Ristorante Atman – Pescia (PT)

L’apertura di questo nuovo locale a Pescia in via Roma 4 è stata accolta da tutti gli appassionati positivamente, Igles Corelli rinomato chef lascia la Locanda della Tamerice per una nuova avventura in cui sarà accompagnato dal socio Paolo Rossi. Positivamente visto che nuovi ingressi di qualità fanno sempre piacere e innescano quella concorrenza che dovrebbe far del bene a noi consumatori, ai nostri palati.

Atman, come è già stato detto, è un piccolo locale di circa 28 coperti tra i due piani (4 al secondo).

Entriamo,  lasciamo i soprabiti, attraversiamo l’ingresso ed entriamo nella sala, arredamento moderno, lampade a sospensione, quadri in bianco e nero che richiamano le professioni della ristorazione (chef, cameriere di sala), e un grande quadro dai colori vivaci. Colori che dominano sono il grigio, il blu, alcune parti rivestite in legno decorativo, toilette molto curata.

Ci viene lasciato il tavolo  centrale piuttosto ampio,  anche se siamo in due; i pochi coperti rimasti verranno ben presto occupati. La cucina è visibilissima, separata esclusivamente dal vetro, possiamo vedere gli chef all’opera.

Il menù presenta oltre alle diverse portate 4 menu degustazione, 1 vegetariano (€50), 1 di carne (€60), 1 di cacciagione (€70), 1 di mare (€75), ognuno con un nome diverso e comprendenti 4 diverse portate. Alla scelta segue  un ricco cestino di pane (integrale, al formaggio, ai cereali, focaccina) e una piccola entrée, stracchino di pecora e pomodori secchi (buona). Io e la mia ragazza scegliamo gli ultimi due, lei di mare io di cacciagione. Veniamo quindi alle portate delle degustazioni.

Col mare dentro gli occhi (sul menù tale degustazione presentava alcuni errori sulle portate, ne risultavano due di terra ovviamente confuse con due di mare)
(spero di riportare il tutto correttamente):

  1. astice, animelle, pomodorini e patate viola
  2. risotto acquerello vintage con crostacei su crema acida
  3. trancio di orata con spezie e pomodorini
  4. millefoglie di crema e caramello salato

Con la sciarpa di nebbia:

  1. terrina di fegato d’oca quinoa soffiata e composta di pere
  2. spinosini fritti, cacciagione e cipollotto
  3. piccione composta di cioccolato e aceto sassicaia
  4. bignè fritti caramellati su crema di agrumi

La sala si avvale del servizio di una sommelier; una volta scelti i menù, passato non molto tempo  arriva la prima portata ma il vino non ci era stato ancora chiesto, aspettiamo (poco) e sollecitiamo il cameriere visto che la sommelier era impegnata con un altro tavolo, ci viene immediatamente servito e poco dopo la sommelier si scusa per il ritardo.

Ma veniamo a quanto mangiato. Io e la mia ragazza già  con l’antipasto ci accorgiamo che c’è un netto distacco tra la mia e la sua degustazione, le portate di mare, sempre a nostro avviso, saranno piuttosto classiche e tradizionali ma più che altro forse eccessivamente semplici, al contrario gli accostamenti nella mia degustazione (quella di cacciagione) erano molto azzeccati, sapori intensi. Dalla degustazione di mare ci aspettavamo qualcosa di più, non ci ha esaltato (se pur buona chiariamo).

Preferiamo infatti decisamente la mia di degustazione (anche se a lei generalmente non piace la carne).

Il dolce è preceduto da un’ottima mousse al cioccolato. Dessert ben eseguiti, veramente squisiti i bignè fritti.

Spesa:

  • Col mare dentro gli occhi €75
  • Con la sciarpa di nebbia €70
  • Komic Ribolla gialla €16
  • 1 acqua €3

Per un totale di €164 portato a €160.

In definitiva tempi giusti, qualità delle materie prime, discreta presentazione, porzioni giuste, servizio gentile.

Per le ganasce direi, attualmente, non più di 4 ma il margine di miglioramento (con qualche piccolo aggiustamento) c’è.
10-01-12: eleviamo a 5 ganasce

RISTORANTE ATMAN

VIA ROMA 4 – PESCIA PT
Tel (+39) 0572 1903678
info@ristoranteatman.it

Il sito non è ancora ultimato dà esclusivamente le informazioni riportate ed è il seguente: http://www.ristoranteatman.it/

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Cena anni 60 al Nabira di Camaiore

Salve a tutti,vi vorei proporre la cena a tema anni 60,che faremmo il 17.12.venerdì sera al ristorante Nabira via “Cesare Battisti “14 Camaiore (LU),con la musica di sottofondo di questi tempi e con la partecipazione dei negozii “La vie en rose”di Camaiore.Il menù è di terra:antipasto-prosciutto crudo e crostini,primo-maccheroni tordellati,secondo-arrosti misti alla brace nell forno a legna(rosticciana,salsiccia,bistecchina di maiale),patate al forno a legna,insalata mista,dolce casalingo,acqua,vino della casa,caffè -tutto compreso a 28.00 euro.Volendo potete venire vestiti come usava in questi anni.Telefono per prenotare:0584 98 97 41,grazie dell attenzione a tutti voi e un saluto caloroso da me Gioia.

Il Canto – Certosa di Maggiano (Siena)

Ristorante Il Canto, Hotel Certosa di Maggiano
Strada di Certosa, 82 – Siena
telefono: 0577-288180
aperto a pranzo e cena, eccetto il martedì
sito web: http://www.ilcanto.it

Una piccola premessa: ho scoperto tardi, quando ormai ero lì, che c’è una certa differenza tra il menu proposto a pranzo e quello proposta a cena. Lo chef è sempre il pluripremiato Paolo Lopriore, ma i piatti più creativi e ricercati sono ahimè solo nel menu della cena … e io sono andata lì a pranzo. Per chi non conoscesse questo cuoco diciamo solo che è stato l’allievo prediletto di Gualtiero Marchesi, ha lavorato all’Enoteca Pinchiorri a Firenze, e in Francia a la Maison Troisgros.
L’ambiente in cui è inserito il ristorante è la Certosa di Maggiano, sulla strada per Siena, che risale al dodicesimo secolo; la struttura è ben conservata ed è stata trasformata in albergo di lusso. Si arriva per una stretta strada di campagna poco transitata lungo cui si può parcheggiare se non si vuol usufruire del parcheggio dell’albergo. Entrando dall’ingresso principale, lato strada, si viene accolti da una signorina della reception che ci accompagna, attraversando tutto il chiostro prospicente la corte interna su cui si affacciano una chiesetta privata e l’albergo, al ristorante. Il cameriere, elegante in livrea (nonostante siano le ore 13) che ci attende, ci fa accomodare in una delle salette interne, composta da quattro tavoli, esattamente di fianco alla vecchia cucina della Certosa con ampio camino/forno a legna e stufa in muratura da ambo i lati della bocca del forno. Il camino è ricolmo di batterie da cucina in rame e utensili, tutti d’epoca, che brillano da quanto sono tirati a lucido. La location è decisamente suggestiva e in estate si può cenare sia all’interno del chiostro che lungo il bordo della piscina esterna. Dalla parte opposta, rispetto alla porta d’ingresso della saletta dove ci siamo accomodati, si aprono le porte-finestre che danno sul giardino e illuminano le stanze: nella nostra c’è soltanto un signore straniero che mangia in solitudine e, in quella accanto, tre signori ad un unico tavolo. L’apparecchiatura è molto elegante con piatti in porcellana decorati, vari bicchieri di cristallo, tovaglia e tovaglioli panna e sedie imbottite. Come aperitivo ci viene versato un bicchiere di Franciacorta (che ci verrà addebitato sul conto al prezzo di 10 euro l’uno) e il maitre ci consegna il menu che contiene varie proposte, tra cui alcune degustazioni a prezzo interessante: dagli 80 ai 100 euro a persona. Optiamo però per scegliere le singole pietanze anzichè il menu degustazione. Nel frattempo un cameriere ha provveduto a portare in tavola, oltre alla bottiglia d’acqua da noi richiesta, anche un cestino di panini caldi di vario tipo (con latte, bianco, con olio, con burro, con mais, con sesamo, integrale, con cipolla ecc..) e dei grissini caldi appena sfornati, confezionati in modo provocatorio dentro il cellofan. Questo cestino ci verrà costantemente riempito per tutta la durata del pranzo.
Alla fine optiamo per questi piatti:

1. antipasti

  • una serie di piccoli assaggini tra cui delle sfogliatine al peperoncino, delle fettine di cipolla disidratata, un foie gras con fettina di pera e una tartallletta con fave fresche
  • insalata di alghe, erbe aromatiche e radici (un’insalata semplice ma ricca delle più diverse erbe aromatiche)

2.  primi

  • tagliolini verdi con basilico e pecorino (molto aromatico pure questo piatto)
  • due conchiglioni di pasta al forno di cui uno avvolto in un cestino di parmigiano, ripieni di salsa di pomodoro e burrata

3. secondi

  • trancio di orata su letto di julienne di cuori di carciofi e salsa amarognola delle foglie esterne (contrasto dolce/amaro ben bilanciato)
  • agnello cotto al forno con fiori di camomilla e favette

Saltiamo il dolce (perlopiù dolci con aggiunta di liquore che non gradisco molto, anche se francamente sembravano ottimi) e arriviamo al caffè (5 euro) che ci viene servito con una grande varietà di piccola pasticceria dalle forme inusualissime: sfoglia di agrumi e mandorle, cannoncino con zabaione al vin santo, pralina di cioccolato con manta liquida, lecca-lecca con cioccolato e lampone, bon-bon di gelato ricoperto di cioccolato bianco, tartufo nero, ecc.
Insomma, niente ci fa rimpiangere di non aver preso il dolce.
Ho dimenticato di dire che abbiamo preso un pinot grigio da 28 euro e una bottiglia d’acqua (6 euro). La lista dei vini è ricca e varia, soprattutto di italiani e in special modo toscani, ma il ricarico l’ho trovato eccessivo anche per un ristorante di questo livello. Il conto totale sarà di 198 euro in due.
Lo chef lo vediamo una sola volta, a fine pranzo, quando esce dalla cucina.
Da questa parziale esperienza, proprio perchè siamo andati al pranzo e non alla cena, posso dire di essere rimasta abbastanza soddisfatta: sapori puri cercando di esaltare i singoli ingredienti e giochi continui di contrasto dolce/amaro in quasi tutti i piatti.
Per me sono 5 ganasce.



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Ristorante Momoyama – Firenze

Borgo San Frediano, 10r
Firenze
telefono: 055-291840
chiuso il lunedì.
aperto solo a cena.
sito web: http://www.momoyama.it/

Premetto che a Firenze si mangia in molti ristoranti un buon sushi, e come miglior compromesso qualità/prezzo segnalo il Wabi Sabi in via dei Mille, il Kome in via de’ Benci, l’Aji Tei in viale Spartaco Lavagnini.
Voglio però parlarvi del Momoyama, il primo ristorante giapponese aperto a Firenze nel 1996 e diventato negli anni un punto di riferimento della cucina creativa-fusion giapponese. Perchè se al Kome si va per il kaiten (il bancone con rullo che trasporta i piattini preparati dal cuoco), al Wabi Sabi per il prezzo contenuto abbinato alla qualità del pesce, al Momoyama si va per provare un sushi diverso, con piatti che difficilmente assaggerete altrove.
Il ristorante si trova all’interno di un palazzo storico rinascimentale, arredato in modo moderno e sobrio, con mobilia in faggio naturale, pareti color avorio e vetro opalino, pavimenti in larice sbiancato e, alcune sale, hanno le volte a crociera con mattoni facciavista. Le sale sono dislocate su livelli diversi per un totale di 350 mq: d’estate c’è la possibilità di cenare all’aperto. Nonostante la grandezza del locale vi consiglio di prenotare, soprattutto il fine-settimana, altrimenti rischierete di non trovare posto.
Una volta seduti si può ordinare attingendo dal vasto menu che comprende pesce crudo, cotto, tartare, tempure, zuppe oppure ascoltare le novità del giorno sciorinate dal cameriere.
Vi segnalo alcuni dei piatti migliori saltando i classici che si trovano in qualsiasi ristorante giapponese:

  • special rolls (ovvero uramaki rivisitati con sopra il riso fette di avogado, oppure salmone crudo o affumicato) nelle sue varianti (normale e piccante);
  • tagliata di tonno rosso con verdure al vapore;
  • carpaccio misto di tonno, salmone e branzino con erbe aromatiche;
  • trittico di tartare di tonno, branzino e salmone con riso di venere (nero) e erbe aromatiche;
  • tempura di granchio morbido con fiori di zucca;
  • zuppa di tofu marinato con verdure;
  • ghioza: ravioli di carne saltati con salsa piccante;
  • brodo di miso con alghe, cipollina fresca e tofu;
  • spaghettini di grano tenero saltati con pollo e gamberi;
  • tris di gamberi in tempura.

Tra i tanti piatti di pesce si può trovare qualche piatto interessante di carne, come ad esempio il coniglio marinato con le erbette, il pollo fritto con salsa teriaky e il filetto di manzo scottato e abbattuto con ghiaccio.
Una discreta carta di vini, con predilezione ovviamente per i bianchi (molti altoatesini), il cui prezzo di partenza è 15 euro. Ottimi anche i sakè pregiati che vengono serviti sia caldi che freddi. Thè verde e ampia scelta di birre giapponesi.
Riguardo ai dolci si può scegliere il dolce del giorno, oppure diversi tris di dolci e soufflè in modo da poter assaggiare più cose.
Vi ho narrato fin qui le note positive di questo ristorante. Veniamo a quella negativa: il prezzo. In due persone, con due piatti ciascuno e una bottiglia di vino difficilmente si riesce a spendere meno di 45 euro a testa. Per rendervi l’idea: il prezzo medio per ogni piatto è circa 15 euro. Una barca di sushi da 20/25 pezzi costa 35 euro, 8 pezzi di Uramaki 10 euro, e 15/20 euro i secondi di pesce più lavorati (sia cotti che crudi).
Per me è il miglior ristorante giapponese di Firenze e gli avrei dato 5 ganasce, ma il prezzo decisamente troppo elevato me lo fa declassare a 4. Saffron ad Arezzo (che ho recensito alcuni mesi fa) propone piatti simili al 10/15% in meno …



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