il Waikiki è “sotto” al bagno Sauro, davanti al Principe di Piemonte.
Coop. Agr. San Bernardo – Calci.
Come promesso in questo post, vi segnalo un posticino che, senza tante pretese, offre un giusto rapporto tra costo e qualità.
San Bernardo è un agriturismo senza -agri, situato sottostrada lungo la via che da Calci si inerpica sul Serra, (e già la strada vale il viaggio). Il posto è molto bello: una casa con annessa cappelletta sconsacrata, con pratino curato e vista sulla vallata. D’estate ci si sta freschi grazie al dislivello.
Il menu è abbastanza fisso
- Antipasto misto abbondante e normale, affettati, pasta fritta, sottoli, cianfrusaglie varie; di qualità normale.
- Primi tipici: paste all’uovo e risotti, i sughi sono generalmente buoni, nel ragù di cinghiale c’è una bella percentuale di cinghiale.
- Secondi alla brace, fritti o arrosto in stile casalingo.
- Dolci standard.
La qualità generale è piuttosto buona, i vini quasi rigorosamente della casa. Un posto per famiglie tranquillo, ma anche per cene di colleghi senza grosse pretese ma con parecchio appetito.
Prezzo: con 20 euri fai il botto
Parere della Ganascia: sebbene non capisca dov’è l’agriturismo, si tratta di una trattoria che decisamente mantiene quello che promette. I prezzi sono allineati all’offerta, molto tradizionale e anche un po’ anni ’80. Il posto è molto bello.
Voto: 
Mangiare patatine. Tragedie gastronomiche
Questa la evidenzio anche se con Pisa c’entra poco o niente… Ce l’ha postata un amico qui
Un ragazzo inglese, a causa del suo “vizio” di mangiare patatine è morto.
Qui di seguito riporto la notizia apparsa su Corriere.it
Comunque le patate al forno che possiamo trovare alla Rosticceria da Gianni in via Santa Marta, sono eccezionali!!!!Morire a vent’anni per un’estrazione dentale. E’ accaduto a Scott Martin, un giovane britannico cui i medici non sono riusciti a fermare l’emorragia che ha fatto seguito al banale intervento odontoiatrico. Ma non si tratta di un caso di malasanità. I dentisti lo avevano avvertito che l’estrazione comportava questo rischio perché il suo sangue era troppo fluido a causa di una malattia del fegato, una cirrosi epatica di origine autoimmune. Ma la singolarità della storia non è nemmeno questa, perchè la cirrosi era probabilmente dovuta alla incredibile dieta cui pare Scott si attenesse da anni, esclusivamente a base di patate fritte, toast imburrati e, occasionalmente, fagioli in scatola. In sostanza Scott è morto di malnutrizione. “Le patatine di McDonald’s erano le sue preferite. Mangiava pane tostato, ma solo pane bianco con un sottile velo di burro salato. Ogni tanto mangiava fagioli in scatola. È sempre stato così, fin da quando era bambino. Trovare qualcosa che gli piacesse era impossibile”, ha detto la sorella”.
[Corriere.it]
Da Benito – Orentano
Scrive Milady qui:
Ristorante “da Benito” – Orentano. Locale un po’ “ruspante” dove potrete gustare un’ottima cucina tipica toscana. Il menu propone poche cose fra cui scegliere ma ne vale davvero la pena. Antipasto misto (fagioli al fiasco, farro, crostini, olive, affettati,…), consigliati fra i primi sicuramente l’arrabbiata e fra i secondi una carne di prima qualità: dalla tagliata, al filetto arrosto (un pezzo di ciccia alto circa 4 cm e con peso intorno ai 250 gr), rosticciana, salsiccia, e ovviamente la FIORENTINA buonissima e cucinata “a mestiere”!
Prezzo: Antipasto + Secondo misto di carne (il tutto in quantità davvero abbondanti) 24 euro a persona.
Voto: 
Dell’agriturismo – Costume
Dalle mie parti (la Toscana del sud) l’agriturismo è un podere un po’ sperduto in campagna, dove oltre a coltivare i proprietari si sono attrezzati per ospitare i turisti, portarli a cavallo, vendere i propri prodotti.
Nei dintorni di Pisa invece con la voce “agriturismo” si intendono diverse cose:
- Un casale risistemato, imbellettato e patinato similrustico, attrezzato di piscina, dove grazie al catering esterno si possono ospitare banchetti, praticamente un albergo leggermente fuoristrada.
- Il ristorante di campagna.
- Il mangificio.
La prima categoria ci importa poco. La seconda comprende posti che dell’agriturismo non hanno nulla, ma nei quali a volte si mangia anche benino (ho in programma una schedina futura su uno di questi posti).
La terza categoria invece è quella di cui vorrei parlare.
C’è un largo numero di cittadini che collegano il termine “agriturismo” con un posto che possiede le seguenti caratteristiche:
- E’ una casaccia leggermente sottostrada o a mezzo chilometro dalla provinciale
- E’ generalmente un’ode all’abuso edilizio. Per elevare il numero dei coperti infatti i proprietari edificano tettoie estive che rapidamente diventano locali chiusi. Al condono seguente una nuova fetta viene aggiunta e così via: i recenti condoni berlusconiani hanno sicuramente raddoppiato i coperti di molti di questi posti.
- Non possiede nemmeno mezzo metro di terreno coltivato. Nemmeno il prezzemolo. Nemmeno tre piante di maria del figliolo.
- Non possiede neppure un pollaio, o una conigliera, nulla.
- Gli unici attrezzi agricoli sono quelli (mai usati) attaccati alle pareti nelle stanze interne più vecchie (le nuove sono in carton gesso o truciolare e non puoi attaccarci niente…).
- Avendo convertito il terreno circostante in parcheggio, l’unica cosa che cresce nelle vicinanze è l’ortica (non crediate però che finisca nei tortelli).
Il prezzo è generalmente basso, giacché la ristorazione in questi posti è di livello aziendale:
- Il menu è fisso. Le stesse tre cose da quando ha aperto il locale, in barba alle stagioni.
- Grande sfoggio di paste “fatte a mano” dall’industria e di tortelli surgelati.
- Grande uso del ragù di cinghiale o altra cacciagione ricavabile in larga parte dal comune lesso di vitellone.
- Cucina anni ’70: panna a secchiate, polli col fischio, “rosbìf” stracotto, patate arrosto imbevute d’olio, olio e funghi del fustino.
- Camerieri che tirano a fare numero. Generalmente scortesi, a volte ti prendono per i fondelli. Il classico posto dove se devi cambiare una forchetta fai prima a tenertela e a mangiare col coltello e basta.
- Dolci stile coppamalù.
- Qualche volta, per i temerari, pesce (!).
- Vini della casa terrificanti, forse fatti con le buste. Altrimenti bottiglie stile galestro.
Il tutto nella bolgia indescrivibile di 100 coperti e più, coi bambini dimenticati dai genitori che corrono non nel giardino fuori, perché è un posteggio, ma in mezzo ai tavoli. Quando c’è la partita, maxischermo a go-go.
Ecco. Ai tanti che conosco in cerca dell’«agriturismo bono», vorrei dire che questo, fondamentalmente, non si chiama “agriturismo”. Si chiama “postaccio del menga”.
Tutto qui, tanto per puntualizzare. Non prendiamoci per le natiche.
Aphrodite, i piaceri della carne – Pisa
Tempo fa c’era un ristorante lungo l’Aurelia Sud che si chiamava “La bua della volpe”. Nel corso degli anni aveva notevolmente alzato i livelli della cucina e della cantina, parallelamente a quello dei prezzi, raggiungendo un rapporto prezzo/benefici sullo sfavorevole.
Da qualche mese i proprietari hanno aperto questo ristorante tuttocarne in via Lucchese. Ci abbiamo fatto una capatina per provarlo, ripromettendoci di andarci un’altra volta con più calma.
Il locale si propone come un locale per coppiette, atmosfera ovattata, arredamenti sul rosso, luci soffuse.
Ci hanno portato uno stuzzichino carino con polenta e crema di porcini. Poi abbiamo proseguito con dei bigné salati con fondutina di formaggio (gradevoli) e una tagliata di angus agli odori dell’orto notevole.
Per dolce una crema chantilly con biscottini ben fatta, passito di buon livello offerto dalla casa (come da menu)
La cantina non è; fornitissima al momento ma, a parte i soliti pisani (ahimé) d’obbligo ha cose interessanti.
Prezzo: abbiamo speso 38 euri a chiorba con una bottiglia di Marvia decente ma facile all’oblio, sui 18 euro.
Parere della Ganascia: mi riserbo di ritornarci, comunque il livello della cucina mi pare quello (buono) della Bua con qualche aggiustamento dei prezzi in positivo. Emilio, il gestore, è sempre simpatico e trafficone. Ho gradito piccole attenzioni come lo stuzzichino d’autore all’inizio e il passito abbinato di default al dolce, del resto non amo i ristoranti dove ti propongono: «Posso offrirvi un piccolo aperitivo?» ti portano un prosecco e poi te lo mettono in conto (vedi qui).
Voto: per ora
e mezzo, poi si vede.
Aggiornamento Pasqua 2006: ci sono sviluppi
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