Sfoglia le recensioni dal luglio, 2011
lug
28

La vecchia lira – Volterra

La vecchia Lira
via Matteotti, 19
56048 Volterra (PI)
chiuso il giovedì
self service a pranzo – ristorante a cena
www.vecchialira.com

Quest’anno io e Marito abbiamo deciso di fare le ferie in provincia.

Siamo tornati nell’amatissima Volterra, nella bella copia di San Gimignano, nella versione gigante e viva di San Miniato. Alloggiamo in un posto pieno di comfort appena fuori dal paese.

Ci siamo presi un’oretta per fare un giro di studio dei tanti locali, ristoranti, pizzerie, osterie, enoteche del centro di Volterra. Ci sono davvero tanti posti che sembrano meritare una visita. Uno ci ha colpito in particolare: “La vecchia lira”. Abbiamo dato un’occhiata al menu e siamo entrati, rapiti dall’insolita “Carta dei peperoncini” e dalla ricca offerta di antipasti non contenenti affettati e salumi (che io non posso mangiare per ancora qualche mese, ahimè).

Il locale si divide in tre ambienti: il primo con il bancone e qualche tavolino, il secondo adiacente alla cucina; il terzo è una terza sala più grande ma anche più raccolta.
I bagni degli uomini sono distanti da quelli delle donne. Ho apprezzato molto.
L’arredamento è rustico. Tovaglie e tovaglioli di stoffa. Doppio bicchiere fin da subito.

Il menu si divide tra antipasti, primi e secondi. Niente contorni, che sono incorporati nei piatti. Alcune pietanze ospitano Presidi Slow Food accuratamente indicati: un miele, una mortadella, un pecorino e altre specialità che non ricordo.

Abbiamo optato per un menu di carne, ignorando il pesce deliberatamente. Il piatto del giorno sarebbe stato di pesce, ma non avevamo alcuna voglia – dato anche il clima autunnale di questo fine luglio 2011! – di mangiare cose di mare nell’entroterra toscano.

Il mio appetito mi ha consentito di assaggiare ben 4 portate. Sono molto fiera di questa cosa insolita. Ecco quello che abbiamo preso.

Antipasti

  • Toro Chianino marinato con Miele di api nere sicule (presidio slow food: da Apicoltura Amodeo di Termini Imerese, PA) e pecorino di fossa. A detta di Marito: squisito.
  • Cartoccio di farro biologico con pomodorini, pesto e pecorino muffone. Servito dentro ad una pellicola trasparente ben confezionata (ha un nome, ma non me lo ricordo!) per mantenere il calore, il farro godeva di un’ottima cottura, ma soprattutto ho trovato ottima la qualità dei semplici ingredienti che lo componevano.

Primo

  • Pici “al rogo estivo” con Mortadella di Prato (presidio slow food: della macelleria Conti di Prato). Davvero buoni, ricchi di sapore, appena piccanti, con gli ingredienti che si fondevano bene l’un con l’altro. Porzione assai abbondante.

Secondo

  • Tagliata di maiale delle selve con fonduta di pecorino e peperoncino biologico alla carta. Marito ha scelto il più piccante (11/10 di piccantezza) tra i 6-7 proposti tutti provenienti dall’azienda agricola Salvadori Rita de La California – Bibbona. Piccantezze disponibili: dai 4/10 in su.

Dessert

  • Abbiamo scelto un dolce della casa (pare che il tiramisu sia speciale, ma a noi non piace molto il tiramisu) a base di ricotta, marmellata di fichi e nocciole tritate. Accompagnato con vinsanto di Monteriggioni.

Vino

  • Non potendo io bere granché, abbiamo preso mezzo litro di sangiovese della casa, proveniente da Volterra. Nessun difetto. C’erano anche delle opzioni al bicchiere a prezzi normali (3,00-4,00 Euro a bicchiere). La carta dei vini, che ho soltanto sfogliato, mi è parsa più che onesta.

Spesa

Per 2 antipasti, 1 primo, 1 secondo, 1 dessert, 2 acque, vino, caffè e 2 vinsanti abbiamo speso 57,50 Euro che avrei pagato volentieri io se non mi fossi dimenticata il codice del Bancomat recentemente cambiato… Passo le giornate davanti al computer, immersa nella tecnologia e poi non riesco a far funzionare una carta per i pagamenti. Vabbè. Ha pagato Marito anche a questo giro.

Prima di arrivare alla valutazione finale annoto due cose che possono essere utili. La prima è che diversi piatti sono “Gf”, ovvero “gluten free” (senza glutine). La seconda è che il locale, che si auto-definisce “Enogrigliosteria” (suscitando un po’ di perplessità da parte nostra, ma sorvoliamo) è aperto anche a pranzo come self-service.

Il servizio è stato veloce, l’accoglienza piacevole e non invadente. Ad ogni boccone ci guardavamo soddisfatti per aver scelto un posto perfetto per la serata che volevamo trascorrere.

Io e Marito siamo indecisi tra le 4 e le 5 ganasce. Per questo diciamo 4 e mezzo e ci affidiamo a voi per altre valutazioni, che comprendano anche le portate di pesce e uno studio migliore della carta dei vini.

Appena usciti dal ristorante, abbiamo incontrato il giovane sindaco di Volterra, che Marito ha riconosciuto. Ci ha salutati in modo molto informale ed è stato simpatico e accogliente, riflettendo molto di quella Volterra che a noi piace tanto.


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