33 pensieri su “Costi della ristorazione e discussioni simili

  1. Posso? Vorrei dire la mia e fare qualche considerazione personalissima dopo aver letto il post di Pagus ed il risPost di Emilio.
    Premetto che non ho mai scritto su Aphrodite e me ne guardo bene dal farlo, anche perchè conosco da troppo tempo Emilio e cadrei facilmente nella sviolinata. Ancor meno parlerò del Lunasia posto che non ho mai avuto il piacere di visitare (ma che mi risevo di farlo prestissimo). Volevo giusto far riflettere Pagus su alcune.Il Ristorante Lunasia rientra nell ambito di in una struttura ricettiva (Green Park Resort ) ed ai fini amministartivi è da considerare una sorta di ‘ramo d azienda’. La proprietà della struttura è una solida S.p.A. che gestisce il ramo ‘ristorante’ principalmente per dare un servizio agli ospiti interni oltre che ad aprire le porte ai clienti esterni. Gran parte dell’incidenza dei costi generali sono già allocati nella struttura principale e quindi è un po come se non pagassero luce acqua gas affitto, tassa rifiuti ecc. Alla luce di tutto questo si può dedurre che il rapporto qualità prezzo (visto che certi costi sono sensibilmente ridotti) raggiunge l’eccellenza. Sapevi (per citarne un altro) che il Jolly hotel Cavalieri faceva (fa ancora? ) un menù fisso a pranzo sui 13 euro? Dico il Cavalieri, non il barrino sulla Via Aurelia all interno di area di servizio. Il criterio è lo stesso.
    Ben diversa è la musica per Emilio che da quei 50 euro ci deve fare uscire tutti i costi, ed alla fine dovrà pur guadagnare.
    Restando in tema di carne (per esempio), è anche vero che con 25 da Benito mangi un ottima e succulenta bistecca ma … sei nel Padule di Orentano in un locale arredato con il vecchio caro perlinato ed è facile imbattersi in ‘vivaci’ comitive di baldi giovani che festeggiano l’addio al celibato o la vittoria del torneo amatori di Bientina; mangi affettati e cipolle rosse sott’aceto e bevi dal fiasco. Dunque dipende dal tipo di aspettative che si ha quando si va in un ristorante e dall occasione che ti porta ad andare a cena. Aprhodite di presta egregiamente per certe situazioni il Lunasia per altre e Benito per altre ancora.
    Meditate gente Meditate!

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  2. Dr.unk buongiorno,
    mi trovi in parte d’accordo con quello che scrivi ma, penso che i 50 euro del Lunasia includano i costi della struttura in quanto la solida spa la avrà ramificato sicuramente scindendo quindi i centri di costo.Sai comunque che un menù come quello ben narrato dall’onnivoro, come lui stesso dice, è molto scenografico e l’ incidenza della materia prima sul prezzo finale è abbastanza ridotta.Ciò che invece concorre e incide sul loro prezzo, nel loro caso è il costo delle risorse umane.Per poter garantire un buon servizio e una preparazione così meticolosa e attenta nei particolari dei singoli piatti occorre una buona brigata di cucina che ti posso assicurare COSTA. Il rischio è che non tutti come onnivoro riuscirebbero a percepire l’impegno,nonostante la mano timida,di chi ha veramente studiato qualcosa per farti provare un emozione.Simone uscirebbe da li scontento perchè per le quattro cose messe in croce che gli hanno servito ha pagato 50 euro, pagus ne rimane estasiato perchè lo chef è stato capace di fargli fare un bel viaggio gastronomico.
    Aspettative e pretese,è difficile quando si sta su un buon livello accontentare quelle di tutti.Serenamente puoi capire, adesso, il perchè di alcune mie scelte oltre al motivo per cui seguo con accanimento questo sito.Ciritorno mi serve per monitorare le tendenze locali del mangiare fuori casa.Grazie Ganascia.In questo modo ho scelto di staccarmi dalle offerte classiche del territorio rendendo principe del ristorante la materia prima (che tende all’ eccellenza).Sicuramente non sono tantissimi quelli che lo possono percepire,ma chi lo fa, ciritorna anche spendendo 50 euro per un primo e una bistecca.La materia prima ottima non ha spesso bisogno di essere violentata ne dalle fiamme e meno ancora dai coltelli per dare il meglio di se stessa dal punto di vista gustativo oltre che nutrizionale.Io non sono una forte spa che si può permettere di “spendere” oltre il sindacale per le risorse umane, per mantenere quindi una certa costanza nell’ offerta quindi ho fatto questa scelta.
    In poche parole se la sceffa una sera ha il raffreddore e non può venire al lavoro, lo sceffino per una sera , con un pò di sacrificio in più può fare uscire tutti i piatti senza che si percepisca troppo la differenza della mano.Abbattuti quindi i costi del personale e il prezzo di vendita.Solo però chi sta dietro le quinte può capire veramente e ahimè mi prendessi un pò meno sul serio…..
    (mediterei di meno).
    P.S.
    Pagus m’è arrivato il kobe, se lo voi sentì preparati il centino (a porzione) sennò c’e sempre Benito a Orentano che con 25 ti fa la succulenta bistecca (assaggiata… discreta tra l’altro).
    Saluti Dr.
    Saluti ciritornini.

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  3. Sulla formazione del prezzo finale di un ristorante, concordo con Doctrunk – e in buona parte con Emilio: la cifra che un cliente paga è il risultato di fattori vari e non omogenei. Incide sicuramente la materia prima, ma anche il personale, le attrezzature della cucina, la cantina (che spesso immobilizza capitali significativi), l’affitto o il mutuo, il marketing ecc… e c’è, ovviamente, l’economia di scala: una catena di ristoranti, nella ripartizione dei costi, ha una logica differente rispetto ad un ristorante padronale.

    Detto ciò, il Lunasia risponde perfettamente a quanto diceva Doctrunk: esiste per dare un servizio in più (come la Spa o i campi da Tennis) alla clientela di un hotel. E così facendo, naturalmente, ne aumenta visibilità e collocazione sul mercato. Non dico che sia una rimessa, dico che quel livello, a quel prezzo, altrove sarebbe ben difficile da mantenersi. E che in questo caso è anche il frutto di una filosofia precisa della proprietà, applicata coerentemente nei suoi altri hotel.

    Finisco dicendo che forse questa discussione meriterebbe un post autonomo.

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  4. Emilio mi ha anticipato di pochissimo nel postare la propria posizione. E quindi rettifico: concordo completamente anche con lui sulla “logica” dei prezzi.

    Ribadisco l’utilità di una bel post aperto su questo tema.

    Saluti

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  5. Per quanto mi riguarda, continuo a meravigliarmi dei toni che si stanno usando ultimamente: non è con i puntini (e due virgole, di rinforzo al concetto, presumo?) né con finali in TUTTO MAIUSCOLO che si depotenziano frasi offensive tipo “così la smetterai di rompere i c…..”. “Rompere i coglioni” è un’affermazione fuori luogo in certi contesti, e mi disturba. Tanto più se detto in tono quasi minaccioso da chi, come emilio, non dimentica mai di inserire q.b. di self-marketing nei suoi interventi (e sia chiaro che non mi riferisco al minimo sindacale di ortografia che richiederei di norma in contesti interazionali adulti).

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  6. Che bel putiferio ho scatenato….
    Mi preme quindi fare alcune considerazioni.

    1) Concordo sulla necessità di un post autonomo (Sommo Ganascia, si può provvedere?)

    2) Emilio …”..romper i c…” mi sembra una frase fuori luogo e maleducata. Non intendo darti spago, ma solo farti presente di “stare nel tuo” e mantenere toni sereni e pacati. Non ti preoccupare i “suddetti zibidei” non te li rompo proprio più (tradotto, il mio bancomat non lo strisci più!). Sei tanto attento a farti della auto-pubblicità, e poi mi caschi su una frase minaccioso-offensiva?!

    3) La cucina di alcuni locali (emilio è tra questi) non è assolutamente paragonabile a quella di altri (il Lunasia ed altri) a mio modesto parere, sia come qualità delle materie prime, che come varietà, composizione, presentazione, ricerca, professionalità del servizio, qualità/ampiezza carta vini…etc….Ho gia scritto a suo tempo su Aphrodite , e non voglio ripetermi.

    4) Qualcuno fa notare la differenza di struttura tra Lunasia (fa parte di un gruppo/spa/Resort) e Locali come Aphrodite…E allora?!?! Mica sono bischero ! A me l’unica cosa che interessa E’ QUANTO SPENDO IO…ovvero il conto finale che devo pagare. (…senza contare che i costi di una struttura come il Luna sono infinitamente più alti…)

    5) Non mi sembra logico (e la reputo una balla bella e buona), tirare fuori “i prezzi delle materie prime…l’aumento di costi….l’euro….” e altre bischerate di questo tipo….la trovo una insopportabile giustificazione dei ristoratori, che praticano dei prezzi assurdi! Ragazzi, ma scherziamo!?!?!? spendere 70 euro in alcuni posti è un “soffio”…

    Saluti a tutti
    (anche a emilio)

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  7. Sottoscrivo in pieno. Mi è dispiaciuto molto il tono usato da emilio. Sarebbe giustificato solo se conoscesse Doctrunk nella vita reale, e molto bene. Se così fosse, nessun problema. In caso contrario, capisco che sia difficile condurre un’attività di ristorazione di questi tempi, ma non è una giustificazione.

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  8. Che bello sarebbe un forum dedicato a questo argomento ma … lo vedrei molto fine a se stesso per svariati motivi. Intanto il sarebbe una sorta di uno contro tutti. Emilio è l unico ristoratore a viso scoperto che scrive e che replica. Talvolta con qualche caduta di stile ma diamogli atto che è partecipe. Gli altri, più o meno (s)mascherati latitano. Dunque non so fino a che punto sarebbe politicamente corretto proseguire su questa strada.
    Noto poi la poca predisposizione ad accettare certe considerazioni obiettive. I costi di gestione di una qualsiasi azienda sono lievitati, i ricarichi idem e spesso con chiari intenti speculativi, e gli stipendi no! E’ sacrosanto dunque pretendere di spendere in maniera oculata i propri soldini quando si va a pranzo/cena fuori ma ripeto ogniuno vive le sue scelte in base ai propri criteri. Ribadisco il concetto che se guardi solo al ‘quanto spendo io’ vai avanti così la strada imboccata è quella giusta. Concordo meno con la valutazione di Pagus sui costi di gestione. Non lasciarti ingannare dal mio acronimo che una volta abbreviato sa tanto di ubriaco :-)). Ho lavorato per anni per multinazionali operanti del settore ricettivo-turistico e della gestione di uomini,costi e ricavi un po me ne intendo. Attualmente sono socio di una bella realtà commerciale, che funziona benissimo e occupa nove persone. Ora seguimi per favore. Ti sei mai chiesto perchè in un noto supermercato di Ghezzano un chilo di pasta YZYZ costa 100 e nella botteghina sotto casa (ammesso che sia ancora in esercizio) costa 125 la stessa identica confezione? Eppure i costi generali di quel supermercato sono più alti fino all’ennesima potenza rispetto a quello del piccolo alimentarista. Non mi permetto di dare lezioni di economia aziendale a nessuno ma questi sono esempi concreti no?
    Andiamo avanti ciritornini vi prometto che la prossima volta vi servo una bella recensione fresca di giornata e che non parlerò più di partita doppia e ragioneria.

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  9. Ogni tanto faccio capolino dal buon Emilio…ma ultimamente trovo (e molti amici sono concordi con me) che il livello dei prezzi si sia un pò impennato….Trovo Aphrodite un bel locale (forse troppo BUIO) piacevole e mai stracolmo (sarà indice di qualcosa…?!?!), ma il rapporto “qualità prezzo” non è proprio il suo forte.
    Non me ne voglia Emilio….ma se volesse (a mio modesto parere) con pochi “tocchi” potrebbe essere tra i “meglio” di pisa.
    (Comunque si mangia sempre in modo gradevole)
    Kreeno, Pagus qui ho riportato pari pari quel che è stato scritto scorso 18 giugno riguardo a Aphrodite.Quanto al punto 2 mi dispiace esser caduto nel volgare e chiedo scusa ma dopo aver dato una risposta a questo post pensavo che pagus avesse metabolizzato la strisciata della carta.Così non è stato e ieri, Pagus, c’è voluto “ciritornare” sopra.Per me sarebbe finita li e se non fosse stato per la citazione non mi sarei fatto ,come dici, auto pubblicità.
    Non ho capito bene cosa vuoi dire al punto 3.
    Sul punto 5, se hai voglia di divertirti con i numeri,ti posso far vedere come può incidere un modo di far la spesa rispetto a un altro.Ti porto solo un esempio per farti capire: un uovo normale costa 10 15 centesimi,un uovo di Parisi costa 1 euro. Io uso solo uova di Parisi, circa 100 a settimana.Queste non sono scuse, son numeri.
    Basta….
    Alla fine per divertirsi ce n’è per tutti i gusti,Pagus
    io proporrei la tregua e quando avrai voglia di presentarti ti farò vedere come da aphrodite si può passare una bella serata al tavolo spendendo non più di 40 euro dall’ antipasto al dolce.

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  10. Continuo a dire che un forum a se stante su questo argomento sarebbe utile: equivarrà anche ad aprire il vaso di Pandora, ma almeno evitiamo che chi cerca qui commenti e opinioni sul Lunasia (titolo della pagina), alla fine legga solo considerazioni sui prezzi dei ristoranti o botta-risposta tra veterani del sito.

    Tra l’altro l’argomento potrebbe anche essere trasformato dal “fare i conti in tasca ai ristoratori” (sia a quegli onesti, che a quelli furbetti, che a quelli fortunati…), al famigerato “rapporto qualità/prezzo”.

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  11. Ringrazio per gli esempi, Per rendere l’idea se conosco il mercato (o i mercati) ed i costi di gestione, sarà bene far presente per quasi dieci anni ho lavorato per una delle piu’ grosse realtà mondiali nella consulenza societaria. Ho “mangiato” e “prodotto” bilanci e budget delle più svariate realtà ed appartenenti ai più svariati settori, che spaziavano dalle società quotate (anche con gruppi di ristorazione) al negozio dell’ortolano…quindi non voglio aprire una discussione del tipo “quale è il Break-even del Lunasia? e quello di Aphrodite?” perchè mi sembra inutile e sterile (e perchè rischierei di scrivere un trattato di economia) .
    A parte questo, il discorso che tentavo di fare (sfruttando l’ottima recensione sul Lunaria e beccando Emilio che so che legge tutto….) era incentrato sul discorso qualità-cucina-prezzi e sulla reazione che IO CONSUMATORE posso adottare.
    1) Il gestore stabilisce il prezzo, IO CONSUMATORE scelgo se comprare o meno. Ebbene, a mio modesto parere (e ripeto MODESTO, e senza rompere….a nessuno) ci sono locali che meritano l’acquisto, ed altri no. Il blog è libero, e lo scrivo. (Che poi arrivi il maleducato di turno, è un altro conto….)
    2) Sempre in rapporto alla qualità di quel che mangio, trovo semplicemente irritante andare in un locale e spendere tra il 5% ed il 10% di uno stipendio (medio, e considero medio un netto di circa 1.100 euri). E ribadisco che lo trovo irritante, e non ingiusto (il mercato è libero ed ognuno agisce come meglio crede.
    3) (PUO’ servire come spiegazione al P.to 3 che Emilio non ha capito). Ci sono cucine “tradizionali-caserecce” (e non voglio essere offensivo) e cucine “innovative-di ricerca”. Per fare un esempio (visto che vi garbano…) a fare una braciola (o bistecca) ci metto di sicuro meno impegno (tempo e costi) e fantasia rispetto a fare un Flan di ranocchi in tempura con ostriche al guazzetto e julien di tonno alle uova di quaglia saltate al radicchio libanese…(esempio assurdo ovviamente). Hai voglia (il ristoratore) di dirmi che la carne appartiene alla mucca cresciuta sul prato di Piazza dei miracoli mentre donnine nude sventolano e allietano la vacca…se poi il sapore della ciccia è simile a quello che trovo dal miglior macellaio di pisa…ad un costo umano e me la posso fare a casa (in compagnia) e godere ugualmente (se non di più)…..per me quel che conta è il gusto e l’emozione (culinaria) che provo quando mangio. Se per me il rapporto non merita…non CIRITORNO.
    Saluti (anche alle povere mucchine Kobe, che se sapessero quanto valgono venderebbero la propria mamma)

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  12. aspettative e pretese.

    secondo me dite bene e tutti pero’ io focalizzerei l’attenziona su due parole espresse da emilio un po piu’ in su.
    A mio modesto parere un ristorante oggi può avere un’aspettativa di vita lunga e florida soltanto se riesce a soddisfare le aspettative del tipo di cliente che ha deciso di catalizzare nel suo locale.
    Questa regola la si puo’ applicare al ristorante da 10 euro e a quello da 50 euro.
    Naturalmente in quello da 10 euro sappiamo tutti che l’aspettativa del cliente sarà quella di mangiare decentemente spendendo una cifra bassa.
    Il problema è capire le aspettative di un cliente che entra e vuol spendere 50 euro.
    A mio modesto parere le persone che sono in grado di “apprezzare” correttamente una cena da 50 euro sono sempre troppo poche rispetto ai ristoranti che le offrono e quindi chi apre un locale con questo target deve sapere bene che si addentra in una selva oscura e di questi tempi poi…
    Io personalmente non sono in grado di distinguere un “le difese” da un “sassicaia” e sfido molti di voi ad una prova cieca a distinguerli. eppure uno costa 5 volte l’altro.
    Quindi, preso atto della mia ignoranza ho fatto una scelta precisa.
    Se devo andare a mangiare una cucina sofisticata e sensorialmente appagante vado al gambero rosso a san vincenzo perche’ so che li vado al top.
    E’ vero,mi costa 85 euro ma secondo me ne vale la pena.
    Se voglio mangiare carne veramente buona o pesce veramente buono vado a comprarmeli al mercato e me li cucino per conto mio.
    A cena fuori ci vado ma per me cenare fuori vuol dire mangiare decentemente bene e spendere poco.per me conta la convivialita’ piu’ di quello che ho nel piatto.
    la convivialità…speriamo un aumenti di prezzo anche quella.

    buon appetito a tutti!

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  13. Comunque mi hanno detto che il gambero rosso ultimamente sia calato molto…l’ho detta così…per distendere il clima… 🙂

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  14. si vocifera che fulvio pierangelini sia stato avvistato nel reparto surgelati dell’ipercoop di navacchio travestito con barba e baffi…;-)

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  15. Nota per simone: gli 85 euro li spendevi 4 anni or sono… Se tanto mi da tanto, adesso quel menù non deve costare meno di 130-140 euro…

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  16. Io ci metto il vino, chi vuole può venire a parlare del tema suggerito dall’ onnivoro più che contento. Pagus rispostina veloce;ogni tanto leggi i miei menù, un minimo di ricerca c’è tutti i mesi ma anche li cerco il compromesso tra ricerca e innovazione.
    Buona sera a tutti

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  17. Scusate , già che sta venendo fuori qualcosa di interessante vi consiglio di leggere i quaderni di gastronomia “apicius” editi da vandenberg. Ogni 6 mesi la signora Morelli riesce a inchiodarmi sul divano a studiarli.

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  18. Opinione personale. Per me una cena fuori è un’esperienza nella sua completezza, nella quale la cucina è la componente principale ma non l’unica. Contano l’ambiente ed il servizio, per esempio. Un servizio scortese può rovinare la migliore delle serate. Se esco con la mia ragazza e non riesco a sentire quello che dice, la serata non sarà il massimo, per quanto bene possa mangiare. Se le sedie sono scomode o mal proporzionate, passerò una serata della quale mi ricorderò soprattutto il mal di schiena o il sedere quadrato. E queste sono cose che si pagano, perchè tra una sedia come si deve ed una bassa qualità ci passa una bella differenza di prezzo (giusto per fare un esempio). Avere una posateria sembre ben pulita e non consunta costa. Ovviamente questi costi ricadono sul cliente. Quindi sono disposto a pagare un po’ di più se trovo queste cose. Credo che per trovare questo insieme ad una buona cucina ci siano molte possibilità, prima di arrivare ai 130 euro,vini esclusi, del gambero (come dismostra la recensione su Lunasia). Poi magari effettivamente non sono in grado di distinguere un sassicaia da un le difese (come i 50mila che hanno comprato le bottiglie contraffatte, per altro), ma distinguo un le difese da un tavernello (con tutto il rispetto per il tavernello). Questo per dire che ci sono tanti livelli intermedi di buona/ottima qualità che possono regalare bellissime sensazioni senza doversi dissanguare. Credo che alla fine ognuno cerchi cose diverse da un locale, ed sia disposto a pagare in proporzione a quanto trova di quello che cerca.
    Infine una piccola nota: non sono molto d’accordo sul modo in cui alcuni “tagliano” il conto finale: non ci vuol molto impegno a farmi lo sconto se questo vuol dire non farmi la ricevuta…

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  19. Salve a tutti, la discussione mi sembra che stia diventando interessante. Prendiamo l’esempio del Calcio: esiste la Champions League (es.Pierangelini) ed esiste il Torneo Arci Uisp (es. parecchi di tutti gli altri noi compresi). E’ naturale che a volte non può piacere neanche la finale di Champions League, come è evidente che possiamo divertirci tantissimo a vedere una partita del Torneo di Buecchio, quindi state tranquilli, esistono compromessi per tutte le tasche e per tutti i gusti (basta saperli trovare, e questo sito aiuta), per qualcuno posso essere il miglior ristorante per rapporto qualità-prezzo, per altri sarò sicuramente il locale da evitare perchè si mangia poco e male e si spende uno sproposito. Il ns mondo è così, prendere o lasciare (Emilio non ti scaldare inutilmente) la bravura di un ristoratore stà nell’accontentare più clientela possibile e nel cercare continuamente di farlo.
    E comunque ci sarà sempre lo sapete, un Bertoncelli o un Prete a sparare cazzate (Cit. L’Avvelenata, F.Guccini).

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  20. Concordo con quanto ha scritto Durthu e simone, cioè che un ristoratore deve saper soddisfare la clientela a cui si rivolge e quindi saper interpretare le sue aspettative. Anche a me piace mangiare su di una tavola curata, soprattutto ad esempio tengo molto ai bicchieri (anzi potrei dire che rasento il feticismo). Anche l’ambiente, sempre a mio parere, rientra a far parte della cena. Quindi se vado in un ristorante dove l’ambiente è ricercato, di design etc sono disposto anche a concedergli un premium price (si anch’io studio economia!!) per questo.
    Tutto comunque si riconduce alle aspettative del singolo secondo me, e un ristoratore deve saperle interpretare per quanto possibile. Poi se il tipo sbagliato capita nel posto sbagliato non potrà mai dire di essere stato bene, magari perché crede di aver speso troppo, etc…
    Quanti pensieri…ho bisogno di una pausa…

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  21. Intanto vorrei ringraziare Ganascia per aver stralciato l’argomento.

    Parlando poi di qualità/prezzo, un problema che mi sta particolarmente a cuore è quello dei ristoranti “l’ho visto fare sul Gambero Rosso Channel”.

    Spiego meglio, ma premetto che mi trovo di continuo nella situazione di non capire in quale relazione precisa stia quello che ho mangiato con quanto ho speso. E questo sia quando ho mangiato al Gambero Rosso (visto che è stato citato sopra), sia quando sono uscito da Stelio! Insomma, non ho la soluzione. So però che il problema c’è!

    Dunque, in piena ondata mediatico-gastronomica, si sono moltiplicati i locali in cui la presentazione del piatto (enorme se inteso come stoviglia) è coreografica, nei menù dominano il sedicente tonno rosso (poi uno dice “si estingue”… ci credo) e le capesante, gli abbinamenti sono sempre più azzardati (leggi improbabili), la e de-strutturazione imperversa, la fusion “fai-da-te” sfiora il ridicolo… il risultato sono piatti che sembrano concepiti più per essere fotografati che per essere mangiati.
    In concreto, può capitare di ordinare “Agnello in crosta di mandorle fini, verdure confit, salza alla liquirizia” (cito precisamente) e poi trovarsi due costolette disastrose nella cottura, prive di sapore, poggiate su una brodaglia scura e sgradevole e con tre zucchine grigliate armoniosamente poggiate dall’altro lato del piatto. Costo della portata: 28€. Non poco per aver usato nomi e tecniche a sproposito…

    Più o meno con malizia, molti cuochi hanno recepito la sintassi di un nuovo linguaggio gastronomico, tralasciandone del tutto la grammatica (o forse ignorandone l’esistenza). Hanno iniziato a copiare le foto e i titoli dei piatti “creativi”, senza porsi il problema di quanto si cela dietro ad una tempura, per dire.

    Dalla parte del cliente, accade che uno abbia in mente foto e nomi evocativi visti sui giornali, alla tv e su siti come quelli del Viaggiatore Gourmet (su cui ci sarebbe da discutere…) – e si trova davanti precisamente quello. Tutto corrisponde, anche il prezzo. Tutto è come nelle foto! Peccato che le foto non abbiano sapore. E il nostro povero cliente non ha idea del gusto, delle consistenze, delle temperature o dei profumi delle ricette viste per immagini, captate nell’etere, intuite come à-la-page.

    In questa zona grigia che si apre tra le immagini e i sapori (ma anche tra l’aver sentito dire e l’aver veramente assaggiato), sguazzano sgradevolmente molti ristoranti.

    Risultato: spendiamo cifre a due zeri per pasti di valore medio, per di più felici e contenti.
    Questo soprattutto perché nel famigerato rapporto qualità/prezzo, siamo tutti molto pratici del secondo termine, ma spesso carenti sul primo. E cediamo alle lusinghe estetiche dei piatti, scambiandole per indice unico e incontrovertibile della loro qualità.

    Poi per fortuna ci sono i ristoranti che lavorano seriamente e fanno cucina moderna e onesta al tempo stesso, studiano e si aggiornano. Quelli da cui “ciritornare”!

    It’s a hard, hard life… 😉

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  22. Ma allora il “baco” dov’è?!?!
    Nel consumatore o nella ristorazione?!?!

    E’ inutile negarlo, il Mangiar ( e bere) bene, è uno dei principali piaceri della vita!

    Ma e’ giusto pagare uno “sproposito”?
    Vi sembra normale pagare le cifre che “volano” ora in giro?

    La “febbre del gambero-rosso” (come ha ben descritto Onnivoro) oramai è diventata una epidemia! Tutti si mprovvisano scièffe e si riempiono la bocca di paroloni….E il consumatore ne paga le conseguenze.

    E io sciopero!

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  23. Pagus, da una parte hai ragione.

    Ora,non la butterei proprio sullo sciopero pero’ se esiste una categoria di ristoranti dove “spendi cifre a due zeri per pasti considerabili medi”(come diceOnnivoro) e ne nascono sempre di nuovi vuol dire che c’e’ anche una certa categoria di persone che li finanzia andandoci a mangiare altrimenti semplicemente non esisterebbero.

    Domanda e offerta, finche’ esiste una domanda esisterà sempre l’offerta.
    Io francamente non me la sento di criminalizzare i ristoratori. I ristoratori rispecchiano cio’ che la gente vuol mangiare.
    In fin dei conti esiste il programma “amici di maria de filippi” perchè esiste una ampissima fetta di popolo italiano che lo guarda.
    I ristoranti come le trasmissioni televisive sono un po lo specchio di come siamo noi italiani,e il successo di queste categorie di ristoratori è la riprova che hanno centrato le “aspettative” di chi gli ci va.

    Io nè guardo “Amici” ne vado in questi ristoranti ma mi considero uno “fuori dal coro” e non ho la pretesa che tutti siano come me,ci mancherebbe altro. Siamo in un paese libero (no?).

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  24. Mi piace la piega che sta prendendo la discussione e… una volta tanto concordo anche con Pagus oltre che, naturalmente per quel che ha scritto,con Omnivoro.Buon fine settimana gastronomico.
    Emilio

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  25. Si, era retorica ma senza riferimenti alla politica. figuriamoci.
    perlomeno qui teniamola fuori.

    Beata l’ignoranza che te fa sta bene de testa, de cuore e principalmente “de panza”.

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