La carica dei 200 e passa
Volevo dirvi cha dall’altro giorno siamo/siete più di 200 in questa comunità. Grazie per le adesioni e per la collaborazione.
Trattoria l’Orologio – Firenze
Scrive Ospite:
La mia ultima visita al locale risale ormai a un anno fa – quindi è a quella data che si riferiscono soprattutto i dettagli di prezzo – ma ho scoperto solo ora questo sito, e volevo dare il mio umile contributo. Inviati speciali raccomandatissimi ci sono tornati anche più recentemente e mi hanno confermato che la linea è sempre la stessa, comunque.
So che è fuori mano, ma se mi spingo così lontano a consigliare un posto dove mangiare è perché, a mio modesto avviso, merita, e anche perché fino ad ora è il posto che mi ha servito la più buona bistecca alla fiorentina della mia pur limitata esperienza da gourmet.
In effetti, non saprei dare un giudizio sulle altre portate: le volte che ci sono andato mi sono limitato ad antipasti, bistecca e conotorno, quindi non ho neppure la più pallida idea di come siano i primi o i dolci, per esempio.
Posso anticiparvi che si trova in Piazza Ferrucci a Firenze, la piazza che idealmente chiude la cintura dei viali di circonvallazione a sud dell’Arno, subito scesi dal Ponte di San Niccolò. È un ristorante orgogliosamente familiare, nel quale, ogni domenica o quasi, era abitué Marione Cecchi Gori, e che – udite udite – il sabato sera è CHIUSO. In effetti è abbastanza conosciuto, ma frequentato principalmente da indigeni.
Il manzo – quasi sempre femmina – viene da una vicina macelleria, di cui non farò il nome per evitare pubblicità, ma che ha una certa notorietà in fatto di qualità del prodotto, e si sente. Burro rosso, e non scherzo. La classica carne che potresti ingurgitare non dico a chili ma quasi. Cottura ineccepibile.
Gli antipasti sono classici – crostini, lardo, fegatini – ma fatti bene; i contorni li ho sempre trovati anch’essi non innovativi, ma di stagione e a regola d’arte: carciofi fritti e fagioli al fiasco – questi ultimi non sempre si trovano – su tutti.
Lista dei vini abbastanza curata, ricarichi discretamente onesti, qualche piccolo produttore della zona, specialmente della Rufina, che a mio modo di vedere è il miglior tipo di chianti spendibile con la fiorentina, meglio anche del Classico.
Prezzo totale a testa per antipasto, fiorentina, contorno, dolce, caffè, amaro e vino: € 32. Alla mia ultima visita, la fiorentina costava € 30 al chilo, prezzo che non ho riscontrato da nessun’altra parte.
Arrivarci da Pisa è semplice: FI-PI-LI fino a Firenze, entrare in città, mettersi sulla vecchia via pisana – cambiano il traffico ogni giorno causa lavori alla tramvia – e seguire per Porta Romana, Piazzale Michelangelo. Una volta giunti in piazzale Michelangelo con tanto di vista panoramica si riscende verso la città e si arriva dritti dritti in piazza Ferrucci.
Per chi è in treno, bussino D dalla stazione.Trattoria L’Orologio
Via G. Orsini, 86/R
50126 Firenze (FI)
tel. 055 6811729
Ristorante Pizzeria “Oasi al Lago” – Montecalvoli
Scrive Simone:
Ristorante Pizzeria “Oasi al Lago”
Localita’: Montecalvoli – S.Donato
Tel: 0587/709201Ieri sera,su consiglio di una mia amica che mi aveva parlato bene del posto, siamo andati a provare questo ristorante.
L’inizio e’ perfetto,ho telefonato alle ore 20.30 chiedendo se c’era posto per 10 persone e una signorina molto cortesemente ci ha detto di si consigliandoci di presentarci non molto tardi.
Detto fatto,siamo partiti da pontedera e in 10 minuti siamo arrivati sul luogo.
Il ristorante si trova all’interno di un complesso composto da un bel laghetto artificiale abbastanza curato ed in pratica e’ una tensostruttura senza anima ne’ corpo.
All’ingresso mi colpisce la quantita’ di gente, saranno almeno 150 persone naturalmente sparse ai vari tavoli.
Ci fanno accomodare al tavolo vicino alla cassa immediatamente senza dover aspettare neanche un minuto.
Una volta accomodati,la sensazione che dapprima speravo fosse soltanto mia e soltanto temporanea si palesa fra tutti noi,un odore di “bottino” che ci circonda in maniera abbastanza insistente.
Dopo circa dieci minuti,visto che questo olezzo non tendeva a svanire abbiamo chiesto ad una cameriera se poteva spostarci spiegandole la cosa.
La cameriera,con il fare di una che cade dalle nuvole ci dice che non sente niente ma che comunque avrebbe cercato un altro tavolo.
Dopo pochi minuti arriva un’altra signora (la proprietaria credo) che ci confessa cio’ che per noi era molto chiaro e cioe’ che avevano dei problemi alle fogne e che in quella zona dove eravamo seduti francamente c’era questo odore,spiegandoci anche che ci aveva fatto accomodare li poiche’ non avevano altri posti a sedere disponibili in quel momento.Comunque,molto velocemente ci trova un altro tavolo e,chiedendoci di prenderci i bicchieri e portarceli ad un altro tavolo ci fa traslocare….
Ci accomodiamo in un altro tavolo dove l’odore sparisce,anche se non del tutto.Ogni tanto arrivava una zaffatina di richiamo.
Ordiniamo, qualcuno va sulla terra e qualcun’altro va sul mare.
Io personalmente ordino:
Antipasto: Zuppetta di mare rosso che consiste in un zuppa con muscoli (buoni),vongole (per lo piu’ chiuse),scampi (naturalmente congelati,piccoli e praticamente insapori) e gamberetti (anche questi naturalmente congelati,piccoli e insapori).
Mi accontento della zuppetta che era abbastanza saporita inzuppandoci qualche fetta di pane.
Salto il primo e passo al secondo: Branzino da porzione,di allevamento, all’isolana.
Devo dire che il branzino era ampiamente sopra la sufficienza,le verdure al forno che lo accompagnavano abbastanza buone.
Dolce:classica pannacotta al cioccolato,fatta da loro,direi buona.
Vino: abbiamo iniziato con il loro vino della casa che e’ semplicemente “imbevibile” poiche’ parecchio acido e marsalato.
Dopo siamo passati ad una “falanghina” da 12 Euro a bott,buona.
Gli altri commensali hanno mangiato un antipasto composto da salumi affettati vari complessivamente mediocri e crostini al cinghiale e crostini ai funghi,sufficienti.
Come secondo hanno preso filetto al pepe verde,filetto abbastanza tenero e saporito,salsa veramente pesante con un litro di panna e di tutto sapeva tranne che di pepe verde.
La spesa finale e’ stata di circa 30 Euro a cranio.
Personalmente troppo elevata in proporzione al posto,al servizio,a quello che ci hanno fatto respirare durante la serata e alla qualita’ del cibo che abbiamo mangiato.
Ah,fanno anche la pizza ma non credo che “ciritornero’” per provarla.
Magari siamo stati sfortunati,comunque per me questo posto non si merita piu’ di 2 ganasce,proprio ad essere magnanimi.
Sarei grato se chi e’ stato a mangiare in questo posto potesse dirmi come ci ha mangiato giusto per capire se siamo incappati in una serata no oppure se questo e’ il loro standard.ciao a tutti!
Taverna Gaia – Alica di Peccioli
Scrive Oxf1977:
Salve a tutti! Da qualche anno seguo questo sito, fidandomi ciecamente dei vostri suggerimenti. Quindi mi sembrava il momento giusto di partecipare con una mia piccola recensione.
Un paio di settimane fa un amico ha proposto di andare a cena alla Taverna Gaia in quel di Alica, comune di Peccioli (PI). Credo che fosse quella che un tempo si chiamava Locanda degli Angeli o qualcosa di simile.
Una volta arrivati e parcheggiato (parcheggio ampio) siamo entrati e subito il posto mi ha fatto una buona impressione. Molto rustico, tutto con mattoni a vista, tavoloni in legno massello, caminetto acceso e travi al soffitto. Insomma, il posto che piace a me. Il proprietario ci viene incontro e si presenta come un hippy un po’ maturo, capelli lunghi e linguaggio non molto “fine”. Ci fa accomodare in una saletta molto carina ma dove c’era un freddo terribile. Alcune stufette elettriche erano posizionate al muro e altre a combustibile liquido erano sparse per il locale. Ciò nonostante faceva sempre freddo e alcuni di noi hanno dovuto mangiare con il cappotto addosso.
I tavoli vengono apparecchiati con tovagliette di carta gialla. Dopo poco ci portano i menù. La cucina è basata solo su carne, anche cacciagione.
Io ordino a metà con il mio ragazzo un misto di formaggi con miele e mostarde come antipasto, altri un misto terra e altri dei crostini.
Allora, la tavolozza con i formaggi conteneva un cubetto di parmigiano di 1,5cm di lato, un minuscolo pezzetto di erborinato e una fettina sottilissima di formaggio tipo Camoscio d’oro. Niente miele nè mostarde. Penso che forse le avrebbero portate dopo in ciottolini appositi. Invece porta l’antipasto di terra per due persone, un bel vassoio con salumi vari e crostini. Proviamo quindi a chiedere cosa ne è stato del miele e delle mostarde e ci viene detto che in cucina mancano delle persone causa malattia e chi ha preparato il piatto se n’è dimenticato. Quindi ci riporta via il piatto e torna dopo poco. Hanno aggiunto un filo di miele (tipo quello liquido che si trova nelle bottiglie di plastica del supermercato) e un pezzo di quella che doveva essere mostarda ma che invece era solo della scorza di arancio candito. Il tutto per la modica cifra di 10 euro!!
Dopo gli antipasti qualcuno ha ordinato la polenta con salsiccia e porri che il titolare ci dice essere finiti (i porri) e che non sa con che cosa la cuoca li ha sostituiti. Vanno sulla fiducia. Si viene a sapere poi che al posto dei porri hanno messo della cipolla. Dicono che è mangiabile, senza infamia e senza lode.
Io sono passata direttamente al secondo con una rosticciana alla brace. Porzione giusta ma totalmente insipida. Evidentemente non era stata speziata per nulla prima di metterla sulla brace. Il mio ragazzo prende del maiale al chianti, praticamente arista con un po’ di sugo al vino sopra. Deludente. Gli altri prendono degli arrosticini di capretto che invece apprezzano abbastanza.
Nota positiva, per chi piace, il pane che servono è fatto da loro nel forno a legna… molto “pillo” ovvero mollicoso e pesantino.
Il vino della casa è quasi bevibile, scusate ma sono abituata a bere vino decisamente di qualità superiore, quindi forse è una mia debolezza.
Non abbiamo preso dolci, quindi non posso giudicare.
Il costo totale per 4 antipasti, 3 primi, 4 secondi, acqua e vino (niente caffè) e tanto freddo è stato di 125 euro, quindi (eravamo in 5) di € 25 a testa.
Per la qualità del cibo, per il freddo e per la “ghiozzaggine” (passatemi il termine pisano) del titolare più di 2 ganasce non darei.
Sicuramente NON ciritorno!
Per maggiori info: http://www.tavernagaia.com/
Lucignolo – Uzzano (PT)
Salve a tutti,
per svariate ragioni (delle quali penso ai più non interessi gran che), ho avuto modo di provare più volte un ristorante che da poco meno di un anno ha aperto i battenti in quel di Santa Lucia.
Il posizionamento non è dei più felici, essendo in una zona non particolarmente accattivamente dal punto di vista paesaggistico (per essere generosi). Da fuori, la prima impressione è che si tratti di una scuola elementare: la costruzione è nel classico stile degli edifici scolastici italiani, quindi si rimane un attimo spiazzati. L’interno è arredato piacevolmente in stile minimal, con esposizione di quadri di arte contemporanea di un pittore di cui al momento non ricordo il nome. Apparecchiatura più che decente, con buona cura per posateria e tovaglie. In generale, un ambiente piacevole, forse solo un filo freddino, ma è una considerazione molto personale.
La carta presenta una buona selezione di piatti di terra e di mare. La sensazione è che la cucina sia più vocata per il pesce, e seguendo questa intuizione, sul proprio sul pesce ho puntato l’attenzione.
Alla cena ho partecipato con altri quatro amici, ma non ricordando di preciso cosa hanno ordinato, parlerò solo delle mie scelte.Delle altre volte in cui sono stato in questo locale non dirò perchè non ho pagato, ma mi hanno portato a confermare la votazione finale.
Ho ordinato un antipasto misto di mare, composto da una zuppetta di mare, un carpaccio di pesce spada con ananas e semi di cumino, una mousse di merluzzo, ed una insalatina di polpo. La qualità generale era buona, come menzione particolare per la mousse di merluzzo, veramente notevole, e per il carpaccio: l’abbinamento con l’ananas è davvero indovinato, ed i semi di cumino aggiungono una piacevole sensazione tattile alla morbidezza del pesce.
Per il primo, ho optato per un rischioso croccante di riso al nero di seppia con calamaretti e pesto alla genovese. Nonostante la perplessità iniziale, il piatto si è rivelato molto ben presentato e altrettanto ben cucinato: una piacevolissima sorpresa.
Le porzioni erano ragionevoli, quindi abbiamo deciso di passare al dolce: un tortino al cioccolato con crema inglese, accompagnato con bicchiere di Vendemmia Tardiva Mandrarossa. Prendendo a prestito il commento a caldo di un amico, posso dire che era “pura poesia”. Scherzi a parte, ci è stato portato un fondant au chocolat monoporzione realizzato molto bene, che ci ha permesso di chiudere la cena in maniera più che degna.
Termino con il vino: la cena è stata accompagnata da una bottiglia di Sharis, proposta con ricarico onesto.
Ci hanno fatto la cortesia di fare conti separati: per la mia cena (quanto descritto sopra + un quinto di bottiglia di vino) ho pagato 28 euro. Decisamente onesto, forse addirittura basso rispetto alla qualità complessiva.
Unica nota negativa: il servizio un po’ lento, ma era sabato sera ed il locale era completamente pieno.
Giudizio globale: azzerderei quattro ganasce, il menù contiene diverse proposte niente affatto scontate, e la cura nella presentazione dei piatti non manca.
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Indirizzo: Ristorante Lucignolo, via Amendola 3, Uzzano (PT) – loc. Santa Lucia.
Purtroppo non ho il bigliettino ed ho scoperto che non è sull’elenco telefonico: se a qualcuno dovesse interessare, posso vedere di procurarmi il numero.
Bar Trattoria da Gino E Gina – Santa Luce (Pisa)
Ci scrive kreeno :
Approfittando della bella giornata prenoto da Gino e Gina, bar trattoria in quel di Santa Luce, proprio in mezzo alla piazza, sopra i giardinetti. Locale di campagna, la sala è a fianco del bar, apparecchiata con onestà ed un certo gusto, madia a vista, tovaglia di stoffa e grissini. Questa volta siamo in cinque: due ganascioni impenitenti, rispettive signore tanto gentili nell’aspetto quanto sostanziali nelle pretese quando si mettono a tavola, ed un amico vegan, per rendere la sfida ancora più complessa.
Iniziamo saltando gli antipasti, (che ricordo però con piacere dalla volta precedente classico antipasto tutto-terra, buon livello di quantità e qualità) per ordinare dei primi: arrivano tagliatelle ai porcini per i classicisti e lasagne bianche ai cardoni per i moderni. Le tagliatelle sono veramente buone, hanno tutto quello che si deve chiedere ad un piatto del genere, dalla pasta fresca all’uovo (credo fatta in casa, ma non ci potrei giurare), al condimento quasi perfetto (forse le migliori tagliatelle ai funghi che posso ricordare, se si esclude I Tre Rioni a Campiglia d’Orcia). Le lasagne non le assaggio perché i cardoni mi fanno ribrezzo, ma sono state ugualmente molto apprezzate. Per secondo scegliamo, sempre all’interno di una scelta non vastissima ma più che decente, un filetto di maiale sempre con porcini, oppure del prosciutto arrosto con verdure miste al forno. L’amico non carnivoro chiede solo il misto !
di verdure che arrivano molto ben assortite e in quantità, comprese delle buone patate arrosto (che a mio giudizio contengono il 50% del DNA di un ristorante popolare). Il maiale è più che buono, saporito e morbido, forse un pochino troppo poco cotto, ma rientra nelle scelte legittime della cucina. Come dolce si opta per una classicissima Torta della nonna, appena sfornata, con una crema assolutamente top class per lattosità e dolcezza. L’altro è un dolce alla ricotta che non assaggio, ma mi riferiscono ugualmente degno. Tutto il pranzo è accompagnato da un discretissimo Rosso di Toscana delle Colline Pisane, cantina di Crespina, che personalmente ho trovato squisito (qui però non sono attendibile, per me il vino è sempre squisito, sorry). Caffè, Monenegro e 23€ a testa.
Tra le trattorie è sicuramente da 4 ganasce, ma confrontando la scala delle votazioni assoluta, sarebbe una sparata troppo alta. Propongo 3 e mezzo con menzione speciale per gli amanti del genere. Si astengano dalla visita gli sperimentatori, i kreativi, quelli che amano le ricercatezze e le cucine molecolari. Si preparino invece i buzziconi come il sottoscritto, che non rimarranno delusi.

Bar Trattoria da Gino E Gina
Piazza Rimembranza, 11 – 56040 – Santa Luce (Pisa)
Tel: +39 050 685820
Cagliostro – Pisa
Il Duca di Cagliostro era un alchimista. Ma anche un massone e un taumaturgo. Se oggi un ristorante volesse prenderne in prestito il nome, incarnarne lo spirito, dovrebbe senz’altro essere ambiguo, con spazi inattesi e altezze spropositate. L’antro di un mago. Ricco di quella che si dice “atmosfera”.
Cagliostro è nato proprio così. E così si sforza di rimanere – nonostante le macchie, le grinze e un po’ di polvere… Sicuramente l’allure dei primi tempi è diminuita. Anche se questo, parlando strettamente di cibo, spesso è un bene.
Dentro l’enorme atrio, luce soffusa e camerieri gentili. In sala, tracce di mondanità sparse qua e là. Una volta seduti al tavolo, più che il menù colpisce la bella lista dei vini, che elenca con dovizia molti cru d’Italia, anche in sovrapposizioni verticali di annate. C’è una sala fumatori ben ventilata. E qualche scrostatura di troppo alle pareti.
La selezione dei piatti in carta è ben calibrata. Dopo attenta valutazione, sarà paté di cappone con mousse di sedano rapa; lasagnetta con ragù di cinghiale e salsa alla polenta e olive nere; petto d’anatra all’arancia. Caffè.
Il paté, in forma trapezoidale, ha un buon sapore di cappone bollito ed è reso compatto dalla presenza mitigatrice delle patate. Logica vorrebbe che la mousse di sedano rapa (acquosa e poco “mousse” – piuttosto “pappetta”) fosse un valido contrappunto gustativo. Niet! L’abbinamento risponde al corollario che vuole delicatezza sommata a delicatezza uguale scipitaggine. Solo un buon olio extravergine, disposto come un collier attorno al piatto, ingolosisce i vari bocconi.
La lasagnetta è il piatto più controverso: una sfoglia di pasta all’uovo richiusa a fagotto e – almeno al termine della sua lavorazione – passata sotto la salamandra incandescente. Risultato: un sopra croccante e biscottato e un sotto molle e impregnato di ragù. Che poi fuoriesce abbondante dal ventre molle della lasagna stessa, non appena la si attacca. Attorno una scia di polentina bianca, punteggiata da briciole scure di oliva, come fosse una salsa. Un piatto “pasticciato”, un amarcord di pranzi domenicali passati. Tutto sommato buono. Ma di una bontà opinabile perché troppo soggettiva.
Il petto d’anatra è cotto con tempi e modi corretti. Salsato quanto basta (potrebbe esserlo meno, ma è giusto una questione di stile). L’arancia gioca con la carne proprio come faceva nella ricetta classica, ma con piglio moderno. Pur non essendo nient’altro che un buon petto con una buona salsa di fondo e arancia, il piatto funziona a meraviglia.
Conclusioni. Cagliostro resta in bilico tra una Pisa da bere, anni ’90, nella quale certamente svettava come punta di diamante – e nella quale indugia ancora – e un locale più attuale, con cucina svincolata da goffaggini (il pepe macinato come decorazione su ognuno dei tre piatti, ad esempio) e nuovo slancio creativo. Specialmente se creatività non è sinonimo di stranezza.
Però ci si sta bene, tranquilli. Facile dimenticare l’orologio. Si è ben consigliati sul vino – con opzioni per tutti i portafogli. Si è serviti con attenzione. Si mangiano preparazioni appetitose. E si paga l’onesto: circa 30€ per una cena completa, dolce escluso. Vino conteggiato a parte. Tre ganasce e mezzo.

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