Costi della ristorazione e discussioni simili
Questo post serve da aggancio per gli argomenti specificati nel titolo.
Sagra del Cinghiale “Caccia e Ambiente” a Castellina Marittima
Buon appetito a tutti.
Spesso mi trovo a vagare in giro alla ricerca di sagre ed eventi vari dove poter mangiare del cinghiale, nelle sue varie forme, e sabato sera sono andato alla sagra del cinghiale omonima di Castellina Marittima, vicino a Chianni, sita in un circolo di proprietà della pubblica assistenza, se non erro. La sagra di norma si svolge la penultima settimana di maggio (per intenderci, all’incirca dal 20 in poi).
L’ambiente è quello classico simpaticamente “rurale”, con tanto di orchestra per il liscio, gestito da classici signori e signore che, seppur passati gli anta, sono ben lieti di darsi da fare per raccogliere fondi, magari per una buona causa.
Il menù comprendeva primi e secondi di caccia, cucinati nei metodi più canonici, e un caratteristico cacciucco di daino, di cui ho sentito parlare bene, ma che non ho provato. Abbiamo optato tutti e 5 per il menù da 15€, che comprendeva un primo di tagliatelle al cinghiale, il conghiale in salmì, daino e patate fritte. con il coperto e 4 bottiglie di vino, abbiamo speso un pochino meno di 19€ a testa.
Partiamo dal primo: le tagliatelle al cinghiale erano discretamente buone, il cinghiale morbido e le tagliatelle erano qulle belle ruvide, che tradivano di essere state fatte in casa o comunque in un pastificio. Il secondo di cinghiale in salmì era pieno di salsa, ma era leggermente grasso, anche se saporito. Devo invece passare a segnalare le due note negative: il daino e le patate. Il daino è stato servito come piatto freddo (che io non amo) tagliato a fettine, in numero di 2, ed era privo di qualsiasi parvenza di sapore. Le patate invece erano quelle classiche fritte surgelate. Il vino era discretamente buono, un rosso di Montescudaio che andava giù bene, imbottigliato con le etichette americane, pronto per essere venduto in nord carolina, mi sembra di ricordare da quanto scritto. Il pasto comunque, nel totale era abbondante, ma sinceramente non è stato il miglior cinghiale che abbia mai mangiato.
In totale, mi sento di dare due ganasce e mezzo al cibo, ed altrettante ai prezzi. Tuttavia, bisogna considerare che si tratta di un opera a fin di bene, quindi, il fine giustifica i mezzi.

Ristorante Pizzeria “La Pineta” – Marina di Pisa
RISTORANTE PIZZERIA LA PINETA
VIA IVIZZA 83 (PRESSO CAMPO SPORTIVO)
MARINA DI PISA
TEL: 050-35661
Ieri sera siamo stati a cena presso questo ristorante.
Facilissimo raggiungerlo,venedo da Pisa arrivati in fondo al viale d’Annunzio,dopo il curvone girate alla terza traversa sulla sx e proseguite sempre dritto,dopo 500mt ve lo trovate davanti.Si trova all’entrata del campo sportivo di Marina.
Il posto di per sè non è niente di particolare,comunque accogliente ma siamo sul mediocrino andante però io personalmente mangio sempre con la bocca e non con gli occhi.
Ci accomodiamo e subito noto alcuni particolari che fanno sempre piacere, l’apparecchiatura consta di due forchette e due coltelli di cui uno per il pesce nonchè della salviettina al limone puliscimani.
Il venerdi’ (il giorno in cui ci sono andato io) in questo posto fanno la “festa del pesce” che consiste in un menù fisso cosi composto:
PRIMI
Bittico di mare composto da
- ravioli ripieni di cernia “OTTIMI”,freschissimi,cotti alla perfezione e con una salsina bianca che ne esalta il sapore.
- Risotto di mare bianco veramente buono, composto da molti muscoli e molti calamaretti,riso al dente perfettamente mantecato e pesce veramente buono.
Porzioni abbondanti.
Mio personale consiglio è di mangiare prima il risotto e poi i ravioli poiche’ il risotto è il piu’ delicato delle due portate.
SECONDO
Fritto misto di Totani,Gamberetti e Paranza.
Ottimi i totani e la paranza,ben dorato,croccante ed asciutto il fritto,i gamberetti non moltissimi ma purtroppo è difficile trovare oggigiorno un fritto misto con tanti gamberi.Io personalmente poi li adoro già sgusciati perchè non mi piace aprirli con le mani.
Ottima la paranza composta da vari pescetti.
CONTORNO
classiche patate fritte surgelate senza infamia e senza lode.
1 lt. Acqua gassata
1 lt. Vinlo bianco della casa fermo,direi buono.
2 Caffè Lavazza.
Totale: Euro 16,00 a testa.
Rispetto alla segnalazione su questo sito sono aumentati di 1 euro
P.S.: Il martedi fanno una serata sempre a menù fisso cosi’ composta: ZUPPA DI MARE CALDO + CACCIUCCO + ACQUA + VINO + CAFFE’ sempre a 16 Euro.
Servizio veloce e discreto.
Che dire, secondo me il posto val bene una prova sperando che nascano sempre piu’ posti come questo
e che prosperino sempre di piu’ poichè questa e la RI-conferma che si può mangiare bene spendendo una cifra ONESTA.
Io CIRITORNO di sicuro,
Ah! prenotate bimbi perchè sennò il posto un lo trovate.
Voto:
3 GANASCE ABBONDANTI

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Sun Moon Tanduri (Kebab e cucina indiana)
Stimolato dalla recensione del Kebab Mister Aldo, segnalo un posto secondo me ancora migliore (e meno genere “catena di fast-food”), il Sun Moon Tanduri in piazza delle Vettovaglie n.17 (vicinissimo quindi al Mister Aldo, e situato tra la Vineria di Piazza e il negozio equo e solidale Chicco di Senape).
Come si intuisce dal nome del locale il posto è gestito da indiani, quindi servono anche specialità come pollo tanduri, pollo o manzo al curry e riso basmati e i tipici fritti indiani (frittelle di lenticchie, crocchette ripiene di patate, verdure, carne o pesce), molto gustosi. Ma la specialità più richiesta resta il kebab (il migliore di Pisa a mio parere), qui servito con il tipico pane indiano (Nan), che viene preparato e cotto al momento nello speciale forno tanduri, risultando molto fragrante e leggero. Il kebab, di solo manzo, è ben cotto e morbido ed è molto abbondante, condito (a scelta) con pomodori, lattuga, cipolle, salsa yogurt e harissa piccante. Da bere, birra alla spina o in bottiglia (anche di marca indiana), bibite, vino indiano (discreto).
Il locale è pulito ma piccolissimo e per tre quarti occupato dalla cucina a vista (c’è solo un tavolino con tre sedie): trattandosi di cibo di strada (anche da asporto) non è un grosso problema, ma qualche tavolino fuori sarebbe gradito.
I prezzi: variano da 1,10 euro per le crocchette, passando per i 3 euro del panino kebab (2,80 per studenti) ad un massimo di 8 per un piatto completo. Per esperienza, un pranzo abbondante composto da un piatto di 3 crocchette miste più kebab e nan e birra media costano meno di 12 euro.
Il locale è aperto tutti i giorni, tranne la domenica a pranzo, fino alle 24.
Per la qualità e la freschezza del cibo (e la timida gentilezza del personale) si merita un tre ganasce e mezzo.

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Ristorante Lunasia – Green Park Hotel, Calambrone (PI)
In uno scenario più simile a Beirut che non al litorale pisano, tra scheletri di ex-colonie estive e marciapiedi divelti dalle radici dei pini, si stende l’ampia superficie del Green Park Hotel. Dentro, il ristorante Lunasia.
L’accoglienza è cortese, la sala silenziosa, il giardino – che si apre oltre le pareti di vetro – fa da scenografia naturale. L’apparecchiatura è moderna e tetragonale, con un sottopiatto argentato forse un po’ discutibile quanto a sobrietà. In compenso i pani sono fragranti e serviti a passaggio, l’acqua è sempre in fresco e le bollicine non si fanno aspettare – così, giusto come benvenuto.
Il consiglio – accettato prontamente – è di affidarsi al Menù Degustazione. Preceduto da una serie di ammuse bouche che qui chiamano Pica Pica: provetta con succo di pomplemo e aria di salvia per pulire la bocca, poi ostrica fritta, una nuvoletta di baccalà in pastella croccantissima, un nano-sandwich al salmone (banaletto ma buono…), schiuma di acqua di pomodoro da bere (gulp) come uno shottino, cucchiaio con cremosissimo gelato al foie gras. Sfizi in certi casi déjà vu, realizzati e presentati con gusto ludico.
Anche l’antipasto ha qualcosa di scenografico: un grande piatto sormontato da un calice rovesciato. Dentro, un cubo di salmone freschissimo e crudo, adagiato su di un’insalata di germogli di crescione ed una gelatina all’aceto. Si alza il calice e… ecco l’affumicatura: sigaro toscano. Soffiato dentro all’ultimo momento, prima di servire in tavola, e quindi imprigionato dal vetro del bicchiere. Il risultato è un sapore grasso e marino, come quello del salmone, equilibrato dall’aroma terrigno ed acre del sigaro. Un gioco che non piacerà ai non fumatori.
Il primo piatto è il Cacciucco. Naturalmente preso, smontato e rimontato – una specie di mania, da queste parti! Una crema liquida e tiepida di pesce dal sapore forte, sapida al punto giusto. Dentro, in armoniosa configurazione, dei fagottini di pasta sottilissima ripieni di tentacoli di polpo – quasi un controcanto alla crema. Quindi una montagnola i cui strati sono un filetto di triglia, delle vongole, delle cozze (sgusciate) e del polpo dalla tenerezza commovente. Una sorta di “Cacciucco Sbagliato”, più leggero e aristocratico di quello della tradizione. Davvero buono.
Il secondo è più semplice – ma probabilmente il migliore in quanto ad esecuzione: ombrina cotta nella terracotta con verdure al forno. Tutto molto pulito, con i sapori calibrati, neanche una traccia di unto nel piatto. Le polpe succose, le verdure quasi dolci, aromi di erbe fresche in sottofondo. Una portata da mangiare per pura gola: l’idea di Mediterraneo che vorremmo avere sempre con noi.
Dessert – altra destrutturazione: Irish Coffee (ma perché poi l’Irish Coffee? non era meglio il “Ponche”?). Ovvero: un tortino caldo al caffè dal cuore fondente, un gelato alla panna, una mezzaluna di caramello e una spruzzata di wiskey irlandese – come fosse Chanel n° 5. Il risultato è quasi schizofrenico, una girandola di estremi, dall’amaro (caffe e caramello scurissimo) al dolce (del gelato). Tutto avvolto nella potenza alcolica del distillato “spraizzato”. Peccato che fuori sia quasi estate e a due passi ci sia il mare con i primi tedeschi a fare il bagno…
Finale con piccola pasticceria divertissement: cucchiaio con gelato al cioccolato fondente, sale grosso e olio d’oliva; cialde e biscotti; bicchierini alle fragole liquide; golosità e amenità varie.
I vini serviti in abbinamento – opzione del menù degustazione – sono interessanti ma non eccelsi. Eppure la carta è più che valida, per chi volesse togliersi lo sfizio. C’è da dire che con una cucina così eclettica, è difficile trovare etichette adatte.
In conclusione, il ristorante è candidabile per le Stelle francesi, ha cucina e servizio di livello, ambiente ovattato e capacità di affascinare. Purtroppo la mano del cuoco dà l’impressione di essere ancora un po’ troppo “scolastica” (parlando ovviamente di eccellenza), attenta a fare bene le cose, senza sbavature, elucubrando e teorizzando, ma perdendo di vista di tanto in tanto l’essenza della gastronomia: il gusto. Quando poi accade che un piatto funzioni – come per l’ombrina e il Cacciucco – le papille si riempiono di gioia e la cena vale tutti i soldi che costa. Quanti? 65€ per persona, vini inclusi. Pochi, considerata la complessità del menù e la quantità di personale impiegata. Quattro Ganasce.

Enoteca Tognoni – Bolgheri (LI)
Cosa c’è di meglio, dopo una bella gita tra vigne e cantine, di un pranzo in Trattoria? L’Enoteca Tognoni di Bolgheri prova a rispondere a questa domanda con entusiasmo e furbizia: sta nel centro del minuscolo borgo – ormai meta del pellegrinaggio di migliaia di appassionati – e apre la propria grande porta senza distinzione alcuna a turisti, curiosi ed affamati.
Nel grande ambiente unico, i tavoli sono semplici, l’apparecchiatura spartana (salvo che per i calici da vino…) e il servizio molto (molto) informale. Ci si siede ben disposti al pranzo, divertiti dal brusio allegro e dalla gentilezza, in un’atmosfera da bric-à-brac del vino: scatole di legno e cartone appoggiate ovunque, pareti tappezzate di bottiglie locali e non (è pur sempre un’enoteca!) e le classiche memorabilia di bevute passate (soprattutto tanti Sassicaia vuoti e messi in riga come soldatini).
Il menù è abbastanza ampio, con proposte semplici e oneste. Scelgo gli antipasti misti perché perfettamente in linea con l’ambiente: prosciutto crudo, salami e salamelle, porchetta, lardo – tutto piuttosto abbondante e salato; verdure sott’olio – tra cui ottimi pomodori secchi, carciofini, peperoni e cipolle; formaggio con peperoncino, formaggio stagionato nelle vinacce, pecorino fresco; crostini di pane casereccio con patè di olive, con pomodoro, con fegatini. Una scorpacciata di prodotti sfiziosi, veraci. Accompagnati da un calice del vino base del Castello di Bolgheri (omonimo), le cui cantine sono praticamente nella porta a fianco dell’enoteca.
Proseguo con pappardelle al ragù di cinghiale. Condite senza lesinare sulla salsa. Sono larghe e masticabili – come tradizione vuole – e dal sapore marcatamente “animale”. Ottime con il Varvarà (vino di punta del Castello di Bolgheri), alcolico e un po’ surmaturo. Unico neo del piatto: il pepe in grani che, praticamente ad ogni boccone, finisce tra i denti, deflagrando così in bocca.
Finale dolce con un flan di cioccolata servito con gelato alla vaniglia e appoggiato sul classico “specchio” di crema pasticcera. Come dire, tanti sforzi per restare autentici, fedeli alla linea (antipasto toscano, pappardelle, “vinoni” rossi) e poi ecco l’inciampo: un dolcino grasso e cremoso – per non saper essere fragrante e profumato. Défaillance trascurabile tutto sommato. Caffè “fur dimenticar”.
In conclusione, un buon posto dove fare merende ricche o pranzi in relax – lo sconsiglierei per la cena -, bevendo vini bolgheresi, ma anche toscani e italiani in genere (sprecato sarebbe aprire uno Champagne qui, ma de gustibus…). Cucina che giustamente non si lancia in voli pindarici. E un’ottima capacità di dissimulare la vera natura del luogo: una agguerrita macchina da turisti. Spesa (eccessiva, proprio per colpa di quest’ultimo fattore) di 32€, vini al calice inclusi. Tre ganasce.

Kebab Mister Aldo – Pisa
Scrive Pippo
Buon appetito a tutti.
Nonostante i nasi storti degli scettici -lo ero anche io- , voglio avventurarmi nella recensione di un locale che vende Kebab (ho appurato che in europa si può dire, invece che Kebap), sito a Pisa, in piazza Garibaldi (per i non pisani: davanti al ponte di mezzo dopo Corso Italia, all’inizio di Borgo Stretto), all’angolo in fondo a sinistra – pardon, non so il civico-.
Il posto, molto pulito, si chiama Mister Aldo, che da quanto mi risulta è un franchising di kebab house cosiddette. Si può fare takeaway oppure mangiare sul loco (se c’è posto).
Il locale non è grande, anzi, ma è formato da un piccolo “corridoio” con mattonelle bianche dove sono presenti 5 o 6 tavolini con un paio di sgabelli ciascuno e un frigorifero, e davanti c’è il bancone vero e proprio con la caratteristica carne che ruota.
Si possono scegliere una discreta quantità di panini e piatti con vari tipi di carne (tacchino, manzo e pollo), oltre alle insalate e contorni.
I panini possono essere fatti con 2 tipi di pane, la caratteristica piadina (4,5€) oppure il panino tondo (3,5€), molto più europeo e soprattutto semplice da mangiare; questo tipo di panino è chiamato mini, ma di mini ha solo il nome. Si può scelgliere tra una varietà di ingredienti da poter aggiungere, fra cui cito: crauti (quelli veri verdi), cipolle, insalata, pomodori, salsa allo yoghurt, salsa di soia, salsa piccante, salsa piccantissima (che amo)…
Anche se sono un purista della carne affermato, in una occasione mi sono ritrovato a scegliere il menù vegetariano con Felafel e insalata, che mi ha stupito particolamente. I felafel sono delle polpette fritte, molto buone, di cui linko la ricetta, per facilitarmi il compito della descrizione http://www.giallozafferano.it/ricetta/Felafel-Falafel
Si può scegliere volendo uno dei vari menù, anche vegetariano, che di norma comprendono un panino, una bibita (birra, cola, tè, ecc…) e un contorno di patatine fritte, per una spesa tra i 9 e gli 11€, mi sembra di ricordare. L’insalata felafel conta 9 mi sembra, ma ci si mangia anche in 2. I panini, come ho scritto prima, costano 3,5 oppure 4,5€ a seconda del tipo di pane. Mi sento di ripetere che la piadina richiede un po’ di esperienza ad essere mangiata, e aiuta molto farlo seduti. Devo dire che i menù in linea di massima saziano molto, come i panini.
Diciamo che di tutti i luoghi dove ho mangiato kebab, questo è di gran lunga il migliore, senza alcuna ombra di dubbio, anche se forse è leggermente più caro degli altri, ma con una differenza sempre entro 50 centesimi.
I puristi come me apprezzeranno il fatto che non viene chiesto se mettere le patatine nello stesso…
Giungiamo alle note negative: sono principalmente un paio: le patatine sono, purtroppo, le classiche prefritte e il locale è piccolo, anche se ben curato. Per chi non l’ha mai visto fare è curioso il gesto con cui si “pialla” la carne.
Di solito servono il gestore, un signore un po’ scuro di pelle, gentilissimo e dalle dosi abbondanti, con il caratteristico cappellino del Bayern Monaco, ed una ragazza, che invece è smorta e ha il braccino corto…
Per un pasto appagante quindi non si spende mai una cifra superiore agli 11/12, e per un panino non più di 4,5 (il prezzo di un pezzo di spugna spacciato per panino nei bar vicino al Duomo).
In conclusione: da provare.
I voti
cibo: 3+ ganasce
prezzi 3- ganasce
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