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mar
15

Caffè Centrale-San Miniato (Pi)

Autore marlonbrando    Category Bistrot     Tag

Ci son certi posticini rintanati che quando li scovi si dispiegano in tutta la loro potenzialità.

Il locale che andiamo a raccontarvi è uno di questi. Ci entriamo per caso, io e l’amato bene, in un giorno di gennaio dopo essere stati accolti da una gelida San Miniato (alta) scenografata da Tim Burton: nebbia, freddo pungente, luci smorzate nel bujo per intenderci e qualche ombra..

Il posto inizialmente sembra un Cafè dei primi del ‘900, simil Brasserie parigina, ben tenuto; allungando  lo sguardo poco più in là del bancone però si apre, proprio in fondo, una terrazza con luminosa vista sulla campagna toscana. Scusi ma qui si può anche mangiare qualcosa? (sono le 16…) La barista ci guarda e se ne va con un forse in cucina, a sentire. Poco dopo si palesa  una signora in là con l’età (la cuoca) che ci scruta e ci domanda se ci sappiamo accontentare di quel che ha in cucina. Alla nostra risposta affermativa ci fa cortesemente sedere nella terrazza ( che è anche zona fumatori! ma non oso accendere il mio mezzo Toscano ché accanto abbiamo due stranieri che ciacciano allegramente ma che son prontissimi a rabbuiarsi qualora dessi fuoco alle pestilenziali polveri).

Dopo 5 minuti di sguardo alla campagna, appare la matura cuoca a prender comanda: fra i vari piatti ci decanta una sua creazione, tale Farinata della nonna che non ha niente a che fare colla cecina, bensì è una zuppa di grano turco con cavolo nero, fagiuoli,cubetti di prosciutto crudo e pomodoro.

Alla fine ordiniamo le seguenti cose ( le snocciolo coi prezzi):

  • 2  FARINATE DELLA NONNA (=11 euro)
  • 1 FEGATINI (in spiedo, 3 pezzi gigantii=10,00 )
  • 1  SCALOPPINA  CON FUNGHI (=8,50)
  • 1 SPINACI AROMATIZZATI AL FINOCCHIO (=2,50)
  • 1 PONCE A VELA (=2,50)
  • 1 CAFFE (=1,00 )
  • 0,25 VINO DELLA CASA (=2,00)

il totale 41,50 benevolmente arrotondato a 40.

considerazioni: la cuoca cucina alla vecchia maniera, quindi la farinata della nonna era veramente della nonna, cioè fatta nel pentolone, in casa con elementi di prima scelta: gustosissima. I fegatini sono i più buoni che abbia mai mangiato, e per cottura e per quantità.

La scaloppina era buona, per quello che si può cavare da una scaloppina, i funghi ( che giustificano il prezzo) eran carnosi. Come gli spinaci saporiti e il vino niente di ché ma congruo. Ben fatto il ponce.
La cucina casereccia c’è in tutti le sue sfaccettature.
L’accoglienza, cosa a cui teniamo tantissimo e che dev’essere una conditio sine qua non , una categoria imprescindibile con cui giudicare un locale ( più del bagno lindo sul quale vedo inutilmente soffermarsi tanti miei colleghi, ma che ci dovete fa??) per cui ti paghiamo anche per come ci tratti, è opportunamente cordiale e famigliare ( la signora cuoca viene spesso a chiedere se c’è stato il gradimento, commovente).
Il prezzo è giusto considerato che a San Miniato ti spennano colla scusa del tartufo.
La vista dalla e la sistemazione nella terrazza non è cosa di tutti i giorni.

Insomma, noi tireremmo fuori 3 gloriose ganasce,  per cui CI CIRITORNIAMO. E così sia.

Questo locus amoenus è sito in via IV novembre, 19, 56028 SAN MINIATO (PI), tel. 0571/43037

ps in estate è molto frequentato da artisti e teatranti, nei paraggi c’è la rinomata SCUOLA EUROPEA PER L’ARTE DELL’ATTORE.

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feb
12

Rossopomodoro – Livorno

Rossopomodoro
Piazza Attias 1/3
Livorno – Tel. 0586951207

Rossopomodoro penso che la conoscano un po’ tutti. E’ la catena in franchising del Gruppo SEBETO, e l’idea, visti i tempi è lodevole: divulgare, col sistema della food-chain i prodotti tipici e di qualità di una determinata zona, in questo caso la Campania.

Il locale si presenta, appunto, come una sorta di Starbucks di alto livello. Bell’arredamento, molti coperti, piano superiore; quello di Livorno è in Piazza Attias, che  io personalmente farei sparire con una bomba all’idrogeno (la Piazza), ma probabilmente era l’unico posto dove trovare un locale a due piani finestrato.

Io non ho particolare feeling con le catene. Fosse per me il mondo sarebbe popolato di piccoli negozi, piccole trattorie e piccole pizzerie, quindi il locale ai miei occhi parte svantaggiato. Ma volendo vedere la cosa con un occhi più neutro, diciamolo: se la cava, e bene. Bella idea di privilegiare prodotti di zona e di qualità, anzi OTTIMA idea, visti i tempi che corrono.

Il personale è napo-labronico, nel senso che all’aspetto sembrano tutti figli del vesuvio, ma la parlata è da Vernacoliere. Tutti molto gentili, cortesi, veloci e per niente invasivi, qualità (la discrezione,intendo) che, l’ho detto più volte, a Livorno è abbastanza rara.

La mia valutazione è limitata, avendo preso solo tre piatti: antipasto con polpettine di melanzane e mozzarella in un cestino di parmigiano, calzone fritto ripieno di mozzarella, scarola, olive, capperi e acciughe, e pizza ai quattro formaggi campani.

I primi due erano molto buoni, specialmente il fritto che sembrava ben fatto e che non ha lasciato, infatti, strascichi.

La pizza, ahimé, è stata una mezza delusione: ottimi gli ingredienti, specie il pomodoro, DISASTROSA la pasta: finissima eppure gommosa. Come abbiano fatto a ottenere questo mix di difetti tra di loro incompatibili non si sa.

Conto finale (con una bottiglia d’acqua e una lattina di cocacola): 29 €, e non mi sembra che i prezzi siano poi così alti, viste le materie prime usate.  Scevrandomi dai miei preconcetti sulle catene io gli darei anche 3 ganasce, ma la defaillance sulla mia pizza toglie 1/3 del voto rivedibile. Diciamo 2 ganasce, suscettibili di diventare 2,5 se il prossimo che la proverà si troverà bene e 1,5 se sarà confermata la pasta della pizza che è toccata a me.

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gen
29

Bracque Bistrò – Pisa

Autore Ganascia    Category A pranzo, Bistrot, Osterie fighette, Pranzo veloce     Tag

Il nuovo locale di Augusto della Madia (o della Grotta, a seconda di quanto andiamo indietro) sfugge a molte classificazioni, e mi mette in difficoltà per quanto riguarda il voto finale, ma a questo ci arriveremo dopo.

Il bistrò (come recita l’insegna) è circa a metà di via mercanti, una traversa di borgo stretto. Ha solo quattro tavolini tondi da due persone, con gli sgabelli alti, un banco semplice ma bello e fine lì, anche perché il locale è grosso su per giù quanto il salotto di casa mia.

Otto coperti e un ambiente che invita alla conversazione pacata e spesso condivisa, stante anche la preponderante presenza di Augusto e della moglie che amano intrattenere e intrattenersi con gli ospiti raccontando e consigliando.

Il locale è seriamente costruito e organizzato come un bistrot. Tutto invita al relax: un manu abbastanza ampio di piatti di impronta francese accompagnati da pochi ma ben fatti primi, come ci si aspetta dagli anfitrioni. Vasta disponibilità di assaggi per antipasti e aperitivi, parecchi intelligenti vini al bicchiere tra 3 e 4 euro, ampia scelta di vini selezionati.

In più se gli date spago Augusto vi farà assaggiare di tutto e lo ringrazierete.

L’ultima volta ho preso un assaggio di Tête de veau commovente: sono finito  a fare scarpetta nel ricco grasso rimasto nel piattino. Poi le mezze maniche pasticciate col ragù fantastico che ci hanno insegnato ad apprezzare negli anni, una quaglia in confit ripiena tenera e rassicurante, un bonnet al cioccolato molto molto buono.

Con acqua e un bicchiere di ottimo nebbiolo: 22 euro. Prendendo un primo e da bere probabilmente si sta intorno 10 euri e si gode ugualmente.

Allora come classificare il locale? Di sicuro è un locale unico a Pisa. Qualcuno potrà dire un covo per gastrofanatici radical-chic, per me è un posto per coccole gastronomiche raffinate senza strafare, una parentesi piacevole e del tutto accessibile e informale.

La qualità dell’offerta mi spingerebbe alle 4 ganasce, ma i limiti che ho stabilito non me lo permettono, quindi tre e mezzo strameritate.

Bracque Bistò, via Mercanti 15 Pisa, chiuso la domenica, aperto dalle 11,30 in poi.
La prenotazione non ha senso, andateci e se aspettate vi godrete l’aperitivo.

Ciritorno a bestia.

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