Novelli – Romito (Antignano)
Sicuramente ci siamo andati fuori stagione. Sicuramente in estate la terrazza sul mare… la veranda… tutto deve essere molto più carino e suggestivo. Magari in estate aumenta anche la varietà dei piatti…
In inverno comunque le cose stanno così:
il ristorante è accogliente e simpatico, gentile anche il personale, i piatti sono praticamente tutti a base di pesce (l’unico di carne è l’antipastomistodicarne, appunto, che non si capisce cosa ci faccia visto che il resto è tutto tutto tutto pesce!), è tutto buono, anche se la scelta non è molto varia e i piatti sono i classici a base di pesce (fresco).
Insomma, nel menu trovate cozze e vongole, antipasto di mare (salmone, pesce spada e scampetti crudi) alcuni primi e poi fritture, grigliate, scampi, gamberoni. Contorni insalata o patate fritte.
I dolci purtroppo buonetti ma niente di che (4 su 4). La carta dei vini manca.
Prezzo: 30 euro a testa antipasto, secondo, dolce, caffè.
Voto:
, ma ci vorrei tornare in estate.
La Grotta – Pisa
Dopo aver recensito La Madia (ex Grotta), siamo andati a vedere com’è la Grotta attualmente. L’ambiente è ora più luminoso, ma l’arredamento sostanzialmente è rimasto uguale: pochi coperti distribuiti in tre stanze. Il locale è gradevole e mantiene la copertura in finta roccia che fa un po’ presepe ma, ovviamente, dà il nome al locale.
Ieri sera siamo partiti dai primi perché gli antipasti sono simpatici ma le altre pietanze ci attiravano di più (ricordo però degli involtini di pancetta che mi parevano stimolanti). Abbiamo preso delle lasagne alle verdure con sugo di bietola e fondutina di formaggio buone, e dei ravioli ai pinoli con pecorino di fossa e aceto balsamico veramente ottimi.
Per secondo, una lonza di maiale con frittatina di zucchine e mortadella con cavolo nero molto buona, e una trippa alla fiorentina in crosta di pane che ha incontrato i miei elevatissimi standard trippeschi (e non è poco).
Dolci: un’ottima reinterpretazione cioccolatosa del cheesecake e un curioso (ma piacevole) dessert che alternava fette di mela e meringhe con salsina al calvados.
Il servizio mi pare preciso. Il vino ben servito. Si mangia sulle tovagliette di carta gialla. La carta dei vini è illeggibile: nemmeno Champollion ci tirerebbe fuori niente di comprensibile… Migliorare la grafia è imperativo.
Prezzo: 2 primi, 2 secondi, 2 dolci, caffé, ponce (discreto): 89 euri con un Pinot Nero Riserva 2001 Hofstaetter celestiale da 26 euro ottimamente spesi.
Voto:
secche.
Parere della Ganascia: ci ritorno volentieri. Mi sono piaciuti i piatti e gli accostamenti. Il menu è equilibrato e si basa sulla cucina del territorio con qualche invenzione ben piazzata. Il personale è cordiale, il posto piacevole. Bel colpo.
Le Repubbliche Marinare – Pisa
Il ristorante mi era stato raccomandato da amici, che ne parlavano come “uno dei migliori posti dove mangiare pesce”, e allora fiduciosa sono andata a provare.
Devo dire che la cosa che più mi ha colpito però non è stato il pesce, ma la cura per il cliente e l’attenzione con la quale viene gestito il ristorante. Intanto l’apparecchiatura, i fiori freschi su ogni tavolo, i bicchieri, il secchiello col ghiaccio per il vino bianco… e il tutto in un ristorante non esclusivo e non particolarmente elegante. Il menù poi è all’altezza della prima impressione: sulla prima pagina si legge che la cucina è rigorosamente espressa, per cui il ristorante si scusa in anticipo per l’attesa, che comunque non è assolutamente lunga. Le proposte sono varie, in genere tradizionali, ma il menù non risulta comunque monotono.
I piatti sono buoni, curati, abbondanti. Menzione speciale per il polpo con i pomodorini freschi che è squisito, ma anche i totani con i carciofi sono buoni, e le altre cose che ho assaggiato.
Se posso (e anzi, DEVO) trovare un difetto, è il fatto che parte del pesce non sia fresco ma surgelato. Me lo spiego con il fatto che probabilmente la maggior parte dei clienti mangia antipasto e pizza, per cui gli scampi e i gamberoni freschi sarebbero un investimento rischioso. Anche se surgelati devo dire che comunque erano buoni.
Un’altra lode speciale alla scelta dei vini e in particolare a quella dei vini per accompagnare i dolci, che è veramente all’altezza di ristoranti ben più sofisticati. Uno dei camerieri poi è sommelier e consiglia volentieri i vini e gli abbinamenti.
Prezzo: 30 euro un pasto completo (meno se si sceglie la pizza).
Voto: sono stata a lungo incerta tra tre e quattro ganasce. A malincuore ne metto
, però con menzione di lode!
Ciritorno arruola!
Lettori passivi, è giunto il momento che collaboriate! Razza di lavativi, vogliamo sguinzagliarvi in giro a battere il territorio per riportare qui le vostre gesta gastronomiche.
Qui di seguito la lista attuale dei desiderata. Verrà aggiornata via via. Vogliamo le vostre recensioni.
Osteria dei Cavalieri – Pisa- Osteria la Mescita – Pisa
Osteria S. Omobono – Pisa- Vineria di Piazza – Pisa
La Grotta – PisaEnoteca Il Colonnino – PisaLa gatta e la luna – Valtriano di FaugliaA casa Mia – GhezzanoForesta – Marina di Pisa- Vedete voi…
Al lavoro, spalletonde!
La Madia, libera osteria in Pontasserchio – Gestione Augusto
La Madia a Pontasserchio è il “nuovo” locale della passata gestione de La Grotta a Pisa. Chi apprezzava lo stile un po’ rude ma capace del gestore Augusto lo troverà ora intatto nel nuovo locale. Il ristorante è piacevole, un po’ rustico. D’estate c’è posto fuori. Grande menu di territorio, con molto occhio alla tradizione, specialmente nelle cotture. Poco pesce ben preparato, carni favolose.
Si comincia con alcuni antipasti intelligenti (di rilievo quelli caldi). Per inciso è per ora l’unico ristorante dove ho trovato le lumachine. Per continuare con le paste, spesso accompagnate da ragù vecchio stile, tenerissimi e saporiti come il ragù del cortile. Tra le carni cito volentieri la tagliata al sesamo, odori e sale grosso che costituisce un’esperienza a sé.
Dolci nella norma ma sostanzialmente ben fatti.
La carta dei vini rispecchia l’impostazione del maitre: grande occhio alla qualità e alla tradizione con poche concessioni alla furbizia senza, se possibile, aggredire il portafoglio.
Prezzo: cena in quattro con 4 antipasti, 4 primi secondo per due che ha servito comodamente per quattro, 4 dolci, 2 bottiglie discrete (un barbera tradizionale e il Sotto il Vento di Villa Vestri per rimanere sul pisano) – 35 euro a capoccia.
Parere della Ganascia: un locale che mi piace parecchio per rapporto qualità/prezzo ma anche per filosofia: una tensione intelligente verso la tradizione che viene ricercata specialmente nelle preparazioni (ragù a cottura prolungata, per esempio) senza concedere nulla al modaiolo. Stesso dicasi della carta dei vini estremamente ben scelta. Ci ritorno volentieri.
Voto:
comode comode.
Cose che vorrei al ristorante
Parlando con gli altri beoni di questo blog sono arrivato a definire una lista di cose che vorrei trovare sempre al ristorante, almeno quando vado in quelli di livello medio-alto.
- L’attaccapanni. Mi sarei un po’ stufato di dover appoggiare la giacca alla spalliera della seggiola perché gli attaccapanni non ci sono, oppure sono dei sipatici cazzilli postmoderni di nessuna utilità né, tanto meno, appendibilità.
- La tovaglia di stoffa. Anche qui, non è possibile che in posto dove mi scuciono 30-40 euro a testa mi facciano mangiare su una tovaglietta di carta stile Sagra dell’anguilla; in certi posti per fare chic te la mettono in carta gialla (sì, quella con la quale si facevano i coni dei lupini, o gli incarti dei macellai). Non chiedo la tela di Fiandra, ma una tovagliaccia bianca normale sì. Lo stesso dicasi dei tovaglioli.
- Il menu. Mi dichiaro completamente d’accordo con Beniamina, il menu è essenziale per scegliere liberamente, per sapere i prezzi (che di questi tempi non guasta…), per giudicare l’offerta nel suo complesso, per non far ripetere trenta volte al cameriere le cose.
- La carta dei vini. Stesso discordo del menu, con in più il fatto di evitare possibili sorprese quando si arriva al conto (se il ristoratore è onesto non si corrono rischi, ma la prima volta può essere rischioso…).
- Il pane. Io mangio col pane, non con le schiacciatine untine.
Questa è la mia lista minima: la vostra?

L’Oliveta – Avane
All’Oliveta torno spesso per tanti motivi, il primo è sicuramente il fritto misto totani, gamberi e verdurine miste.
Il pesce è ottimo: fresco, morbido dentro e croccante fuori; la frittura di verdure poi è sempre buona, ma seconda delle stagioni cambia: qualche volta è quella standard (zucchine, patate e carote julienne), altre volte invece arriva un vassoio con carciofi, zucchine, mi è capitato di trovarci anche le patate a fette fritte nella pastella. Roba da restarci secchi, ma è tanto tanto buona.
Il secondo motivo per cui ciritorno è l’antipasto di pesce. Vado a memoria (che per il cibo di solito mi assiste fin troppo) e vi racconto le polpettine di gamberi, le frittelle di bianchetti, l’insalata di polpo, il farro col pesce (quello non è tanto buono, non so perché lo fanno), il carpaccio di pesce spada.
L’antipasto è abbondante, il fritto abbondantissimo, ragion per cui all’Oliveta non ho mai mangiato altro, e altro non posso raccontare. Anche del vino posso dire poco perché il proprietario ci porta di solito un prosecco di Valdobbiadene (forse pensa che ci piaccia solo quello) e noi ci accontentiamo.
Il terzo motivo non è mangereccio: è la simpatia della proprietaria, la signora Giuliana. Non la trovate spesso, ma se ci trovate una tipa gentile, simpatica e solare che alle dieci e mezzo vi abbandona per andare a mettere a letto il bimbo, ecco, è lei.
Voto: 
Prezzo: antipasto, secondo, contorno, vino, caffè e ammazzacaffè intorno ai 30 euro NB: il posto va segnalato anche le frequentazioni VIP e per la pizza (ma solo margherita, napoli, o capricciosa)
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