Osteria Santa Caterina – Pisa

Cosa si fa il sabato sera, quando si decide di rimanere fuori a cena in centro, non si vuole né una pizza né un panino e neppure si vuole spendere troppo? Si vaga per la città senza meta.
Dopo aver inutilmente bussato a tutti i ristoranti della zona del casino (pardon: movida), ci allontaniamo dall’ombelico di Pisa ed arriviamo all’osteria Santa Caterina, in via Santa Cecilia n. 34.
Il menu fuori della porta presenta piatti in gran parte banali e non è particolarmente allettante, però abbiamo fame e il locale è mezzo vuoto. Entriamo.
Le stanze sono arredate in maniera semplice e l’ambiente è poco rumoroso, il cameriere è cortese e il bagno è pulito: per me non è poco.
Siamo in tre e prendiamo ravioli di mucco pisano al ragù e ravioli di coniglio al ragù bianco: sono buoni ma le porzioni sono decisamente scarse. Altri primi disponibili sono la zuppa, i pici al ragù, il risotto al tartufo ed altro che non ricordo. Noto che sul menu abbondano gli asterischi dei prodotti surgelati. Tra i secondi ci sono le tagliate (ai porcini, al tartufo o parmigiano e rucola), scaloppina i funghi, del pesce arrosto, grigliata di mare ed altro. Anche qui abbondano gli asterischi, anche sulle patate al forno. Guardo le porzioni dei tavoli vicini e mi rifiuto di spendere 15 euro per una tagliata di tre fette. Abbiamo l’idea di ripiegare sugli antipasti. Domando al cameriere cosa c’è nei formaggi con marmellate. Alla risposta pecorino toscano – gorgonzola – emmenthal getto la spugna.
Una di noi prende un’altra porzione di ravioli poi passiamo al dolce. Sono buoni ma le porzioni sono scarse.
Totale per quattri primi, tre dolci, acqua, mezzo litro di rosso discreto: 58 euro.
Ho calmato l’appetito a fette di pane e tornato a casa c’è voluto il “rinforzino del Mascetti”.
2 ganasce e mezzoL’impressione generale è quello di un posto che non è più quello di una volta e lo consiglio solo ai disappetenti. Per me non più di due ganasce e mezzo.
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3 pensieri su “Osteria Santa Caterina – Pisa

  1. se non vado errato era la sede della Clessidra prima che si trasferisse all ex Cagliostro!
    e sicuramente era tutt’altra cosa ! Peccato !

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  2. E qui si ritorna al discorso delle ganasce; perchè se a un posto consigliato ai disappetenti si danno due ganasce e mezzo, e alla Vecchia Bettola tre e mezzo, c’è qualcosa che non quadra. Per me a un locale per disappetenti di ganasce non se ne parla.
    Per me, naturalmente!

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