Stacciaburatta – Mezzana

Postato da Trimalcione qui

Lo Stacciaburatta ha aperto da poco, è a Mezzana, in una villetta chiusa da cancello e portone di legno e (putroppo) si presenta come “club enogastronomico”.
Dico purtroppo, perché tante cose si potrebbero perdonare ad una trattoria, a un’osteria, a una tavola calda (senza offesa perlamordiddio!)… ma se entro in un CLUB ENOGASTRONOMICO mi aspetto dei contenuti che putroppo allo Stacciaburatta non ho trovato, e quindi sono rimasto doppiamente deluso.
Il posto è carino (per quei pochi che si azzardano ad entrare), le decorazioni delle sale curate e fantasiose, sembra di essere in un posto dove si fa sul serio.
Ma intanto la carta dei vini non è all’altezza, si tratta di una cinquantina di possibilità di scelta in gran parte dal costo compreso tra i 10 e i 20 euro (un paio di eccezioni, ma niente di che).
Il menù (l’unico che portano per ogni tavolo, anche se i tavoli occupati sono due su trenta…) è piuttosto povero. I contorni non sono previsti.
Dopo 40 minuti ci portano un aperitivo offerto dalla casa: spumantino svanito con l’unica cosa buona di tutta la cena: datteri ripieni di mandorle e avvolti nella pancetta. Dopo quasi un’ora arrivano il vino e l’acqua.
Dopo un’ora abbondante arrivano un po’ alla volta i primi (la pasta è scotta) e piano piano piano piano i secondi (solo cose precotte) e via così fino alla fine. Vi risparmio i particolari.
Morale: ristoratori non ci si improvvisa. Peccato. Ci sentiamo un po’ presi in giro e spendiamo 25 euro a testa.

1 ganasciaVoto originale del recensore:

Voto aggiornato il 2-9-09 da commenti 
——
Profumo di sviolinataAggiornamento della Ganascia 24 febbraio 2006
Nei commenti a questo post troverete alcune opinioni radicalmente contrastanti che mi sembrano però in alcuni casi scritte dal gestore. Ecco, secondo le nuove regole, il bollino di avvertimento.

Agriturismo Santa Lucia, La Rotta (Pontedera).

Quello che ti colpisce subito è l’ambiente: un bel casolare, un giardino punteggiato di sculture moderne. Ma l’apoteosi si raggiunge all’interno, arredato (o dovrei dire decorato?) in stile che definire fantasioso sarebbe assai riduttivo. In realtà è un bel kitch, con armadi da casa delle bambole, fiori secchi e fiaschi attaccati al soffitto, soprammobili minuscoli e curiosi. Tempo di ricordarsi che siamo qua per mangiare, e partiamo. Gli antipasti sono a buffet: notevoli il prosciutto marinato, i formaggi freschi, la mortadella al tartufo, la pancetta piccante ed altri…avrei fatto a meno di quelli con il pesce, che seppure delicati stonano con il menù prettamente “di terra”. Abbiamo assaggiato due primi: veramente ottimi i ravioli di patate con salsa di funghi e tartufo, ma appena mediocri gli gnocchi formaggio e pere (medioci gli gnocchi, poche ed insipide le pere). Solo un secondo, ma un pezzo da novanta come il “fagottino di cinta senese con lardo porcini e tartufo”: aperto l’involucro di stagnola si diffonde un profumo meraviglioso, la carne è tenera e saporita. Però….il lardo era forse troppo, ed appesantiva un po’ il piatto. Al momento del dolce la titolare non ci ha fatto scegliere, portandoci un assaggio misto: sublimi il tiramisù e la sbrisolona, insufficienti la torta al cioccolato (bruciata) e la sua compagna con i pinoli. I vini: secondo me ottimo un cigliegiolo in purezza che producono loro, seguito da un sangiovese senza lode e senza infmamia.
Prezzo: abbiamo preso 5 antipasti, 2 gnocchi, 2 ravioli, 2 fagottini, 5 dolci e due bottiglie di vino, per un totale di 205 euro, 41 a testa. Una coppia che prende antipasto, primo, dolce e vino spende circa 35 euro.
Giudizio sintetico: bel ristorante per chi ama mangiare bene in locali “fighetti”. Alcune perplessità sulla mancanza del menù (!) e della carta dei vini, sullo scivolone degli gnocchi e sul prezzo un po’ troppo alto. Per questo non si può andare oltre le 3Ganasce e mezzo.

Scritto da l’oste qui