La Pieve – Montalcino (Siena)
La Pieve è un locale che faccio qualche fatica a classificare. È sostanzialmente un complesso organizzato intorno a un piccolissimo nucleo abitato medievale, composto da una chiesa (bella, parecchio) e le costruzioni collegate, tutte perfettamente restaurate, sulla strada di campagna circondata da vigne e olivi che passa davanti al castello di Poggio alle Mura (per i più marchettari Castello Banfi) nel comune di Montalcino.
L’ambiente fa molto Toscana country-chic. Gli ambienti sono belli e curati: noi abbiamo mangiato sotto una bella veranda che dava sui filari.
L’azienda ha vigneti propri e produce vino. L’offerta gastronomica è un buffet composto da un paio di amuse-bouche, un buffet (2 primi, 2 secondi, contorni) e dolce, a 30 euro più i vini.
La carta dei vini è piuttosto interessante con un’ovvia attenzione ai rossi locali.
Abbiamo mangiato:
- All’apertura, un involtino di salmone e verza e dei tocchetti di plumcake salato al prosciutto e fichi. Buoni.
- Acqua cotta. Fatta benissimo. Il miglior piatto della serata.
- Lasagnette con melanzane. Buone e non pesanti.
- Rollé di carne con prosciutto e spinaci (buono ma mi faceva un po’ mi’ ma’…)
- Insalata di pollo (buona)
- Verdure al forno e radicchio condito
- Per dolce un piattino con gelato alla crema con fico fresco/caramellato, un bocconcino di gelato rivestito di cioccolato, due biscottini al vino, un barattolino di mousse al caffé
- Da bere: una bottiglia di un bel prosecco, un blend sangiovese-merlot-petit verdot-sirah e non ricordo cosa (il più interessante della serata), un rosso di Montalcino corretto ma non memorabile. Acqua a volontà. Caffé.
Spesa per tutto questo: 40 gli adulti, 20 i marmocchi.
Che dire? Il posto è fantastico. Il servizio puntuale e competente. La qualità della cucina è alta e si coglie la grande attenzione alle materie prime, ma la serie dei piatti presentati mi ha lasciato un po’ così, facendomi soppesare parecchio il rapporto prezzo/beneficio.
Sarei quindi per assegnare 4 ganasce ma mi trattengo un pochino.
Tre e mezzo abbondanti.
La Pieve – Loc. Poggio alle Mura
Strada Provinciale Maremmana – 53024 Montalcino (Siena)
Tel. 0577816604 – www.lapievedipoggioallemura.it
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Ristorante Bellavista, Impruneta (Firenze)
Il Bellavista è il ristorante dell’albergo omonimo in Via della Croce 2, ad un passo dalla centralissima Piazza Buondelmonti a Impruneta (Fi).
Ho sempre cenato sulla terrazza che è la sommità del palazzo e la vista da lì è mozzafiato:
Impruneta è situata sul colle più alto della zona, quindi si spazia a 360 gradi.
I tavolini all’aperto sono apparecchiati con semplicità, il personale è attento, premuroso.si cena sempre con gli ospiti dell’albergo, quasi tutti stranieri.
La carta dei vini è buona, sono presenti alcuni “Supertuscany”, ma il gestore ha l’occhio attento
anche per altre fattorie emergenti.
Buona la scelta del chianti “I Sodi”, che di recente ha anche avuto un premio, notevolissima la riserva.
Gli antipasti sono semplici, con qualche guizzo creativo:l’ultima volta mi hanno servito un’insalata di cuori di carciofo crudi con scaglie di grana e pinoli; il loro olio, ottimo, è della zona.
Per primo prendo quasi sempre la pasta alla Chiantigiana, con un sugo di Cinta Senese che fa resuscitare i morti:quasi un piatto unico, quasi più carne che pasta.
Non male anche i tortelli che possono essere al tartufo o ai funghi.
Secondi:ho provato il loro fritto misto (pollo e coniglio) ed il loro pollo alla diavola.
Per una cena completa di: insalata di carciofi, tortelli al tartufo, pollo alla diavola, mezza bottiglia di chianti DOC e caffè, ho speso 42€.
La pecca la trovo nel menu, sempre uguale, ma chiedendo ci sono sempre dei piatti del giorno in più.
Dargli un voto non è semplice; a fronte di vere e proprie delizie, a volte ho sperimentato dei piatti che pur non essendo disdegnabili avevano senz’altro dei margini di miglioramento.
Tre ganasce e mezzo, tutto considerato.
Albergo Ristorante Bellavista tel.055 2011083, Impruneta.
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Ristorante Vipore – Lucca (LU)
RISTORANTE VIPORE
Via pieve santo stefano, 4469
55100 – Lucca (LU)
tel: 0583.394065
Ci sono stata ieri sera, portandoci i miei zii in visita dall’America. Volevo fargli gustare la cucina tipica toscana.
Eravamo in 10 (di cui 2 bambine).
Per arrivarci devi avere il navigatore con l’indirizzo esatto, altrimenti non si trova nessuna indicazione. Questo puo’ essere affascinante…
Il posto quando lo raggiungi è carino, anche se, pur mangiando in una veranda, non hai una vista delle colline a causa di una fitta vegetazione che occlude il panorama.
È alla buona e rustico… forse un po’ forzatamente rustico.
Quando ti siedi e apri il menu hai la sorpresa di apertura: gli antipasti costano da 10 Euro in su, e si tratta (per intenderci) di panzanella e insalata di farro!!
Abbiamo mangiato bene, ma niente di ricercato o particolare: antipasto misto (5) con panzanella, insalata di farro, insalata con frittata, bruschette; pasta fresca con pomodoro e salsiccia (2); pasta fresca con pomodoro e verdure (3); tordelli lucchesi (1); tagliata alle erbe (per 2 scarsa), pollo arrosto (1), rostinciana (1), gelato (6).
Servizio: una sola cameriera per tutto il ristorante e il proprietario che prendeva gli ordini.
Ambiente: un po’ trascurato (con tanto di ragnatele sotto le sedie!)… forse volutamente?
A farci compagnia durante la cena: 2 cani e 2 gatti.
Per non farla troppo lunga: l’abbiamo pagata cara!
Per quanto sopra + 2 bottiglie di vino della zona, acqua e 2 caffe’: 357 euro (NB: i gelati, 2 palline in una tazza da the: 7 euro cadauno!).
Ma qui arriva la sorpresa di chiusura: a fronte di un coperto di 4 euro a testa il proprietario ci ha chiesto di aggiungere al totale di cui sopra il servizio: “…bastano 50 euro”.
Insomma paghiamo 407 euro e il proprietario non toglie nemmeno un centesimo!!!
In altri posti con coperto da 4 euro ci hanno offerto prosecco di apertura, caffe’ e ammazza-caffe’… e il servizio era di prim’ordine.
Il voto complessivo e’ 2 ganasce e solo perche’ quello che abbiamo mangiato era buono (ma caro appestato!).
Sinceramente lo sconsigliamo e di sicuro non ci ritorneremo!
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Da Meino – Giglio Porto (GR)
Meino è un ristorante storico di Giglio Porto, ovviamente all’Isola del Giglio. È un ristorante estivo, dove la sala è su una piattaforma a sbalzo sul porto, abbastanza elegante. Appena arrivati sarete travolti dall’istrionico proprietario Fabio, che vi illustrerà con dovizia di particolari il menu.
La cucina di Meino è quasi tutta di pesce, come ci si aspetterebbe, ma ha anche piatti di carne a margine. Alterna piatti semplicissimi ad altri molto complessi, specie nei primi, spesso incredibilmente ricchi. Questa cosa si vedrà in quello che abbiamo mangiato.
Eravamo in quattro, tutti ben collaudati (l’anno scorso ci feci una cena memorabile…). Abbiamo esordito con dei moscardini in bianco (buoni), le acciughe ripiene ripassate (buone secondo il commensale), i classicissimi crostini di mare e, soprattutto, il piatto preso dalla Signora Ganascessa Moglie, delle seppioline saltate con pomodoro e cipolla clamorose.
Abbiamo proseguito con tre spaghetti alla Meino, uno dei piatti super complessi, molto ricco di ingredienti (parecchi tipi di molluschi e crostacei, pinoli e chissà cos’altro, non ricordo la lista. Lo presi l’anno scorso e me lo ricordo complicato ma buono, equilibrato senza eccessi. Capisco però che un primo simile possa impressionare molti. Io ho preso gli spaghetti alla paranzellaia: seppie e gamberi al nero di seppia, un piatto praticamente perfetto.
Le porzioni sono abbondanti, e a questo punto siamo passati ai dolci, unica nota strana, visto che ce n’erano disponibili solo tre. Abbiamo preso la crema catalana, buona e molto cremosa. Due caffé, due grappe, amaro della casa per tutti.
Da bere 2 bottiglie d’acqua e un franciacorta discreto a 33 euro. La carta non è male ma seconso me ci vorrebbe qualcosa di più caratterizzato. Per tutto quanto descritto: 47 euro a capoccia. Siamo usciti parecchio soddisfatti.
Il servizio è molto presente, a volte anche troppo: ci hanno chiesto se andava tutto bene 4 o 5 volte
. Tutti i ristoranti del porto comunque fanno più turni, quindi sono molto agili e aspetterete generalmente poco.
In definitiva, vista questa esperienza e le passate, consiglio Meino tranquillamente. Ha una cucina interessante e non scontata, con un gran rispetto per la materia prima (per esempio fanno l’insalata di mare tutta loro, con tutto fresco e condita il minimo sindacale, e i crudi sono veramente strepitosi.
Quattro ganasce a botta secca.
Da Meino
Via Umberto I, 58012 Isola del Giglio Grosseto, Italia
+39 0564 809228
(la mappa è parecchio approssimata)
Ristorante Forever – loc. Castorno, Marciana Marina (LI)
Ristorante Forever – loc. Castorno, Marciana Marina (Isola d’Elba), Strada Provinciale per Poggio
ex ‘Il Boschetto’, tel. 335 6181042 – ristoranteforever@virgilio.it
Ho cenato al Forever un venerdì di luglio, l’ultimo di una breve vacanza nella splendida Isola d’Elba. Il locale si raggiunge da Marciana Marina, seguendo la Provicnciale per Poggio: si prende poi una strada sterrata, sulla sinistra, dove si trova l’indicazione per il ristorante; prima si chiamava Il Boschetto, e visto com’è inserito nella vegetazione non viene da chiedersi il perchè. Il locale è molto bello: con le sue pareti in vetro e sembra affacciarsi, oltre che su un giardino curatissimo, sul paesaggio. I pavimenti sono in legno e appena si entra c’è un bell’american bar. L’apparecchiatura è curata: tovaglia bianca e posate semplici ma raffinate. Ci accomodiamo a un tavolo da cui ci godiamo la vista di Poggio. La cameriera, gentile e professionale, ci spiega il menu con particolari dettagliati: grazie ai suoi consigli, per la prima volta, da quando siamo all’Elba beviamo un buon bianco, un Vermentino Cecilia (16 euro, cifra piu’ che onesta, considerato è lo stesso prezzo che abbiamo pagato per vini molto meno meritevoli)… Per prima cosa ordiniamo due antipasti misti di mare: un tentacolo di polpo lesso appoggiato su due fette di patate (lesse) e condito con un pesto di prezzemolo e aglio finissimo, quasi un filo decorativo; un piccolo filetto di aricciola con una julienne di verdure agrodolci, appena spadellati; un crostino di pesce (sempre aricciola, credo, al pomodoto); due stupende acciughe fritte (ne’ troppo secche ne’ troppo saporite, come a volte succede) e infine una zuppettina di vongole al pomodoro, centrale, in una coppettina squadrata bianca (prezzo: 16 euro l’uno). L’antipasto è davvero buono, anche se il polpo, come ci era stato detto dalla cameriera, era cucinato ‘all’elbana’, cioè in modo che resti ‘croccante’: per i miei gusti era poco cotto, ma comunque gradevole. Da segnalare che con il pane ci viene servita una schiaccia integrale preparata dal cuoco, finita in un batter d’occhio. Per primo piatto io ho scelto gli spaghetti alle vongole veraci con pistacchi di bronte (13 euro): un piatto ricco, dove le vongole non mancavano e incidevano anche sulla sapidità del tutto, con spaghetti tipo 5 cotti alla perfezione e pistacchi tritati a completamento; molto buono, un gusto un po’ diverso dal solito per i pistacchi che coloravano e insaporivano il tutto. Mio marito (il Flaco) ha preso gnocchi al polpo (12 euro): gnocchi veri, chiaramente fatti in casa, con un sugo di polpo a piccoli pezzi, ben aromatizzato ma soprattutto ben legato dal pomodoro. Visto che le porzioni sono abbondanti, passiamo subito al dolce: un semifreddo alle mandorle, completo di cristalli di caramello e foglie di mandorle e una deliziosa crostata alla mousse di cioccolata, dove il sottile strato di frolla non era soverchiato dallo strato di mousse, compatta ma non stucchevole (6 euro l’uno). Abbiamo finito con un caffè e una grappa; il conto finale era di 96,50 euro ma, siccome avevamo prenotato prima delle 19, abbiamo avuto uno sconto del 10% e la spesa finale è stata di 85 euro.
Il mio voto finale, visto come abbiamo mangiato, sarebbe di quattro ganasce; ma vista la bellezza del locale e della cornice verde, l’accuratezza del servizio e considerato che è il ristorante dove abbiamo mangiato meglio, aggiungo una mezza ganascia a mo’ di lode. E, ovviamente, ci ritorno di si’uro!
Ferie di ferragosto
O bene, anche quest’anno me ne vado in ferie. Butterò un occhio pigro sul blog un giorno sì e due no, quindi comportatevi bene e non fate casino (ma tanto siete bravi di solito…).
Se trovate qualche posto toscano divertente in vacanza, scrivetene, mi raccomando…
Buon ferragosto a tutti.
Ristorante Enoteca Del Duca – Volterra (PI)
Ristorante Enoteca Del Duca
via di Castello, 2
http://www.enoteca-delduca-ristorante.it/
Questo ristorante lo puntavamo da tempo. Ogni volta che ci passavamo, però, lo scartavamo per i prezzi un po’ troppo importanti per le nostre tasche. Alla fine, ieri sera ci siamo decisi (dopo una brutta esperienza a pranzo!) e abbiamo prenotato dal “Del Duca”, ignari che la recensione che avremmo poi compilato per ciritorno.it sarebbe stata una delle più difficili…
Orario: otto e mezzo. Genuino Del Duca, “chef patron” insieme alla moglie Ivana, si è raccomandato di avvertire in caso di ritardo. Non ritardiamo, anzi. Arriviamo con un po’ di anticipo, così abbiamo il tempo di studiare bene il menu.
La mia gravidanza fa sì che alcuni piatti meravigliosi della cucina toscana mi siano proibiti: niente fiorentina, niente carne al sangue, pochissimo vino. Per questo cerchiamo una qualità eccellente, un po’ per consolarci… E il menu promette benissimo.Veniamo ai dunque…
Menu (panoramica)
Intanto: niente pesce. Soltanto carne e verdura. Tanti antipasti, primi e secondi anche a base di cacciagione (piccione, cinghiale, coniglio, vitello, ecc), con prezzi a portata che vanno dagli 8,00 Euro ai 19,00 (per i piatti dove c’è il “Tartufo di Volterra” che non ho mai avuto il piacere di assaggiare). Tutto è descritto con accuratezza ed il personale risponde cortesemente alle domande sul contenuto e sulla cottura degli alimenti.
Carta dei vini
Gi-gan-te. Prezzi da normali ad astronomici (ci salta all’occhio un Sassicaia del ’97 da quasi mille euro, ehm), ampia proposta locale e nazionale. Ci si può davvero sbizzarrire nella scelta dell’etichetta della serata. (Lo faremmo volentieri, ma sempre per i gioiosi motivi personali di cui sopra ci limitiamo al bicchiere di vino indigeno!)
La nostra scelta
- Antipasti: un patè di fegato per me e una terrina di piccione con ristretto al balsamico e pistacchi per Marito. Ottimi. (Porzione piccola per il patè, grande per il piccione). Davvero particolare la terrina, che cercherò di descrivervi come posso… Immaginatevi due fette triangolari, alte poco meno di un centimetro, contenenti carne di piccione, pistacchi e aromi in una sorta di gelatina molto leggera, contornate da foglie di salvia e una fetta di lardo di colonnata. Piatto freddo, dal sapore molto ricco e nuovo, da condividere (perché Marito dice che dopo la prima fetta “stucca” un po’).
- Primo: un primo per Marito, Pappardelle del Cacciatore (al cinghiale). La pappardella è di ottima qualità, il sugo è di solo cinghiale sbriciolato (peccato per quei due-tre ossicini che ci abbiamo trovato!). Ampia porzione.
- Secondo: Coniglio con olive taggiasche e capperi (di non ricordo dove). Servito in un piatto ampio, porzione più che sufficiente, con purtroppo un triste liquido di cottura denso sotto i pezzi di carne, le deliziose olive e i rampanti capperi dal gambo lungo. Cottura del coniglio non perfetta (sob!). Il piatto peggiore della nostra serata.
- Contorno: verdure di stagione cotte, ovvero pomodoro, zucchine, radicchio, melanzane e peperoni cotti tipo al vapore. Niente di che. Porzione non piccola.
- Dessert: soufflé al cioccolato con crema inglese. Buonissimo, caldo, con il cioccolato appena troppo dolce (per i miei gusti) all’interno.
- Vini: due bicchieri di vino rosso di Volterra, buono. Come aperitivo un prosecco per Marito (ce lo hanno proposto appena ci siamo seduti, noi abbiamo accettato, ma poi l’abbiamo anche pagato! Sob!), anche questo buono.
- Altro: un caffè d’orzo per me, servito in un modo inedito: doppio piatto per la tazzina, tazzina con coperchio! Mi ha entusiasmata. Rido.
Ambiente, servizio, considerazioni quasi finali
L’ambiente è delizioso. All’interno (deserto, visto che siamo a fine luglio) ampi tavoli apparecchiati con piatti bellissimi e decorati promettono cene e pranzi indimenticabili. Il locale comunica subito che siamo in un “Ristorante famoso”. Pubblicazioni e recensioni sparse qua e là. Il bagno è curato (e offre anche il Viava con tanto di spazzola e un talco) e diviso per uomini e donne. C’è il guardaroba, e ad accoglierci, subito, arriva una cagnolina piccola ed educata che si chiama Moretta. La sua presenza rende tutto molto familiare e piacevole.
Il personale (quasi tutti membri della famiglia) è educatissimo e – cosa rara! – parla benissimo anche inglese e francese. Forse anche tedesco, ma non abbiamo modo di verificare. Fuori i tavoli sono distanti e ben posizionati, all’interno di una corte tra mura antiche che è romantica e amichevole allo stesso tempo.
Genuino Del Duca sta fuori alla brace, ovvero al Barbecue. Vediamo passare delle bistecche giganti (che costano, a memoria, 4,70 Euro/hg) e gli ospiti vicini a noi le mangiano con gusto e soddisfazione. Sembrano davvero contenti. Ci ripromettiamo che, se torneremo, sarà quando potremo ordinarne una! E qui arriva il difficile di questa recensione…
…Perché, nonostante tutto quel che ci si presenta nel piatto sia buono, abbiamo l’impressione che questo tutto risponda ad un canone di cucina internazionale che è di alto livello, sì, ma… detto con parole mie… alla fine sa un po’ di (buonissimo, per l’amor del cielo!) brodo di carne. E ci viene il dubbio che, se avessimo potuto scegliere un vino dalla carta per accompagnare un bisteccone gigante, la nostra conclusione sarebbe stata totalmente diversa.
Prezzi, spesa
Riguardo ai prezzi, sono medio-alti. Noi abbiamo scelto portate non esageratamente care. Gli antipasti 8,00 e 9,00 Euro; il primo 9,00 Euro; il coniglio 12,00 Euro; il contorno 6,00 Euro, così come il dolce. Il totale per due è di 73,00 Euro.
Ci diciamo che nella nostra condizione siamo stati leggermente svantaggiati e che forse con un’altra ventina d’euro, potendo scegliere qualsiasi cosa, avremmo goduto esageratamente di più.
Piccola nota e valutazione
Una cosa che notiamo è il clima un po’ cameratesco che c’è tra alcuni clienti e i proprietari. Di tanto in tanto alcune persone si avvicinano alla griglia dove Genuino regna sovrano, e ridono, scherzano e fanno battute rumorose e ridanciane, cosa che ci fa intuire che questo ristorante abbia una clientela (anche straniera) affezionatissima e grata. L’ambiente raccolto e i campanelli che suonano per avvertire che le portate sono pronte, poi, ci fanno dimenticare dove siamo, e ci fanno sentire dentro ad una sorta di racconto dove però non siamo protagonisti, né aiutanti, né spettatori… Forse la cagnolina Moretta questo lo capisce, e viene da noi a farsi coccolare per ben tre volte. Alla fine usciamo soddisfatti per esserci tolti questa curiosità volterrana, e un dubbio ci assale: ma quante (cavolo di) ganasce diamo al “Del Duca”?
Tre perché sapeva tutto di brodo? No, tre è ingeneroso. Questo posto ne vuole cinque. Ma non è da cinque! Ma la carta dei vini è meravigliosa e non abbiamo assaggiato la bistecca. È vero, ma non si danno cinque ganasce per una bistecca che non si è mangiato. Giusto. E quindi, oscillando tra tanto e poco, diamo un fiducioso e claudicante 4-ganasce. Tornateci, e fateci sapere!
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