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La Rondinaia – Guasticce (Collesalvetti – Livorno)

Il posto è bellissimo. Una vecchia fattoria trasformata in ristorante, sulle colline appena fuori Guasticce, una frazione del comune di Collesalvetti. La gestione del locale si fa un punto d’onore di usare materie prime di alta qualità e, per quanto possibile, a chilometro zero. Grande parcheggio, fontane, piscina. L’interno è sul rustico-elegante. Travi a vista, pavimenti in cotto. Appena si entra, il bel focolare per le grigliate, ed il forno nel quale cuociono il pane di propria produzione e, di tanto in tanto, le pizze.

Tavoli ben distanziati, apparecchiatura di gran classe, con tovaglie e coprimacchia sui toni del beige, belle stoviglie, tre bicchieri a commensale (acqua, vino e flûte).

Il servizio è premuroso ed attento: veniamo accompagnati al tavolo, e seguiti per tutta la cena (unica, piccola sbavatura: la ragazza che porta via i piatti me li impila davanti…).

Si inizia con un amuse bouche: una pallina di ricotta, caviale di melanzane e grano tostato, accompagnata da un calice di prosecco, tutto molto buono.

Primi: quasi tutti prendono un “granotto” allo zafferano, cioè grano trattato come risotto, e dicono che sia molto buono. Un altro commensale dei paccheri, ed io una carbonara di mare, che mi interessava confrontare con altre assaggiate altrove. Era buona, ma secondo me giocata un po’ troppo sui toni dell’affumicato. Gusti personali, comunque.

Per secondo, visto che c’era la griglia (vera!), bistecca per tutti. (Ce ne sono volute due da oltre un chilo, visto che eravamo in cinque). Squisita. Tenerissima, sugosa, giustamente al sangue.

Dessert varii, tra cui una rivisitazione di Tarte Tatin, cioè un tortino di mele caldo, molto buono.

Porzioni molto generose, fra l’altro.

Da bere, un rosso di Bibbona (?) di cui non ricordo niente, salvo che era buono. La carta dei vini aveva tante cose, con ricarichi ragionevoli (ho visto il chianti “I Sodi del Paretaio” a 12 €).

Caffè, amari, etc.

E’ stata una cena di gran livello, per la quale abbiamo speso € 56 a testa. Caro, ma c’erano due bistecche, e tutto il resto. Mi ha anche fatto piacere incontrarci il sindaco di Collesalvetti, un caro amico che non vedevo da parecchio tempo…

4 ganasce e mezzoQuattro ganasce e mezzo. E quasi quasi…

Certo che ciritorno.
www.larondinaia.it – VIA DELLA CHIESA 65 – 57014 Collesalvetti (LI) – 0586 983002

 

Ristorante Centrale – Cremona.

Il lato più notevole di questo locale è il suo aspetto: deve esser rimasto sostanzialmente immutato da quando è stato aperto, ai primi del ‘900.   Insomma, si capisce che era (è) il locale “buono” del centro cittadino, quello un po’ vecchiotto ma di solida tradizione, con una clientela altrettanto solida e stabilita, dove vanno a pranzo i notabili che non devono fare i conti con i minuti della pausa pranzo, ma possono farlo con tutto agio e comodità. Un po’ come il “Cambio” a Torino.

L’arredo è Art Déco un po’ attenuato, molto caratteristico: soffitto con vetri colorati, grande bancone e mobili in legno lucido, tavoli ben apparecchiati con doppi bicchieri a stelo. Solo le toilettes sono un po’ fantasiose…

Abbiamo mangiato:

Tortelli di zucca, con burro fuso, grana e semi di papavero, ottimi.

Bollito misto (lingua, manzo, cotechino, testina di maiale) con mostarda e salsa verde, molto buono, con contorno di insalata.

Crostata con marmellata, molto buona.

Da bere: Barbera Pietro Rossi 2014, buona.

Il servizio è stato tutto sommato buono, anche se l’acqua ho dovuto richiederla due volte…

Come potrete capire, è andato tutto bene, ma quello che non va è il prezzo: per tutto quanto sopra, ben 35 euro, che è decisamente troppo. Per questa cifra, potevano benissimo starci un antipasto (c’erano dei bellissimi culatelli in vetrina) e magari un altro primo.

3 ganascePer tutti questi motivi, diciamo tre ganasce, ed è un peccato, perché avrebbero potuto essere anche quattro. Ciritorno? Non saprei. Forse sì, forse no.

Vicolo Pertusio, 4, 26100 Cremona CR

Da Aurelio – Bar buffet al Cisternino (Livorno).

Il locale a Livorno è famoso, un bar che si sta evolvendo verso la ristorazione, essendosi dotato, fra l’altro, di un forno a legna.

Lo stile è quello del buffet, cioè bisogna andare al bancone a prendere il vassoio con le ordinazioni.

Il cisternino (la località è chiamata così per la presenza di una cisterna dell’acquedotto del Poccianti: fa da pendant al cisternone, evidentemente) è un posto classico per le scampagnate dei livornesi, anche perché c’è un bel prato sotto i pini.

Ho avuto l’idea, non brillantissima, di andarci per Pasquetta: in effetti, c’era mezza Livorno (l’altra mezza, probabilmente, a S. Rossore). Questo ha fatto sì che anche dentro il locale ci fosse una bella fila (mezz’ora).

Come ci si mangia? Benino. Ero lì con mamma e zia, ed abbiamo preso due zuppe alla toscana (ribollita, in definitiva), servite con cipolla cruda come usa qui, e lasagne al forno. Poi due roast-beef  ed un piatto di salumi (buoni) e formaggi. Patate al cartoccio di contorno, mezzo litro di rosso (buono), e due fette di crostata. Il menù è piuttosto limitato, e prevedeva in più soltanto tacchino arrosto, parmigiana di melanzane e mozzarella di bufala con pomodori. Naturalmente fa anche asporto.

Il grande afflusso forse non ha reso giustizia al locale: per dire, quel che doveva esser caldo, era solo tiepido…

La spesa è stata molto modesta: € 12 a testa.

2 ganascePer ora direi due ganasce, suscettibili di aumento. Ciritorno? Direi di sì, in un giorno più tranquillo, per approfondire la conoscenza.

Via delle Sorgenti n’ 429 57121 Livorno – 0586 409238

Il primo piano del mercato centrale di Firenze – Recensione multipla.

Continuando ancora, di tanto in tanto, le mie trasferte fiorentine, ho avuto occasione di frequentare più volte il primo piano in questione che, come noto, è stato trasformato in una sorta di “salone di specialità alimentari”, che vorrebbero essere di un certo livello (prima c’erano frutta e verdura).

Oggi sono stato da “Savigni“, stand specializzato in carni e grigliate a carbone. Il carbone, a dire il vero, c’era: una sorta di forno con dentro una griglia alimentata, appunto, a carbone. Tanto per cominciare, non hanno bevande, e pazienza, dato che di fronte c’è un bancone bar.

Ho chiesto un filetto “al sangue”, e menomale che l’ho chiesto così, altrimenti che mi arrivava? Era stracotto, e anche la carne non era buona, decisamente stoppacciosa. Molto, ma molto meglio da “Porca Vacca“. Il contorno di patate arrosto, cotte con la buccia, invece era buono. Di cosa sia la griglia, però, non hanno nemmeno l’idea. Averla chiusa in un forno vanifica tutto e la stravolge completamente. Caro, fra l’altro, perché ho speso € 23.

1 ganascia e mezzoDiciamo una ganascia e mezzo. Ciritorno? No.

Poi sono andato da “Arà” a prendere un cannolo siciliano. La scorza era buona, croccante, riempita al momento, ma ricotta ne ho sentita di migliore. Non so poi perché, ma lo ha cosparso di zucchero a velo, che puntualmente si è trasferito sui miei abiti…

2 ganasceDiciamo due ganasce. Ciritorno? Non credo.

(Post Scriptum: Al tavolo accanto c’era una ragazza che mangiava tagliatelle, accompagnandole con uno spritz…).

3 ganasceNon credo che gli stand siano tutti così: in altri tempi avevo provato quello di “Savini“, specializzato in piatti al tartufo, dove non mi ero trovato male, con dei buoni taglierini, e che merita senz’altro tre ganasce. Ciritorno? Penso di sì.

Questo è tutto, abbastanza deludente, nel complesso. Nonostante tutta la prosopopea sul chilometro zero, la filiera corta, i prodotti d’eccellenza… Molto fumo, poco arrosto.

Piazza del Mercato di S. Lorenzo, Firenze.

Pizzeria Ardenza – Livorno.

Più che una pizzeria, un tortaio, cioè quella che a Genova sarebbe, né più né meno, una sciamadda.

Si trova ad Ardenza, lungo la via Uberto Mondolfi, che poi sarebbe la Statale Aurelia. Un locale piccolo,  che mi ricordo esisteva già negli anni ’60, in un edificio  ottocentesco, con le travi a vista, ed un forno a legna di dimensioni confrontabili con quelle del locale. Cinque o sei tavolini per una dozzina di coperti e stop, anche perché questi esercizi lavorano soprattutto con l’asporto.

Il forno è magnifico, e l’aroma della legna è insostituibile per creare l’atmosfera del vero tortaio: piccolo (quasi angusto), raccolto, un posto dove rifugiarsi quando fuori c’è una tramontana fredda da tagliare il viso…

Un tortaio, e quindi la torta è del tutto predominante sulle pizze, che qui sono classicamente fatte nel padellino nero di ferro. Inutile cercare farciture creative o fantasiose: margherite, napoletane, capricciose, e poco altro. Comunque buone e ben condite. Il menù è tutto qui, anche perché non hanno una cucina vera e propria.  Si possono trovare, al massimo, delle schiacciatine da farcire in vari modi. Raramente del roast-beef, peraltro ottimo, cotto nel forno a legna.

L’offerta delle bevande è altrettanto limitata: oltre alla livornesissima spuma bionda c’è birra alla spina (lager), qualche birra in bottiglia, vino da poco, coca-cola.

La torta è ottima. Croccante sopra, cremosa sotto, si scioglie in bocca e sembra quasi non avere consistenza, nonostante sia un cibo tutt’altro che leggero. Sicuramente una delle migliori di Livorno, cioè del mondo.

Per quanto mi riguarda, possiede anche l’indubbio valore aggiunto di trovarsi sul lato  opposto dello stesso isolato in cui abito, per cui ci vado senza neanche attraversare la strada…

3 ganasceTre ganasce ampiamente meritate, e naturalmente ciritorno.

Pizzeria Ardenza, via Mondolfi 99 57128 Livorno. 0586505882