La Madia – Pontasserchio (Pisa)
Salve, leggendo i post presenti su CIRITORNO, mi sembra che manchi l’aggiornamento sulla nuova gestione di questo ristorante. Ancora? Sì, sembra che questa parta bene, vedremo.
Credo di poter dire che dopo tanti cambio gestione ci si possa trovare la cucina che ci s’aspetta in questo locale di Pontasserchio.
Ci sono tre sale a disposizione (più l’esterno, d’estate). Noi eravamo in due, ci siamo accomodati nella prima sala, colorata, accogliente.
Il servizio è stato rapido, anche se essendo di settimana non c’era tanta gente.
Abbiamo preso due antipasti della casa La Madia, appunto, che consistevano in quattro assaggi di mare di quelli che ti mettono un po’ in crisi, nel senso che già ti riempiono.
Ci hanno detto che variano a seconda della disponibilità, a noi c’è toccato crostini con moscardini (interi, non a pezzetti), impepata di cozze, baccalà alla pisana e per ultimo totani con peperoni.
S’era convinti di prendere primo e secondo, ma abbiamo dovuto cambiare rotta dopo queste quattro portate.
Io ho mollato il secondo, la mia donna ha ceduto sulla pizza (cottura con forno a legna), quindi tagliolini all’imperiale per me (con gamberetti, zucchine e curry) e pizza La Madia (con frutti di mare) per lei.
La pizza era enorme, con le donne si sa… non ce l’ha fatta.
Io invece ho con piacere gustato i tagliolini godendo del contrasto portato dal curry.
Il vino, inutile a dirlo, un bianco: uno Chardonnay della Tenuta Luisa. (La carta è ben fornita, inoltre ci sono dei vini fuori lista sugli scaffali).
Un solo dolce da dividere con la donna, ero satollo :O) quindi due caffè, ah il dolce era una torta di mele con uvetta e pinoli, di loro produzione (come tutti, credo).
Andiamo alla cassa e ce ne usciamo con una spesa di €60 (15€ per il vino e 11€ per ogni antipasto, 10€ il primo e 8€ per la pizza.
Ci è scappato anche l’amaro offerto, uno nuovo che stanno pubblicizzando in più locali, ho visto. Non ne faccio pubblicità.
Andiamo al dunque, il posto lo trovo accogliente, sobrio.
I prezzi li ho trovati nella media, visto la cura e la quantità dei piatti. Il vino ha inciso un bel po’ ma penso che se lo sia meritato.
Il servizio è rapido, la cortesia e disponibilità non manca.
Io credo che le sue tre ganasce e mezzo se le meriti (non dico quattro, per quanto scritto nella guida sulle tovaglie
), ma vorrei leggere degli altri pareri ( o magari il mio stesso, appena ci ritornerò) per consolidare il voto.
A voi la parola.
Ristorante Pizzeria La madia - via Che Guevara, 117 – Pontasserchio - San Giuliano Terme, Pisa
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Buon Natale e Buon 2012
Un Buon Natale e tanti auguri per un Felice e Prospero Anno Nuovo a tutti voi.
Per me l’anno che sta per finire è stato terribile e meraviglioso: che il prossima perda il “terribile” e rimanga per tutti solo la meraviglia.
PS. Se poi volete mettere nei commenti le vostre ricette di Natale, ben vengano. Sono curioso come i gatti…
Quicumque unum bene olet stercus suum
“Quicumque unum bene olet stercum suum”. E’ un latino abbastanza trasparente, e non credo necessiti di traduzione, comunque a Livorno viene reso con: “A ogni bodda, ni garba ir su’ boddino”. (A Napoli: “Ogni scarafone è bello a mamma soia”").
Tutto ciò per introdurre un argomento di discussione: la cucina delle casalinghe.
Pur con tutte le eccezioni del mondo, sostengo che, in generale, le casalinghe non sanno cucinare. Non vuole essere una presa di posizione maschilista, sia ben chiaro che ho il massimo rispetto per tutte le donne che si danno da fare di continuo per mandare avanti la baracca. La mia è una semplice considerazione culinaria.
A mo’ d’esempio, consideriamo la crostata, e confrontiamo fra di loro la CROSTATA DI PASTICCERIA e la CROSTATA CASALINGA.
La crostata di pasticceria si presenta di solito con la pasta frolla di uno spessore intorno al centimetro, ben cotta senza essere bruciata, con sopra uno strato di marmellata di 7 – 8 mm. La marmellata non è rinseccolita, non è troppo carica di zucchero, abbastanza morbida, e conserva ancora il sapore e il colore della frutta originaria. La pasta è frolla, cioè si sbriciola in bocca e non impasta i denti. Sono possibili molte varianti, ma il denominatore comune è questo (ci sono anche i pasticcieri che non sanno lavorare, ma quelli lasciamoli perdere).
La crostata casalinga si presenta invece con la pasta di circa 25 – 30 mm, abbastanza cruda all’interno, con uno strato di marmellata di 2 mm, completamente caramellizzata, in pratica uno straterello dolce e nerastro, appiccicoso sui denti, che potrebbe essere qualunque cosa (del tutto impossibile individuare il tipo di frutta). La pasta è di solito lievitata, con effetto “gesso in bocca”, e non si riesce ad inghiottirla se non bevendo qualcosa.
E’ mai possibile che una persona sana di mente non si accorga della differenza? Perché una casalinga non si mette a considerare obiettivamente la cosa, e dice: “Mi è venuta un vero schifo, sarà meglio cambiare qualcosa”? Completa mancanza di distacco critico, me lo spiego solo con il proverbio citato all’inizio. Il bello è che a molta gente piace più quella casalinga che quella di pasticceria!
“Questa marmellata l’ho fatta io, e si sente!”
Si sente sì, sembra zucchero caramellato, per capire di cos’è fatta bisogna domandarlo! (Se l’avessi fatta io, e qualcuno mi domandasse di cos’è, andrei a buttarla via subito).
Dite quel che vi pare, ma quando in cucina c’è un professionista, la differenza si sente.
Il discorso è frivolo, ma potrebbe diventare serio, e si potrebbe parlare di quelli che sono i meccanismi per cui qualcosa ci piace o non ci piace. Evidentemente, nel caso della cucina casalinga, il metro di giudizio viene falsato da valenze affettive, nostalgie, associazioni di idee del tipo “mi ricorda quella che faceva la mi’ nonna”, e così via. Tutto fuori che una valutazione obiettiva.
In definitiva, per giudicare bene un piatto, non bisogna voler bene al cuoco.
Stuzzicheria di mare – Livorno
Evidentemente sta diventando di moda. Ce n’è un’altra a Cecina Mare (vedi rece), e adesso anche a Livorno.
E’ il vecchio pesciaiolo di Borgo Cappuccini, quello accanto alla “Cantina Senese”, che si è trasferito in Piazza Mazzini iniziando l’attività di ristorazione.
All’ ingresso ci si trova in pescheria, pura e semplice, con il bancone del pesce e il ghiaccio tritato. Verso il fondo però si nota qualcosa di diverso, perché si vedono vassoi di stuzzichini di vario genere. In questa prima stanza ci sono solo alcune mensole lungo le pareti, con sgabelli alti, per aperitivi e, appunto, stuzzichini. Un cartello avvisa: “Il pesce cucinato ha una maggiorazione del 20%”. (Probabilmente si riferisce all’asporto).
Un corridoio abbastanza lungo porta poi alla saletta sul retro, arredata con tavoli rustici, pavimento in cotto, travi a vista. (Del resto, siamo in uno dei fabbricati storici di Piazza Mazzini). L’ambiente è accogliente ma spartano. Per intenderci: tovagliette di carta e piatti di plastica. I bicchieri però son di vetro, e due a commensale.
Che ci si mangia? dunque, io ci sono stato varie volte, in pausa pranzo, e anche per un pasto più impegnativo.
Ho avuto modo di assaggiare il loro antipasto, che coincide in pratica con gli stuzzichini: baccalà sotto pesto (in realtà marinato), ottimo, crostini con alici (autoprodotte), olive e melanzane marinate, acciughe alla povera, fagioli con gamberi, zerri marinati.
Poi una frittura di gamberi, calamari e paranza. Paranza ottima e freschissima, ma una nota particolare per i gamberi, non microscopici come avviene di solito nel fritto.
Dolci: cantuccini e ricciarelli autoprodotti, con un bicchierino di vinsanto. Vino sfuso cancarone (Ce n’è però anche di migliore).
Per tutto ciò, una spesa di € 20,00.
In un’altra occasione avevo anche assaggiato la pasta alle cicale e il riso nero, veramente buono.
Quando ci si va in pausa pranzo, prendendo un solo piatto e un dolce, la spesa si aggira intorno ai 7 euro.
Che dire?
Il pesce è buono, fresco, cucinato in maniera essenziale. Innovazione non ce n’è, né poca né tanta, perché sono i piatti classici della cucina livornese. Considerando il prezzo decisamente modesto, mi sembra ora come ora uno dei posti migliori a Livorno per una mangiata di pesce tradizionale, ovviamente se ci piace un posto “alla buona”.
Poi, non so perché, ma quando sono lì dentro mi viene sempre in mente il vecchio detto: “Il modo migliore per affrontare le tempeste, è seduti al tavolo dell’osteria”.
Speriamo che i prezzi bassi non siano un ”effetto iniziale”, come usa spesso in molti esercizi commerciali. Tre ganasce le merita ampiamente.
Stuzzicheria di Mare.
Piazza Mazzini 66 Livorno.
Tel.0586881121
Trattoria la Lupa – Livorno
Salve a tutti. Premetto che questa è la mia prima recensione. Vorrei descrivervi la mia esperienza alla trattoria la Lupa, che si trova a Livorno in via del Testaio 21 (www.trattorialalupa.it). Sono andato alla Lupa circa due settimane fa per una cena di lavoro insieme ad altre 30 persone. Il locale è molto accogliente ed elegante e può contenere fino a un massimo, credo, di 50 coperti. Essendo una cena di lavoro per 30 persone, avevamo preventivamente concordato il menù con i proprietari del locale. Il menù era il seguente:
- Misto di antipasti di mare caldi
- Bittico di primi: penne ai crostacei, crespelle gratinate con gamberoni e funghi
- Come secondo: grigliate miste di pesce, fritture
- Tre tipi di vini bianchi: Vermentino di Bolgheri, Müller Turgau, Traminer
La cena è iniziata subito male, infatti gli antipasti sono stati serviti dopo un’ora dall’inizio della cena che complessivamente è durata ben quattro ore. Gli antipasti misti consistevano in una vellutata di pesce che denotava un eccessivo uso dell’aglio, una insalata di polpo, del baccalà in tempura su fagioli al sugo (il sapore dei fagioli copriva tutto il resto), una fettina di salmone marinato, delle cozze al latte e del branzino crudo ricoperto di polvere di cacao (piatto dal gusto molto anonimo). Il bittico di primi era composto da una crespella con gamberoni e funghi sommersa di besciamella e da un piatto di penne ai crostacei. Le penne erano buone anche se la pasta era un pò troppo al dente. Per finire una grigliata mista di pesce, abbondante e fatta di pesce evidentemente fresco e una frittura, anche questa buona nel complesso, anche se a causa di un servizio molto lento è arrivata in tavola un pò fredda. Come avrete capito il giudizio complessivo della cena è abbastanza insoddisfacente, sia per il lacunoso servizio che per la qualità approssimativa delle portate.
Il prezzo a persona è stato di 40 euro che non è poco per la quantità di portate della cena ma eccessivo per la qualità delle stesse.
Nel complesso direi 2 ganasce e NON CI RITORNO.
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Ristopescheria “Da Mery” – Cecina Mare (Livorno)
I notabili di paese sono più insopportabili di quelli di città. Quelli di città di solito un certo stile lo mantengono, ma quelli di paese si avvicinano sensibilmente alla categoria “villan rifatto” (detti anche, in livornese, “pidocchi rivestiti”).
Oggi nel locale in questione, ad un tavolo neanche troppo vicino, ce n’erano quattro, e uno di loro, con la voce “congenitamente amplificata” ci ha ammannito la sua visione del mondo. Ho così potuto imparare che la crisi mondiale è colpa di Barack Obama, che ha fatto una politica sbagliata, che avrebbe dovuto licenziare certuni, e assumere certi altri… Peccato davvero che, prima di insediarsi alla Casa Bianca, non sia passato da Marina di Cecina per farsi consigliare.
Tutto ciò però non è certo colpa del gestore, credo anzi che gli abbiano dato fastidio come a me, e allora sarà meglio cominciare da capo. Scusate per il piccolo sfogo.
Il locale, pescheria storica di Cecina Marina, è oggi un incrocio fra un ristorante e una pescheria, secondo una formula che sta venendo di moda (ce n’è un altro a Livorno, e fra breve ve ne parlerò). Nella fattispecie, più ristorante che pescheria.
Appena si entra c’è il bancone del pesce, peraltro in vendita al minuto e all’ingrosso. Sul fondo della stanza il bancone del bar, e poi una veranda coperta che funge da sala. L’ambiente è decisamente gradevole, in bianco e blu, e ricorda certe baracche della spiaggia, con il pavimento di assi di legno e il soffitto a travicelli. Apparecchiatura essenziale, moderna e lineare.
Purtroppo oggi imperversava il Libeccio, e il bancone era desolantemente vuoto. Il menù quindi offriva principalmente cozze, vongole, pesci da allevamento o di facile conservabilità.
Io ho preso un antipasto cotto (il crudo non c’era, causa mareggiata), composto da cinque assaggi: baccalà mantecato su patata croccante, baccalà al vapore in foglia di cavolo, insalatina di totani e sedano con bottarga di muggini autoprodotta, filetto di aringa su cucchiaiata di risotto, sarde in saor. Nel complesso buono e insolito.
Saltando il secondo, sono passato ad un piatto di seppie con piselli, servite anch’esse con patate croccanti. Decisamente di buon livello.
Per dessert, una sfogliatina con mele flambée e crema “alle rape” (?). La sfogliata era buona e croccante, le mele gradevoli, ma francamente le rape non ce le ho sentite.
Un bicchiere di pinot di buona qualità.
Lati positivi: ambiente piacevole, qualità, servizio curato ed attento, toilette irreprensibile, lista dei vini, vini al bicchiere.
Lati negativi: il menù è recitato a voce, il che impedisce di scegliere con calma. Ho sentito che c’erano anche gnocchi neri alle seppie, carbonara di mare, spaghetti ai frutti di mare e gamberi, filetto di branzino al cartoccio, frittura mista, catalana. Visto che il menù è tutto pesce, potrebbero anche fare uno sforzo e mettere i coltelli da pesce.
Spesa: 40 euro, che francamente non sono pochi.
Votazione: quattro ganasce, per la qualità dei prodotti, e per la voglia di uscire dal banale. Di sicuro in cucina hanno una mano molto sicura. Vale senz’altro la pena tornarci, con il mare più calmo, per provare un assortimento più vasto.
Dimenticavo: all’esterno c’è un vecchio gozzo trasformato in bancone da mescita, evidentemente usato per aperitivi e stuzzicheria nelle serate estive.
Ristopescheria “Da Mery”
Viale Galliano 5 – Cecina Mare (LI)
Tel. 0586620519 – 3398488632 – 3493111365
www.ristopescheria.com – damery@ristopescheria.it
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