Ciricena da Serendepico – Lucca
E alé, finalmente siamo riusciti a fare la nostra periodica ciricena, dopo che la precedente, dopo tutta la fatica per organizzarla, era saltata per mie complicazioni chirurgiche, e i miei bravi avevano preferito saltare.
Allora ieri sera siamo andati da Serendepico (qui la scheda) in 10:
Ganascia, Lampredotto, Simone + Amico Chiacchierone, Frank55, IL Gourmet, Sommellie, Capitanamerica e Crudodimare con la signora Crudina
Il luogo è molto bello, e siamo stati sistemati in una confortevole saletta tutta per noi. Aspettando abbiamo sbocconcellato del buon prosciutto e grissini integrali con uno spumante interessante, facendo conoscenza dei nuovi volti.
Visto che era difficoltoso mangiare alla carta in 10, avevamo convenuto per un menu degustazione, che riporto coi miei commenti.
1. Amouse-bouche. Un bicchierino di succo di melograno leggermente condito con un bocconcino di palamita cruda altrettanto leggermente affumicata. Simpatico, poco impegnativo, forse leggermente fuori tempo massimo, vista la stagione.
2. Farro croccante, mantecato di baccalà e gamberi rossi. Una sorta di panino composto da due sfoglie di farro soffiato sapide e davvero croccanti con un baccalà mantecato senza addizionare nulla (equilibrato) e una tartarina i gamberi rossi. Ganzo davvero, molto buono.
3. Melanzana, emulsione di vitello e la sua lingua. Melanzana grigliata con l’emulsione di collagene di vitello (che ho percepito poco, ma ciò non mi ha guastato assolutamente nulla), ma soprattutto la lingua cotta sotto vuoto e leggermente spadellata, favolosa (io sono un appassionato di tutto il quinto quarto, e su queste cose ci vado a nozze) (e anche Ganascino…).
4. Gnudi di ricotta alla mantovana in brodo di zucca. Apprezzo il concetto ma in definitiva era il piatto meno memorabile della serata (anche se il brodo di zucca realizzato sottovuoto mi è parso parecchio interessante).
5. Spaghettone alla Marinara “acqua di pomodoro, aglio, prezzemolo, aringa”. Favoloso. La sapidità dell’aringa affumicata bilanciata dall’acidità dell’acqua di pomodoro. Non so come sono le porzioni classiche ma quella da degustazione ti lascia bramoso per il bis, tris… Ho rimediato in parte facendo scarpetta col buon pane della casa nella cremina a fondo piatto.
6. Le pièce de resistance del ristorante: il maialino da latte in salsa piccante e spuma parmentier. Il maialino DEFINIVO. Cotto a lungo, poi girato per fare la crosta. La carne tenera ma compatta, di consistenza setosa, la crosta croccantissima e saporita, orgasmica. Ne voglio un vassoio tutta la vita. Ah già, il contorno era ottimo.
7. Intermezzo con un bocconcino di cioccolato bianco aromatizzato al pino e quindi
8. Tiramisù dello Chef, con una mousse di mascarpone leggerissima. Devo dire che come conclusione mi ha colpito meno, sebbene fosse buono. È che forse non ha retto botta coi due piatti precedenti (miiiiiiiiii).
Abbiamo largamente attinto alla sterminata carta dei vini, attingendo al servizio della brava sommelier: alla fine ci saremo puppati 183 euro divisi tra sei bottiglie di vino di buon livello (tranne un pinot nero locale per me parecchio deludente, per fortua seguito da un Ghemme ottimo). Ma di questo parleranno più diffusamente gli altri. Nota: una delle bottiglie più interessanti della serata ci è stata offerta extra.
Conclusione con caffé e distillati per sei (io un gin memorabile).
Il servizio è puntuale, garbato e non invadente.
Alla fine, complimenti al giovane Chef e chiacchierata coi proprietari fino a notte tarda.
Conclusioni sul ristorante: una cucina con un’attenzione maniacale alla materia prima, elaborata senza stravolgere niente, evidenziando i sapori di partenza. Qualcosa da sistemare ma ci sono chilometri di stoffa.
Ciritorno? Certo che sì.
Infine la serata è stata, come sempre, piacevolissima. chiacchiere, nuove conoscenze, battute e racconti. Trovarsi tra fissati è piacevole, e i Ciritornini sono in più fissati simpatici.
Grazie a tutti gli intervenuti, alla prossima, e lasciate sotto i vostri commenti!
Nota Post Digestione [6 novembre 2011].
Rimuginando mi sono rimasti due interrogativi ronzanti:
- La stanza dove eravamo è regolare o una sorta di sgombero? La cucina con acquaio nell’angolo fa figo?
- Per chi ha mangiato alla carta, le porzioni sono come quelle della degustazione? Ovvero, lo spaghettone è veramente UNO spaghettone? No perché, siccome era ottimo, se ci torno ci rimarrei malino…
Ciricena di novembre 2010 – No Club Viareggio
Sabato 27 l’allegra ditta si è ritrovata a Viareggio presso il No Club per la ciricena invernale. Presenti Ganascia, Lampredotto, Durthu e (parzialmente) Gggiant, LE Gourmet, Sommellie, Capitanamerica con la Capitanamerichessa, gruppo piccolo ma affiatato. Abbiamo visto volentieri dopo parecchio il vicecapo con la vicecapessa, venuti apposta dalla Perfida Albione: ci voleva.
Cosa dire della cena? Abbiamo mangiato un buon menu sostanzialmente di pesce. La carta del locale è cortina, con sei o sette antipasti “potenti”, io e Durthu ne attingeremo per il nostro secondo. Io ho preso una dauphine di topinambur molto buona, e assaggiato il tortino di gobbi con fonduta e gli involtini di pasta kataifi con robiola e zucchine, entrambi molto buoni.
Poi un bulghur in bianco con totani e salvia, alla prima forchettata erroneamente semplice, poi rivelatosi ben bilanciato.
I due secondi non mi tentavano e ho preso un antipasto: triglie su passatina di cannellini con fagioli dall’occhio. Ottimo abbinamento, niente da dire.
Dolci “tranquilli” ma ottimi, anche il mio crumble di mele.
Il reparto vino è quello che mi sdubbia un po’. La carta è cortissima e poco interessante, i due vini presi, uno charnonnay e un sauvignon, me li ricordo appena, più originale il passito finale, un mostro di concentrazione un po’ seduto ma di sicuro non banale; i due enologi al tavolo potranno dire di più.
Per il resto una bella serata come sempre capita alle ciricene, e vedere la cricca mi fa sempre un enorme piacere.
Prezzo finale 40 euro a testa con aperitivo, 9 antipasti, 6 primi, 1 secondo, 7 dolci, 3 bocce, caffè. Prezzo direi giusto con qualche carenza sulle bevande.
Alla fine, chiacchierata finale fuori dal locale e, finalmente, conoscenza di Fabri.gio che, in maniche di maglietta (che impressione con le zizzole di sabato notte) ha abbandono il timone del Pachino per conoscerci.
Mi sa che queste cene vanno fatte più spesso…
Ciricena di giugno – Papaveri e Paolo
Ieri sera si è svolta la Ciricena di giugno, questa volta da Papaveri e Paolo a San Miniato.
Erano presenti: Ganascia, Lampredotto, Bicipite, Les Gourmets, Sommellie, l’Oste e l’Ostessa, Simone, Capitanamerica. Assente giustificata Nays di fragola, che ci ha privati, oltre che della sua compagnia, della spiegazione del perché del suo nickname, lasciandoci con la curiosità…
Molto bello l’arredamento del locale, sul moderno, molto colorato, con particolari metallici. L’effetto è accogliente e leggero. C’è posto fuori ma temevamo la guazza, quindi via con una bella tavolatona in una stanza tutta per noi.
Curiosi come gazze, abbiamo optato per una cena di assaggi.
Prima degli antipasti ci hanno portato un bicchierino di ricotta aromatizzata e melanzane. Sfizioso.
Poi gli assaggi degli antipasti: una piccola tartara di piemontese, buona; dei filetti di papero impanati nei pistacchi, decisamente ottimi; un abbinamento capasanta-mortadella grigliata con salsa di ceci, decisamente azzeccato (adoro la comunione capasanta-porco), per chiudere con dei bocconcini di tonno spadellati con filetti di zucchine e riduzione di vino rosso, morbidi e saporiti.
Due assaggi di primi: gnocchetti agli scampi e ceci, aromatici e delicati e i favolosi pici al ragù bianco del cortile. Ottima la pasta e altrettanto ottimo il condimento. Nel confronto, secondo me, i pici vincono a mani basse.
Per secondo, il “bricolage di maialino”, maialino brasato, sfilacciato, condito e ricomposto, avvolto in foglie tenere di zucca. Veramente un grande piatto, alleggerito dalle note agrumate del condimento della carne tenerissima.
Dolci orgasmici, il mio era uno zuccottino perfetto bagnato d’alchermes (alchemèsse, come si dice a casa mia) che è uno dei miei punti deboli di sempre.
Ottimi vini d’accompagnamento, due Franciacorta a scalare, un rosso di Montevertine fruttato, per chiudere con un Nobile di Montepulciano biologico veramente interessante e un moscato rosa mistico (Capitanamerica sarà probabilmente più preciso nei commenti).
Alla fine della cena, davanti ai distillati, gran chiacchierata col patron Paolo, che in extremis ci ha riconosciuti, e ci ha raccontato storie e visioni culinarie della Toscana, dall’alto della sua esperienza. Non fosse stato per l’ora tarda saremmo rimasti chissà quanto, ma era l’una e gli unici rompiscatole rimasti eravamo noi.
Il mio giudizio della cena è estremamente positivo. I piatti sono stati grandemente soddisfacenti, con alcune punte memorabili. Il ristorante è un mix tra struttura classica e finiture moderne piacevole e accogliente, la carta dei vini ampia, interessante e con ricarichi onestissimi.
A coronamento di tutto l’ottima compagnia, grandi chiacchiere e grandi risate, parlando ovviamente di ristoranti tutto il tempo!
In conclusione, Papaveri e Paolo ha cinque ganasce. Secondo me ci stanno tranquille comode comode.
Quarta Ciricena: Le Logge di Orzignano
Sì, per la quarta Ciricena siamo andati da bag a Le Logge, a Orzignano!
Non so se lo sapesse, ma magari ce lo potrà dire direttamente lui…
Presenti: Io, Sommellie, La Gourmet (che ha giustamente piantato a casa Le Gourmet con la febbre – cicca cicca), simone, Beniamina col Beniamino, m@riotto con la m@riotta, bicipite (che come sempre mangia ma non scrive perché è vagabondo). Assente giustificata simona per motivi di salute (peccato).
È stata un ottima serata, con la solita bella compagnia e un’ottima conversazione, che ha spaziato dai ristoranti, alle varie ricette casalinghe e non, al gatto di Bigazzi.
Come siamo stati? personalmente non posso che ribadire per filo e per segno quello che avevo scritto nella mia scheda de Le Logge. Io ho preso uno sformatino di cuscus di mare con capesante lardellate molto buono e dei pici al piccione molto ben fatti, come del resto la charlotte di mele alla cannella.
Ma ora cedo la parola ai miei commensali!
Ciricena d’inverno
Mi pare il caso di lanciare la ciricena d’inverno. Cominciamo quindi la solita trafila. Nel prossimo post, protetto da password (sempre la solita), discussione su chi, quando, dove.
Per chi vuole partecipare, chiedete la password scrivendo a info[chiocciola]ciritorno.it
Terza Ciricena – Papavero Rosso – San Casciano.
Attirati dalle recensioni esistenti del Papavero Rosso, abbiamo organizzato la terza Ciricena presso questo ristorante, del quale anche L’Ospite aveva un buon ricordo. Questa la cronaca della serata.
Eravamo in dieci: io, lo storico Bicipite, Sommellie, i Gourmets, Simona, france996, l’Ospite, Cernione con la nuova Cernietta, il solito bel gruppo di allegri gaudenti.
Il locale è ben mimetizzato dietro una siepona in mezzo alla campagna: andateci muniti di GPS o non lo troverete. L’interno è rustico e piacevole. l’apparecchiatura carina ma la tavola a mio giudizio troppo ingombra di semi e altre facezie vegetali che fanno campagna ma poi non sai dove appoggiare la roba.
Abbiamo trovato al tavolo un bicchiere di aperitivo che non ho riconosciuto ma comunque piuttosto gradevole. Il menu è corto. Un antipasto misto, cinque primi e cinque secondi (se ricordo bene). Abbiamo preso tutti gli antipasti e quindi tutti un secondo.
Antipasti:
- Flan di melanzana su specchio di pomodoro. Il migliore del gruppo. Consiglio di spostarlo alla fine, perché da qui è tutta discesa.
- Involtino di peperone grigliato. Piacevole.
- Involtino di zucchina e pomodorini secchi. Innocuo.
- Polpettina di carne con cremina ai funghi. Ok ci sta.
- Crêpe di stracchino e prosciutto. Non mi è piaciuta. Il prosciutto era salato perché troppo scaldato.
- Cestino di uva e cubetti di grana. Il grana mi è sembrato quello già squadrettato delle buste. Nell’insieme stava meglio all’inizio coll’apertivo.
Secondi: per metà coscio di anatra, per metà (e anche io) struzzo al pepe verde. Era moltissimo tempo che non mangiavo lo struzzo e l’ho abbastanza gradito, anche se non mi è sembrato memorabile, più che altro un po’ sciapetto.
Contorni: patate al forno discrete, porcini fritti. Quelli che ho assaggiato io erano mosci e decisamente non ho gradito per nulla.
Dolci: il mio una coppa di fragole e crema. Buona ma estremamente dolce. Purtroppo mi ha stuccato al terzo cucchiaio e l’ho lasciata. La Cernietta però se l’è diluviata senza problemi (noi vecchi siamo sempre più noiosi). Gli altri racconteranno i loro che non ricordo.
Veniamo al clou della serata: il vino. Il proprietario (credo) ci ha proposto subito il vino della casa. Abbiamo risposto di no (come facciamo sempre) e l’abbiamo messo subito nei casini. Ci ha risposto che la carta era in rifacimento, ma non ci siamo resi conto di quanto. L’unico bianco disponibile in fresco era un vermentino del 2001 completamente spento. Abbiamo rinunciato alla prima bottiglia defunta ma prima di decidere un’altra cosa il proprietario ce ne ha stappata un’altra che era anche peggio. Terza bottiglia un Pinot nero di Alois Lageder in età avanzata che avrebbe richiesto due ore buone di stappatura preventiva e ampie sbicchierature di ossigenazione. Alla fine per disperazione abbiamo preso il vino della casa: non lo ricordo.
Credo che il proprietario avrebbe fatto meglio a negarci la carta del tutto. Si sarebbe risparmiato la figura pessima e avremmo perso meno tempo e soldi: alla fine il vino ha pesato comunque per ben 59 euro sul conto scandalizzandoci non poco.
Il servizio è stato approssimativo e va sicuramente migliorato (la signora che aiutava al tavolo è la commessa storica della Galleria del disco di Corso Italia a Pisa). Non è bello nemmeno sentirsi raccomandare di regolarsi con gli ordini perché ci sono solo 4 fornelli.
Prezzo finale: 396 euro. 40€ circa a testa (!).
Considerazioni finali. Siamo partiti da 4/5 ganasce e questa cena ci ha profondamente costernato. O la gestione è cambiata molto di recente, o abbiamo incocciato la perfetta serata/Caporetto. Abbiamo speso molto in relazione alla qualità del cibo, al servizio, e soprattutto alla mancanza di qualsivoglia vino che non fosse quello della casa.
Per il cibo avrei dato due ganasce e mezzo, ma la storia del vino e di conseguenza il rapporto col prezzo mi costringono a toglierne una: UNA GANASCIA E MEZZA totale.
Lascio ora la parola ai miei commensali.
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