Il vecchio teatro – Pisa

Quando mi metto in certe situazioni, mi sento sempre in imbarazzo.
Questo perché mi ritrovo a cena in posti carini, che ce la mettono tutta per farti una buona impressione,
ma… ma più va avanti la cena e meno sono convinta. E poi mi sento in colpa, perché il proprietario/cameriere si impegna e io so già che i suoi sforzi ormai sono inutili…
Insomma, al Vecchio Teatro ci è toccato mangiare: assaggini di antipasti, assaggini di primi, assaggini
di secondi e assaggini di dolci.
Di trenta persone che eravamo, distribuite su tutti i tavoli disponibli, NESSUNO è riuscito ad ordinare qualcosa di diverso (ovvero un piatto intero, tanto per capirsi).
Le ricette sono quelle antiche dell’antica cucina marinara pisana (anche se io non la conosco, per cui non potrei confermare), e tutte vengono spiegate e raccontate dal proprietario.
Buonissimi, tra gli antipasti, le cozze ripiene (anzi, la cozza ripiena, con mortadella e prosciutto),
il polpo con i ceci, la frittatina con (pochi) bianchetti.
Ottimo il risotto con gamberetti e arancia. Il resto dal buono in giù.
Di secondo gallinella con le patate (assaggino), patate ripiene (assaggino), seppie in zimino (che poi è la bietola… assaggino), ma tutto così così.
Dolci sempre tradizionali pisani: torta al limone, castagnaccio, cacao e noci, di san ranieri… vari altri.
Alcuni commenti personali: la gestione certo è ottimizzata nel senso che sono eliminati gli sprechi in
cucina, ma per 40 euro a testa di certo si potrebbe avere di meglio.
Il signore in sala poi dopo un po’ diventa pesante e la situazione nel complesso è leggermente comica (tutti ad assaggiare, senza via di scampo, si socializza anche fra i tavoli).
Gran finale con brodo di giuggiole in tazza e la fotocopia con la ricetta che te la puoi portare anche a casa.
Costo: 40 euro a persona.
Vini: pochi ma dignitosi.
2 ganasceVoto: abbiate pazienza… due ganasce.

ps. per dovere di cronaca: i nostri vicini di tavolo hanno avuto da ridire solo sul prezzo. Il resto lo hanno gradito.


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13 pensieri su “Il vecchio teatro – Pisa

  1. Io del vecchio teatro mi ricordavo una serata con festa di laurea di tanti anni fa. In genere i ristoranti alle feste di laurea danno il peggio di sé, ma in realtà il ricordo più vivo è quello del palloso con la chitarra appoggiata alla guancia che funestò lungamente i presenti (come fa tutt’ora un po’ in giro per tutti i locali del centro: ma perché non gli sciolgono i cani dietro?).
    Faccio ammenda inoltre per averti mandato in posto dove fanno la tagliata rucola e parmigiano: non lo farò più, prometto 🙂

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  2. Sono pienamente d’accordo su tutto quanto scritto sopra. Sono stata al Vecchio Teatro da poco e l’unica cosa che veramente ricordo con piacere è stata la decisione della data del mio matrimonio, per il resto uno stra-mix di assaggi (alcuni anche freddini)…insomma mi ricordo che a fine cena, io ed il mio attuale marito siamo usciti, ci siamo guardati e non sapevamo dire se avevamo mangiato bene o male, se eravamo soddisfatti o no, una sensazione veramente strana inoltre per 40 euro a testa…

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  3. Mi dispiaccio per le vostre cattive serate in questo locale che da anni allieta i palati dei cittadini pisani e non (io non sono di pisa).
    Ci tengo a precisare che, per quanto mi riguarda, a ristorante non si và per fare una grande abbuffata, ma, bensì per mangiare, gustare, assaporare piatti e pietanze che normalmente non si cucinano in casa data la loro complessità di preparazione o la scarsa presenza di tutti gli ingredienti freschi quando si vuole.
    In poche parole, salame, prosciutto, formaggio, ravioli al ragù, penne all’arrabbiata, bistecche, braciole, scaloppine… io le mangio a casa mia molto meglio che seduto in qualsiasi ristorante in circolazione.
    comunque se volete fare le “Buzzate” non andate a mangiare il pesce cucinato in maniera straordinaria, andate a mangiare la porchetta…. e se andate al vecchio teatro, ordinate pure portate singole (intere), tutte per voi, il buon giovanni sarà lieto di portarle a tutti voi.
    dimenticavo… lo zimino non è bietola!!! e in 30 non si fanno 30 piatti diversi, altrimenti lo chef ti uccide quando porti la comanda in cucina.

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  4. beh dico la verità, ci siamo stati sabato scorso perchè a pisa non si trovava niente di aperto… e sinceramente una volta tornati a casa abbiamo ri-cenato! i piatti erano miseri come quantità e niente di speciale come sapore… decisamente troppo il costo rispetto a quello che si mangia e alla sua qualità… e non mi sembra che qualche aneddoto su pisa raccontato dal proprietario tra una portata e l’altra possa risollevare la situazione!

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  5. Sono appena uscito dal ristorante e devo dire che non ci capite proprio niente.
    E’ vero, si mangiano assaggi, ma tutti di ottima qualità e tutte antiche (forse piu’ appropriato vecchie) ricette. Ricette che è doveroso salvaguardare e ringraziamo il cielo che esista qualcuno che si prenda la briga di cucinarle.
    Tre ore passate in un locale veramente piacevole.
    Non pretendo che tutti (specialmente i più giovani) siano in grado di apprezzare il bordatino o la cecina con le arselle: sapori forse non di moda ma sicuramente sapori di Pisa.
    Dopo tanti aspetti positivi non può mancare un bel neo. Il vino. Il vino che ci è stato servito non entra in casa mia nemmeno per sbaglio. Visto che il conto è sul sostenuto andante (ribadisco i 40 citati a ciocca), investire una decina di euro in vino buono mi sembrerebbe doveroso. Abbiamo preso 2 bottiglie di bianco. Alla prima darei un bel 5 mentre per la seconda siamo sul 4–. E poi se per il mangiare posso anche lasciarmi guidare dal ristoratore, per il vino no! Voglio scegliere io.

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  6. Le tradizioni un devono mai essere scancellato , sono le ose più belle che ci siano , in un mondo poi scangherato che è vello d’oggi , se poi sono tradizioni da mette le gambe sotto il tavolo quai a chi le tocca .
    La ricerca , la cucina di piatti ricette , fatti da mani esperte di donne che cucina con passione come sono le mie cuoche Teresa e Cinzia , sono da lodare . Gli assaggini di piccoli antipasti tipici , e poi l’assaporare piatti di primo diversi , non sono mai un obbligo di farlo , ma solo di scelta di un menù tipico che parte dal vini Pisani al brodo di giuggiuole , s epoi si vuole mangiare un piatto unico , basta chiedere . Essendo ilo locale conosciuto per queste degustazioni è chiaro che il cliente è già preparato per lo spettacolo , ma se non ci conosce , c’è una lista e ordini pure .
    Per quanto riguarda in vece , il signore che ha detto che il vino lo beve meglio a casa , doveva ordinare bottiglie decenti anche nel prezzo , nelle laure e nelle cene già ppredisposte , il vino è compreso , naturalmente della casa , se si vogliono bottiglie di un certo pregio , basta chiedere , uscendo sia dal prezzo sia dalla cena.
    Amo il mio lavoro , ho creato questo piccolo angolo di mare nella vecchia Pisa , per dedicarmi a quello che mi piace fare e servire , i tavoli sono pochi (9) i posti pure 30) quindi mi piace cos^

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  7. Commento cancellato in quanto proveniente dallo stesso indirizzo e-mail del precedente. Ben vengano i commenti dei ristoratori, ma che non si spaccino per clienti, please.
    Aggiornamento: altro commento rimosso, stesse motivazioni.

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  8. Era meraviglioso, si …, posso dire.
    la cena in vecchio teatro era buonissima.
    sono venuto ho scoperto tanti gusti classici e tipici di Pisa e questo regione.Forse non sono esperto ma questo conta.Persona che non conosce le tradizioni, la storia e tutto cio’ che circonda queste cose attraverso un ristorante come “vecchio teatro” puo’ conoscere una parte importante della cultura (in questo caso toscana).
    un ristorante con vera tradizione.
    dentro riempito dalla storia,quadri,disegni,fotografie…basta chiedere proprietario che con piacere racconta tutto …scopriamo che ogni pezzo di parete ha sua storia …tutto insieme e quasi un museo con i sapori di cucina italiana.
    per me extra!

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  9. RECENSIONE IN VERNACOLO PISANO, IN OMAGGIO A GIOVANNI DEL CORSO
    DEL ” RISTORO AL VECCHIO TEATRO”, DIVULGATORE DI ANTICHE RICETTE
    CULINARIE PISANE, E NON SOLO.

    Per dillo ’n Pisano

    Stasera o cenato da Giovanni, ‘r figliolo de la Maggiorana;
    lo ‘onoscevo da vando aveva la “Romagna”, in epoa lontana:
    quando si ‘apitava ne la zona colla Sippe, si mangiava li.
    Da allora n’è passato der tempo, e lui è sempre uguale (si fa per di’).

    Uguale ne la generosità, nell’accoglienza sincera e trasparente;
    uguale ner coccolatti e ner fatti senti’ un amio più che un criente,
    sempre circondato di coi, ‘n cucina, che sanno maneggia’ la teglia;
    è vero che da lui si va a cena, ma più che artro si va a veglia.

    Ar massimo, ar massimo ci si sta ‘n trenta, ner su’ loale,
    ma che calore ‘n quelle stanze d’artri tempi, e che aria gioiale;
    tra quelle vecchie mura pregne di storia e di sudore antio,
    per un po’ o chiuso l’occhi, e mi son sentito un artro anch’io.

    Un posso di quant’ o pagato, un’è bello, ma di siuro ci potete sta’,
    un posso di’ cos’o mangiato, pe’ scoprillo ci dovete ‘nda’,
    ma no perché sono scortese: perché ogni sera c’è ‘na novità;
    le ricette antie di Pisa credi di sapelle tutte e lui un artra ne va a scova’.

    Girando di Pisa in Pisa, è sempre alla ricerca diffiortosa de la genuinità,
    fra banchi de le “Vettovaglie”, tra ceci e pioppini, tra acciughe e baccalà;
    poi trova l’arzelle di Marina, rastellate li ar “Gombo” dar fidato pescatore,
    dell’olio un se ne cura; usa quello del “Legnaio”, da lui fatto cor sudore.

    Coll’arancio e gamberetti, ti presenta, e anche umilmente, un risotto da medaglia;
    coll’avanzi: come a di’ “un si butta nulla”; ti fa un dorce…che rimani colla voglia.
    A sape’ cucina’ sono tanti; ma quanti fanno diventa’ ‘r cibo povero un piatto da Re?
    In fondo c’è le giuggiole, variante der caffè. Andateci e provate, date retta a me.

    C.P. 05/01/2011

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