Osteria Sessantasei a Staffoli
Carissimi,
spero di essere breve ma allo stesso tempo esauriente ed efficace.
Il 25 aprile siamo andati a caccia di posti da mettere sulla mia guida Michelin.
Ci siamo ritrovai a via delle pinete a Staffoli (S. Croce sull’Arno).
Il locale prima si chiamava le pinete ed è aperto sempre tranne il martedì e fa un pò di tutto compreso serate a tema.
Questo già mi aveva fatto desistere….ma l’ora tardi e il posto mi hanno ispirato.
Ci sono tre sale per almeno 200 coperti, più un ampio giardino pulito e curato. Vista la giornata abbiamo preferito il giardino arredato con ampie piazzole e gazebo.
Andiamo alla sostanza. Si è scelto un pranzo di mare. Ottimo l’antipasto di mare composto di 4 diversi piatti abbondanti e cucinati con estro; tipo un antipasto di gambereti con cipolle marinate in olio e con una granella di noci. Poi abbiamo preso uno spaghetto allo scoglio e uno gnocco con asparagi e gamberetti. Ottima la cottura e altrettanto il condimento….forse un pò brodoso lo gnocco. Ormai già pieni si è chiesto un branzino alla griglia e due spinaci. Quest’ultimi erano qualcosa di favoloso. poi un solo dolce della casa. il tutto accompagnato da una vernaccia due acque minerali, un limoncello, una grappa, e due liquori offerti dalla casa e ovviamente due caffè.
Il tutto per la modica cifra di 30 euro a persona….sottolineo che i piatti che abbiamo preso erano i più cari.
Io propongo un 4 ganasce ma da verificare; visto anche che sono solo due mesi che sono aperti e ….ci sono ancora delle cose da aggiustare.
Buonumore – Viareggio
Il locale è nel quartiere Marco Polo, nella pineta, tra i cavallini e i giochi per i bimbi.
Il proprietario, e soprattutto cuoco, sembra Mangiafuoco, ma si chiama Amelio, e a quanto ho capito
è famoso per la sua cucina con ingredienti poveri e senza oli fritti, soffritti e simili.
Ho avuto la fortuna di essere “invitata” ad un pranzo particolare, e ho assaggiato vari antipasti,
tutti buonissimi:
- il pancotto: una zuppa di pesce e verdure con pane, condita solo con olio crudo;
- carpaccio di triglie all’arancia;
- acciughe alla povera (con la salvia);
- insalata di polpo con patate, porri, asparagi;
- ombrina alle verdure (SQUISITA), ovvero cotta in una salsa di carciofi, olive e un’altra verdura che non
ricordo..
Dopo queste bontà abbiamo assaggiato degli spaghetti cozze e vongole conditi con pochissimo pomodoro,
molto (forse troppo?) delicati, e una torta di semolino all’arancia (abbastanza buona).
Per me, che non sono del posto, una piacevolissima scoperta.
Purtroppo (o forse per fortuna?) non posso dire dei prezzi, ma chi ha pagato non si è lamentato.
Voto: 3 ganasce e mezzo. Ma cidevoritornare per opportuna verifica!
Olio, un ingrediente poco curato
Ciao,
Sono un nuovo ciritornino, che insieme alla mia dolce metà ha la passione della buona cucina. Vorrei proporre come mio primo intervento un argomento che normalmente trovo difficilmente citato nelle recensioni, ovvero, l’olio che ci propinano al ristorante. Devo dire che in molti casi ho mangiato in posti dove il cibo era di ottima qualità, cucinato perfettamente ma utilizzando olio di scarsa qualità che rovinava completamente il piatto. Molto spesso (direi quasi sempre) l’olio con cui cucinano non è l’olio che vediamo nelle belle bottiglie sul carrellino al lato del tavolo, normalmente l’olio è spagnolo e di qualità molto bassa; spesso inoltre l’olio in bottiglia è vecchio, il tappo ha preso di rancido e quindi anche quello finisce per rovinare un piattopiuttosto che esaltarlo (ad esempio la classica zuppa oppure il pesce al vapore). Potrei citare vari ristoranti di zona che pur avendo una buona cucina non usano un olio all’altezza. Il ristorante Re Artù in via Santa Maria ad esempio usa olio spagnolo per la stessa ammissione del titolare. Il giorno di pasquetta ero a Lerici in gita ed ho mangiato al ristorante dei pescatori, un locale piuttosto conosciuto dove si mangia solo pesce e non esiste menù, anche lì usano esclusivamente olio spagnolo. Ne potrei citare molti altri, anche di livello medio alto. Quello che non capiamo io e mia moglie è se siamo noi eccessivamente pignoli oppure se effettivamente un olio non di qualità inserito magari in un bel piatto di seppie al vapore, oppure una catalana di scampi ed astici non finisce per rovinarlo cosa che sinceramente poco comprendo considerato il costo notevole del piatto in rapporto alla differenza di prezzo che il ristoratore avrebbe pagato utilizzando un olio decente.
Fatemi sapere se anche voi notate in alcuni casi la stessa cosa e comunque se vi capita di sentire chiaramente piatti rovinati da oli scadenti.
Ciao
L’Alloro – Buti
Più di una volta sono capitato a L’Alloro di Buti e mai ho avuto a che ridire. I costi sono sostenuti, ma l’ambiente piacevolmete rustico e tradizionale, dove legno e pietra la fanno da padroni, crea un’atmosfera accogliente, mentre il servizio informale ma professionale che concede un buon livello al ristorante senza renderlo eccessivamente impegnativo a livello sociale permette di passare una serata in serenità ed intimità. La cucina, a mio avviso tendenzialmente di buon livello, fantasiosa e soddisfacente, ha però difettato nel mio ultimo incontro con lo staff butese. A cena con la mia ragazza infatti (reale vittima dell’accaduto) abbiamo avuto modo di ordinare come secondo piatto due filetti di diversa preparazione. Uno al lardo per me (decisamente buono per altro) ed uno in salsa della casa (filetto all’alloro se non sbaglio) per la mia dolce metà. Avendo scelto un menu a base di formaggi e carne ed avendo accompagnato il tutto con un robusto vino rosso (decisamente adatto per impreziosire gli importanti condimenti delle pietanze) scegliemmo la carne con una cottura al sangue specificando il tutto espressamente al personale. Se il filetto per me è stato servito in perfetta cottura saignant (al sangue per l’appunto), quello della mia lei è stato portato vergognosamente stracotto. La consistenza gommosa ed il sapore insipido credo siano state conseguenza dell’errata cottura della carne che, a quel punto, assomigliava più ad una carcassa abbandonata su uno scudo di guerra che ad un buon secondo servito di tutto punto con la debita coreografia in un grande piatto decorato. Ad ogni modo, seppur grave, è stata la prima pecca di un locale che più o meno ha sempre soddisfatto le aspettative (seppur forse elevate) che tende a suggerire alla propria clientela. Peccato per questo episodio. Adesso dovranno recuperare punti.
Aggiunto da Ganascia 
Buona Pasqua Ciritornini
Un augurio di Buona Pasqua a tutti i Ciritornini. Straviziate liberamente e poi raccontateci le cose!
Cose che non vorrei al ristorante
Sulla scorta di quanto Ganascia aveva scritto qui, prendo spunto da alcuni commenti sul sito per fare alcune aggiunte al negativo, ovvero: “cose che non vorrei trovare al ristorante”
- Il cameriere/gestore simpaticone. Sono una persona che spesso finisce a chiacchierare a fine cena col gestore, ma mentre mangio non voglio rotture di scatole, né gradisco le facezie del cameriere tanto simpatico, né voglio che mi si intrattenga spiegandomi quanto in cucina sono bravi o illustrandomi la filosofia del locale. Se in cucina sono bravi lo decido io, la filosofia del locale, ammesso che mi interessi, preferisco ricavarmela da quello che mangio e vedo.
- Il cameriere di 10 anni. Il lavoro minorile è reato. Poi fare il cameriere è un lavoro serio e non deve essere affidato a gente non capace. Per ultimo i mocciosi sono – per definizione – mocciosi e quindi poco giovarecciosi.
- Il servizio brusco. Amici del sole, per mangiare qui pago e pretendo attenzione e educazione. Se vi sentite pastori poco avvezzi al consesso civile andate al pascolo.
- La bottiglia stappata. Vuol dire che dentro non c’è quello che ho chiesto (in un locale ho visto rinfiascare il vino delle brocche, quindi ne ho ben donde). Voglio che la bottiglia mi venga stappata davanti dopo aver controllato che è quella che ho scelto. Poi se sa di tappo la boccia si cambia, per Bacco!
- La carta dei vini finta. Molti locali hanno la carta fantasy: dentro ci sono scritte cose non vere. Molti vini non ci sono mai stati o c’erano al tempo del poro nonno.
- Volevo questo. – Non c’è. – E questo? – Nemmeno (ad libitum) - La rucola e la panna. Hanno rotto le palle. Le usano solo i cuochi della domenica.
- I tavoli troppo vicini. Non sono interessato alla conversazione del vicino né a notare le spine sulla sua spigola.
- I tempi giurassici. Non voglio ordinare dopo mezz’ora. Non voglio digerire tra un piatto e l’altro: mi passa la fame e addio la serata. Non volgio il piatto sudicio davanti per un’altra mezzora.
- Le seggiole in pelle o finta tale: mi sudano le terga. Non è da gentiluomini.
E voi, che cosa non volete trovare al ristorante?
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