Salve a tutti,volevo comunicarvi che il 24.09.2010 venerdì sera,organizziamo la serata di cacciucco senza lische.Il menù comprende:3 antipasti di mare caldi -fantasia dello chef,padellata di cacciucco con pane abbrustolito,dolci casalinghi a scelta,vino della casa,acqua,caffè,amaro tutto compreso a 35.00 euro.Per prenotazioni 0584 98 97 41,prefiribilmente qualche giorno prima.Per trovarci potete consultare il nostro sito www.nabira.it ,dove c’e anche la locandina della serata nella pagina serate speciali.Grazie tanto per la vostra attenzione e tanti saluti da me a tutti voi gioia.
Monthly Archives: settembre 2010
Trattoria “Da Antonio” – Navacchio (PI)
Prima recensione dopo averla cercata per presentarvi una trattoria che per mio padre quando era ragazzo e per me adesso è sempre stata un punto di riferimento per “la ciccia”, detto alla toscana. Io, “da Antonio”, c’ho fatto il viottolo dalle volte che ci sono andato.
Il ristorante, per chi non lo conosce, è molto “anni ’70″, ricavato in una conca accanto all’arnaccio consta di un grosso casolare con una sala da pranzo grande “ornata” dalla griglia, che risulta a vista di tutti per ammirare il bistecchiere al lavoro. Accanto c’è un’altra sala, più piccola, su cui vengono sistemati i tavoli “da quattro” e soprattutto “da due”.
Il menu è molto rustico e semplice: antipasti (che io puntualmente salto, in quanto decisamente “standard”, i classici affettati & sottoli), i soliti primi che sono gli stessi da sempre (i tagliolini salsiccia e fegatini, i tordelli, le pappardelle alla lepre, la pasta e fagioli) e la griglia. Menu’ detto a voce, cantina virtualmente inesistente (pochissime referenze).
Prima avvisaglia che qualcosa non va: spesso c’è la ressa. Invece sono andato senza prenotare, liscio come l’olio, e di sabato sera. Locale mezzo vuoto.
Ci sediamo, ci portano le solite polentine fritte, e ordiniamo. Iniziamo con i tagliolini salsiccia e fegatelli (splendidi, anche se un po’ troppo asciutti) e le pappardelle alla lepre (da saltare: il sugo “sa di confezionato”, non è per niente buono). Già li’ ci troviamo un po’ contrariati col cameriere, a cui avevamo detto “mangiamo il primo poi vediamo quanta fame ci resta”, che ci bracca a metà tagliolini perchè vuol sapere cosa ci va dopo. Ordiniamo anche una bistecca, visto che le porzioni di pasta erano tutto fuorchè abbondanti.
La bistecca di Antonio va lasciata stare: morbida, cotta il giusto, saporita. Ci portano una bistecca per due, che riusciamo a finire tranquilli (ero con una ragazza “diversamente alta”, il che vuol dire che mangia molto meno del mio metro e ottantacinque di ignoranza) con patatine e rucola.
Per chiudere dolce (crema catalana senza infamia e senza lode, genericamente li’ i dolci vanno lasciati stare) “torbone” (una specie di ponch alla livornese) e due caffè.
Il tutto accompagnato da un Chianti della fattoria dell’Uccelliera, vino senza infamia e senza lode. Un chianti onesto.
Ora vi spiego il motivo per cui non ciritorno più: ho speso, udite udite, CENTOUN euretti, dico, centouno euretti di cui 55 sono di carne. Io sono abituato ai ristoranti della natìa Viareggio, ma ai prezzi che conosco io (quattro euro all’etto? quattro e mezzo?) mi aspetto per 55 euro di mangiare un chilo e due – un chilo e tre di carne, cosa che assolutamente non è stata. La bistecca al chilo non ci arrivava.
Ora capisco perchè il locale si è svuotato: prima si mangiava una bistecca di qualità ad un prezzo abbordabile (35-40 a testa con il primo e tutto). Ora se devo spendere più di cinquanta euro a testa, abbiate pazienza, il luogo e il menu non ne valgono affatto la pena. Tralascio (anzi, no, ve lo racconto) sul vino, fatto pagare 12 euro, con un ricarico che ad occhio e croce è intorno al 200%.
Mi spiace, ma il luogo è decaduto e neanche poco. Passi il locale anni ’70, passi il servizio un po’ approssimativo, ma se vuoi dare un’aria da “bisteccheria alla buona” non puoi chiedermi cinquanta euro a testa. Per quelle cifre e con quel menu mi devi coccolare in tutt’altra maniera.
Sarebbe da monoganascia, ma assegno due ganasce per l’effettiva qualità della bistecca.
Via Arnaccio (S.S. 206) 105, NAVACCHIO
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Locanda Sant’Agata – San Giuliano Terme
Spinto da entusiastici commenti di amici presenti all’inaugurazione, decidiamo di cenare alla Locanda Sant’Agata in via del Brennero, tra Pisa e San Giuliano Terme.
Gli ex proprietari (o ex gestori, non so) del Vecchio Dado hanno ristrutturato e tirato a lucido un vecchio cascinale trasformandolo in un bed and breakfast e ristorante di fascia piuttosto alta. I complimenti e l’imboccallupo per questo generoso investimento sono d’obbligo. Partiamo quindi belli carichi di aspettative.
LOCATION:
Come detto in precedenza si tratta di un cascinale appena ristrutturato: la sensazione che si ha è quella di un lavoro riuscito a metà; nel senso che, vuoi perchè forse i lavori non sono stati ancora ultimati, vuoi per la scelta di materiali poco coerenti con il contesto; il risultato a mio parere è riuscito a metà. L’ambiente risulta freddino e privo di personalità.
Inoltre, trattandosi di una cena in piena estate e visto che mi avevano descritto la proprietà come immersa nel verde, mi sarei aspettato di cenare su tavolini in ferro battuto, fiorellini di campo sulla tavola in un cortile con coppi in cui dimorano limoni profumati.
Troviamo invece due tendoni di plasticona bianca, di quelli che si usano ai diciottesimi con luci al neon bianche, per di più, ciliegina sulla torta, sul retro della casa, con vista sulle auto parcheggiate.
La cosa ci lascia molto perplessi, visto che ci avevano preannunciato una spesa di 40/50 euro a testa.
ACCOGLIENZA:
Intercettiamo una delle due cameriere del ristorante e chiediamo di accomodarci all’interno, dato che sotto il tendone da sagra proprio non volevamo mangiarci e avevamo sbirciato la saletta che sembrava piuttosto accogliente. Nonostante il locale fosse semivuoto all’interno, riescono a farci accomodare in un tavolo accanto al bagno e con vista sulla cucina. Dopodichè, per almeno dieci minuti, non si è visto nessuno.
Arrivano i menù e finalmente riusciamo ad ordinare: scorrendo i piatti intuisco che avremo a che fare con uno chef particolarmente creativo, ma l’effetto si manifesterà ahimé solamente nella presentazione delle pietanze e ovviamente nelle nostre tasche anziché nel palato. L’ oste comunque ci offre un prosecco e un boccone di pappa al pomodoro – ottima idea molto apprezzata da tutti.
LA CUCINA:
Premessa: abbiamo assaggiato molti dei piatti di pesce presenti nel menu ma non quelli di carne. Perciò rimando a qualcun’altro la recensione di questi ultimi.
Antipasti: 10 euro circa – porzioni non striminzite
- bocconcini di rana pescatrice con verdure: buoni ma accompagnati da un sugo di verdure acquoso e piuttosto sciapito
- polpo lesso con aceto balsamico: abbastanza buono ma il polpo era un pò gelatinoso
- sformatino di pesce: buono
- spadellata di calamaretti: in realtà dei calamari lessi tagliati a rondelle e bianchissimi
Primi: 10 euro circa – porzioni non striminzite
- Ravioli di pesce al pomodoro: buoni ma poco saporito il sugo
- Raviolone al pesce con fiori di zucca e vongole veraci: buono il raviolone, deludente il condimento; le vongole sgusciate, tutte uguali assomigliavano tanto a quelle del “barattolo”
- Risotto al rombo e radicchio: abbastanza buono (io al ristorante non ordinerei un risotto neanche da Gualtiero Marchesi)
Secondi: 20 euro circa non assaggiati
Dolci: prezzi non indicati, credo dai 7 ai 9 euro ma veramente ottimi: consiglio il saccottino alla crema!
Attesa: circa 2 ore e 45 minuti dal momento in cui ci siamo seduti a tavola al momento in cui abbiamo finito il dolce. a mio parere un’infinità anche per il cenone di Natale.
CONTO: 4 antipasti, 4 primi, 4 dolci, 1 bottiglia di pinot: 160 euro e 40 euro a testa.
GIUDIZIO FINALE:
Se le cose dovessero rimanere così, direi più no che sì. Mi consola il fatto che hanno aperto da poco, perciò spero che debbano ancora sistemare parecchie cose. Forse gli darò un’altra possibilità per testare il menù di carne.
Per 40/50 euro a testa in una zona come Pisa pretendo molta più qualità.
3 ganasce d’incoraggiamento
Indirizzo: Via del Brennero, snc – San Giuliano terme
Ristorante grill della Stazione Marittima di Piombino
Mi capita abbastanza spesso di transitare da Piombino, da e per l’Isola d’Elba, e così spesso è giocoforza fermersi a mangiare un boccone alla stazione marittima, non avendo tempo né voglia di entrare nel centro della città.
Il locale è quello che è, non siamo certo alla “Tour d’argent” o da “Lasserre”, però è dignitoso. Occupa parte del secondo piano, e volendo c’è anche la vista sul porto, il che permette di vedere quando arriva la nave che si deve prendere. Diciamo che è molto meno anonimo di altri posti del genere, non è un autogrill, insomma.
Il punto di forza è una magnifica griglia alimentata con brace vera, che non è facile trovare neppure in locali blasonati. Per di più la signora Ada, che se ne occupa, è una che sa il fatto suo, e non è mai capitato che sbagliasse una cottura, almeno quando ci sono stato io.
C’è anche la cucina, naturalmente, che non è quella di Bocuse, ma si difende.
Premesso che a me la cottura alla griglia piace, generalmente prendo un piatto e via, anche perché di solito il tempo è poco.
L’ultima volta però avevo appetito, e allora ho iniziato con un piatto di spaghetti allo scoglio, ben al dente, e conditi con cozze, vongole (poche), gamberi (micro), polpo (buono e abbondante). Nel complesso comunque si facevano mangiare più che bene, diciamo che ne ho conosciuti di assai peggiori.
Poi sono andato a dare un’occhiata alla griglia: c’erano disponibili calamari, gamberoni, pesce spada, salsicce, bistecche di maiale, di manzo, paillard, verdure.
(Il pesce tutto decongelato, e come tale correttamente indicato sul menù).
Per forza di cose, in un posto del genere i tagli devono essere monoporzione, e quindi le bistecche al massimo da 500 g, il che non mi ispirava proprio. Ho quindi optato per la paillard, che sarebbe poi una fettina alla griglia.
Pericoloso, perché può arrivare in tavola una suola da scarpe: ebbene, stavolta debbo dire che era proprio buona, la signora Ada era riuscita a farla quasi al sangue, cosa non facile, dato l’esiguo spessore. Poi un gelato confezionato (Antica Gelateria) e un litro di acqua minerale gassata (niente vino, dovevo guidare).
Spesa: € 23,00 con regolare ricevuta fiscale.
A me sembra un posto onesto, che non promette più di quel che può mantenere, e dove si mangia qualcosa di dignitoso spendendo il giusto.
Propongo tre ganasce.
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Giardino di Poppa – Marina di Pisa (Pisa)
Ieri sera sono andato con mia moglie a cena al Giardino di Poppa, uno chalet, prima bar per chi voleva prendere un caffè prima di andare in spiaggia, ora sicuramente qualcosa di più. Mi era capitato già di apprezzare gli ottimi aperitivi che i giovani baristi servivano e ho voluto provare la cena, anche attirato da un dehors accogliente, sul retro del locale, immerso nella pineta e ben curato.
Avendo già fatto l’aperitivo al PIA para ti (bagno Pia Marina di Pisa), abbiamo saltato gli antipasti e siamo approdati subito al primo: su consiglio del cameriere, due “giardino di Poppa”, consistenti un un bel piatto di linguine con frutti di mare VERAMENTE buone come si spera di gustare in un posto carino come quello. Mentre la mia signora si è ritenuta soddisfatta, io ho fatto seguire il primo da una grigliata di pesce (ho scelto la piccola in quanto anche io sarei stato pronto, ma mi dispiaceva non assagiare altro dopo un primo così buono). Totani e gamberoni, cotti magnificamente e indubbiamente freschissimi: l’ottimo aspetto e la mia espressione di soddisfazione ha subito colpito mia moglie cosicchè alla fine, la mia grigliata piccola è diventata metà grigliata piccola. Non siamo grandi bevitori di vino (ed inoltre dovevo guidare per tornare a casa), così abbiamo preso mezzo litro bianco fermo della casa. Piacevole, faceva il suo lavoro. Il pezzo da 90 l’abbiamo raggiunto con il tiramisù consigliatoci da Fabrizio, uno dei soci. Confesso che, dopo avere finito la coppetta, ne avrei ordinate anche un altro paio, ma mi vergognavo. Caffè, limoncello. Sono andato alla cassa per pagare verso le 22,50, ma Fabrizio, sapendomi appassionato di musica live, mi ha consigliato di avere 10 minuti di pazienza, che di lì a poco sarebbe cominciato lo spettacolo di una band chiamata “X jam” e che mi sarebbe sicuramente piaciuto. Sono uscito dal locale all’1 passata. Una esibizione superlativa di un gruppo di artisti professionisti di un livello superiore, difficile da incrociare nei locali piano bar o simili.
La spesa di 45 Euro la vedo perfettamente giustificata, dal cibo, dall’ambiente simpatico e alla mano e dal successivo spettacolo live che da solo avrebbe meritato il pagamento di un biglietto, senza rimorsi.
Conclusioni: se le nonne ci tengono i bambini, ci ritorno sicuramente!
Il Giardino di Poppa – Via Litoranea n. 62, Marina di Pisa, 050 3142228
NDGanascia: mancano le ganasce, per stavolta le metto io, aspettando conferme, tre e mezzo ![]()
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