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Considerazioni sui voti di Ciritorno

Author Ganascia    Categoria Editoriale     Tag

Visto che, com’è naturale, i voti a volte generano salutari discussioni, voglio puntualizzare un po’ quello che per me significano le ganasce.

Alla fine, se non sarete daccordo, potrete lasciare i vostri commenti che, vi preannuncio, non cambieranno il mio metodo. Però, questo servirà a far capire meglio quello che io intendo. Dico questo perché Ciritorno è una comunità dove le opinioni espresse, se non offensive, vengono discusse ma rispettate.

Descrivete il metodo che adottate quando date i voti così vediamo di capirci.

Il Metodo Ganascia – The Ganascia Way

: un ristorante dove si fa ricerca culinaria, le pietanze sono presentate bene senza furberie (niente formaggi e marmellate su tavola da pittore per antipasto insomma), le materie prime sono eccellenti, il servizio ottimo, il prezzo, anche se non basso (e vorrei ben vedere se ti danno quello che ti ho detto) giusto per quello che si è avuto.

Non prenderanno 5 ganasce:

  1. i posti dove si mangia bene ma solo pietanze tradizionali (manca la ricerca)
  2. i posti dove ti rifilano le robe del supermercato (tipo i formaggi)
  3. i posti dove il servizio è oppressivo o spreciso
  4. i posti con una cantina meno che ottima
  5. i posti che non mi hanno stupito
  6. i posti dove ti spennano senza giudizio

: un ristorante dove si mangia bene e con inventiva, le materie prime denunciano una selezione accorta, il servizio è buono come la cantina. Posso passare sopra ad apparecchiature del menga, tovagliette in carta gialla o tovaglioli della mensa solo perché il menu è divertente e di qualità.

Non prenderanno 4 ganasce:

  1. le pizzerie, nemmeno se al forno hanno Pulcinella, perché la pizza non è inventiva se non per le farciture più stupide e meno opportune
  2. i posti con un servizio scadente o invadente
  3. i posti con una cantina scarsa

: un ristorante o trattoria dove si mangiano più o meno le cose di sempre senza tanti slanci. Il servizio è familiare o giù di lì, ma nemmeno ti tirano le cose. Per me è il voto massimo che può prendere una pizzeria, anche la migliore.

: ci si va, ci si mangia, si dovrebbe spendere poco e godere ugualmente poco. Un posto da affettati della coop, sugo di cinghiale che è tutto di maiale, rucola dappertutto, vino di Fauglia, limoncello alla fine.

: la mancanza di cura regna sovrana, l’ambiente è sciatto come il personale in cucina. Il vino è di Fauglia ma più cattivo. Oppure sono ladri.

: meglio MacDonald e di parecchio

Questi sono i miei criteri di valutazione. Se siete daccordo li potete adottare anche voi, altrimenti i voti, come sempre, saranno discussi e commentati (cosa per me sempre positiva, perché vi voglio attenti e vispi).

18 Commenti to “Considerazioni sui voti di Ciritorno”

  • sommellie dicembre 18, 2006 alle 7:42 pm

    condivido in parte ma accetto comunque nell’interezza il metro ganascia!le 5 e 4 ganasce mi son chiare ,son troppo simili le 3 e le 2!ho valutato quasi tutti i ristoranti assegnado tre ganasce, forse sottovalutando spesso!mancano le mezze ganasce?un buon ristorante con cucina abbastanza curata , buon servizio e spesa media (30 35 euro) son tre e mezzo’?non mi fascio la testa x questo ,sto cercando di capire e di fa du’ chiacchere ,visto che x problemi di salute son da pasta all’olio e pollo lesso(da ospedale x intendersi!) ma almeno parlo di ristoranti!saluti

  • bafius dicembre 18, 2006 alle 8:40 pm

    Richiesta a Ganascia: mi sembra che la cucina tradizionale ma di qualità venga un po’ sacrificata dal tuo metro di giudizio. Per intenderci: anche un semplice spaghetti allo scoglio secondo me può fare la differenza.
    In breve: la cucina tradizionale di qualità, secondo il tuo metro di giudizio, può aspirare alle 4 ganasce?

  • Ganascia dicembre 18, 2006 alle 10:38 pm

    @sommellie: certo che le mezze ganasce ci sono, e io le uso spesso.
    @bafius: in linea di massima sì, se non si limita a seguire pedissequamente le vecchie ricette. Io sono un cuoco discreto, per cui al ristorante di alta qualità chiedo inventiva, cosa me ne frega delle pappardelle al cinghiale che mi vengono benissimo e posso farmele a casa mia?

  • bafius dicembre 19, 2006 alle 1:17 pm

    Hai reso l’idea, Ganascia. Capita però che proprio le pappardelle al Cinghiale le abbia mangiate (ottime) all’Enoteca Bibere di Montescudaio (in quota 5 ganasce). Se mi seggo lì a mangiare quel piatto, e non altri che mostrano più inventiva, dovrei partire dalle 4 ganasce in giù?! Questo per dirti che, a mio avviso, la distinzione di voti tra cucina tradizionale e quella con più inventiva lascia un po’ il tempo che trova (fermo restando che in uno stesso locale ci può essere la possibilità di scegliere tra i due tipi di cucina). Cmq, seguirò le tue indicazioni.

  • Ganascia dicembre 19, 2006 alle 2:54 pm

    Se però ricordo bene, le stupefacenti pappardelle di Bibere hanno il cacao nell’impasto: ecco il tocco in più!

  • bafius dicembre 19, 2006 alle 3:15 pm

    Ti sbagli: parli di un altro piatto. Le ottime pappardelle al cinghiale che io ho mangiato a Montescudaio erano le più tradizionali del mondo (senza cacao). (La mia commensale ha magiato pure dei tradizionalissimi tagliolini al tartufo). Ciò detto, gli darei lo stesso numero di ganasce.

  • Ganascia dicembre 19, 2006 alle 3:29 pm

    beh, quelle che ho mangiato (e di cui parlo nella recensione) erano col cacao, per me tutto a posto

  • bafius dicembre 19, 2006 alle 3:55 pm

    Vabbè, come non detto…

  • Cipo dicembre 19, 2006 alle 6:17 pm

    Il significato delle ganasce è cristallino ma gradirei avere chiarimenti sull’apparecchiatura del menga se possibile

  • Ganascia dicembre 19, 2006 alle 6:36 pm

    Come dicevo qui:
    «non è possibile che in posto dove mi scuciono 30-40 euro a testa mi facciano mangiare su una tovaglietta di carta stile Sagra dell’anguilla; in certi posti per fare chic te la mettono in carta gialla (sì, quella con la quale si facevano i coni dei lupini, o gli incarti dei macellai). Non chiedo la tela di Fiandra, ma una tovagliaccia bianca normale sì. Lo stesso dicasi dei tovaglioli.»
    Quindi per apparecchiatura del menga intendo le tovagliette usa e getta o altri artifizi di fattura economica o scarsa igiene.

  • ristoranteaphrodite dicembre 20, 2006 alle 3:46 pm

    Ok ganascia, ora mi è più chiaro tutto, comunque, d’ora in poi i partecipanti possono avere un metro perla valutazione.Grazie per il chiarimento.Per quanto riguarda il ristorante di montescudaio , che ,ahimè, non ho potuto ancora visitare, il cinghiale alla maremmana viene da ricetta originaria cucinato col cacao. Se viene quindi usato per il sugo che ne deriva per il condimento della pasta si ottiene un ottimo risultato.Consiglio a chi ci vuole provare a casa di essere molto avaro nell’ uso del cacao altrimenti potrebbe il condimento asciugare troppo la pasta e renderla non gradevole al palato, in gergo allapante. Buone feste a tutti

  • Ganascia dicembre 20, 2006 alle 4:12 pm

    Non è esatto, le tagliatelle di bibere hanno il cacao nell’impasto, il cinghiale in dolce e forte è un’altra cosa (io comunque uso la ricetta del povero pellegrino Artusi)

  • ristoranteaphrodite dicembre 21, 2006 alle 9:49 am

    Ganascia, lascia perde con me, lo sai.Ti ho detto che non sono mai stato al ristorante di montescudaio, mi sembrava di aver capito che il condimento fosse al cacao. Il Pellegrino ,pero’ , come esattamente hai puntualizzato, ti offre la ricetta del dolce e forte. Essendo Montescudaio ai confini della Maremma, ho presunto che la preparazione fosse quella alla maremmana che prevede l’uso del cacao. Come ben sai non sto frequentando nessun ristorante (compreso il mio) perche’ ho temporaneamente perso la memoria, e sto approfittandone per ristudiarmi l’enogastronomia sia della vecchia scuola che della nuova; appena avro’ riscoperto la ricetta del cinghiale alla maremmana ti aggiornero’. Ti saluto e ti rifaccio gli auguri per ora.

  • Ganascia dicembre 21, 2006 alle 10:08 am

    Non esiste un cinghiale alla maremmana come non esiste un’ Acqua cotta. Questi piatti di produzione familiare hanno infinite varianti, tutte valide, che cambiano da apese a paese, come da frazione a frazione. Se non si compie una scelta precisa si può solo sperare in una dignitosa ricetta media…

  • ristoranteaphrodite dicembre 27, 2006 alle 5:35 pm

    Beh ! Se vogliamo si potrebbe dire di tutti i piatti la stessa cosa, della trippa alla fiorentina , se vuoi , ti posso dare le varianti di quartiere. Se fossi in forma ti organizzerei anche una cena a tema con tanto di trippaio fiorentino d.o.c. a spiegarne le varianti. Di nuovo tantissimi auguri a tutti.

  • sommellie luglio 22, 2009 alle 8:29 pm

    rileggendo il metro ganascia di 3 anni fa, mi chiedevo e vi chiedo: sempre del tutto condivisibile l ‘unita’ di misura ? personalmente amo parlare di ristoranti da almeno tre ganasce, che x me valgono dei commenti, al di sotto spesso sorvolo! e voi? saluti

    • ganascia luglio 23, 2009 alle 7:52 am

      le categorie inferiori sono quelle che, nella mia ottica, si vorrebbero usare meno, perché a nessuno piace andare a mangiare in un postaccio. Nonostante questo, i postacci esistono e vanno almeno segnalati, se non commentati.

  • sommellie luglio 25, 2009 alle 6:08 pm

    visto che sul circolo di buti avete preso il via col discorso valutazioni, lo continuo qui! personalmente , quando leggo di un ristorante, considero piu’ i passaggi descrittivi della rece, che del giudizio finale in ganasce. questo proprio x la soggettivita’ delle esperienze e dei gusti personali! non fraintendetemi ,se leggo che il cibo e’ pessimo lo tengo ben presente, ma altri particolari,tipo metodi di cucina o alcuni particolari del locale, magari posso trovarli interessanti a differenza di chi li giudica negativamente ! mi son ingarbugliato,avete inteso piu’ o meno? x fortuna e’ stata divisa la pizzeria dal ristorante, altrimenti si trovavano pizzerie a 4 o 5 ganasce al pari del pinchiorri! saluti

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