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feb
3

Assaggio comparato di chinotti

Autore Silvestro    Category Classifiche, Prodotti     Tag

Da non molto ho scoperto il chinotto “Lurisia”, mi è piaciuto, e mi è venuta voglia di confrontarlo con gli altri, e quindi sottopongo il mio risultato ai Ciritornini. Non so se ciò contravvenga a qualche legge sulla pubblicità: se del caso, il Grande Capo provvederà a cassarlo.

Ho assaggiato “Lurisia”, che a Livorno si trova in alcuni locali; “Chinò S. Pellegrino”, che si trova dappertutto; “Chinotto Neri”, che ho trovato in qualche supermercato.

La difficoltà maggiore per questo genere di assaggio è che io un chinotto vero, nel senso di agrume, non l’ho mai assaggiato. Credo anzi che non sia nemmeno molto commestibile.

D’altra parte non vorrei nemmeno dire semplicemente “mi piace, non mi piace”, perché probabilmente i miei gusti personali non interessano a nessuno.

Ricorrerò allora ai criteri usati in enologia per valutare i vini: evidenziare le qualità oggettive, tenendole distinte per quanto possibile dalle valutazioni personali.

Allora, cominciamo.

1) Chinotto Lurisia.

Si presenta in una bottiglia gradevole di vetro chiaro, molto semplice, con etichetta anche troppo descrittiva, in cui si insiste sulla qualità della materia prima: “chinotti DOP di Savona”, etc. Il colore è caramello chiaro (quasi ambrato scuro), con qualche riflesso dorato. Aroma fine, con sentori di agrumi, di zagare. All’assaggio è poco gassato, non troppo dolce.  Il sapore  è un po’ diverso da quello che si associa di solito alla bibita “chinotto”, è molto meno amaro, sa molto più di frutta, abbastanza strutturato. Non ha retrogusto, ma è abbastanza persistente. Certamente molto dissetante, non è stucchevole.

A me è piaciuto molto, mi pare che la qualità si senta, è molto diverso dalle bibite “nazional-popolari-commerciali”.

2) Chinò San Pellegrino.

Devo dire che ero un tantino prevenuto, in quanto prodotto da una grande industria e omaggiato dalla pubblicità.

Si presenta in una bottiglietta in PET, dalla forma classica della S. Pellegrino, molto scura, quasi nera. Etichetta scoraggiante. La bibita è color caramello molto scuro. Aroma deciso di “chinotto (?)”, non molto strutturato. Abbastanza gassato, all’assaggio è stato comunque una sorpresa. Me lo aspettavo infatti con un gusto molto standard, molto elementare, invece è abbastanza articolato, non è troppo dolce e non sa di caramello, si possono distinguere aromi di frutta, di agrumi, di liquirizia. Media persistenza, mi sembra decisamente sopra alla media delle bibite “commerciali”.

3) Chinotto Neri.

Bottiglietta di vetro trasparente, più piccola dei precedenti, serigrafata con il logo aziendale. Informazioni quasi nulle. Colore della bibita praticamente nero, o quasi. Aroma elementare, molto meno strutturato dei precedenti, più penetrante. All’assaggio è abbastanza gassato,e  il sapore conferma l’aroma: molto semplice, elementare, dolce ma con un fondo decisamente acido, diciamo che sa molto di caramello e zucchero.  Praticamente nessuna persistenza. Dei tre, è quello che ho apprezzato meno.

La classifica, mia personale naturalmente, mi sembra ovvia: al primo posto metto “Lurisia”, senza alcun dubbio. Un po’ più indietro, ma non troppo, “Chinò”. Al terzo, e parecchio distaccato, “Neri”.

Naturalmente saranno in molti a non essere d’accordo, perché ogni prodotto ha di sicuro i suoi affezionati estimatori. Mi piacerebbe però sentire l’opinione di qualcun altro, magari coinvolgendo anche qualche altro prodotto. (Per esempio, non conosco quello della “Abbondio”).

gen
21

Classifica personale

Autore Ganascia    Category Classifiche, Editoriale     Tag

Ciao, facendo qualche bilancio personale ho deciso di compilare la top five dei miei piatti preferiti mangiati in giro, vediamo cosa è saltato fuori (i numeri sono solo indicativi e non indicano la posizione).

1) Il riso nero alle seppie di Foresta. Fantastico, uno dei migliori risotti della mia vita.
2) Il fagottino di petto d’anatra con crema di zucca de L’Artilafo. Incredibile. Chissà quando lo rimetteranno nel menu.
3) Gli scampi su crema d’aglio di Cyrano. Favolosi, freschissimi, ho consumato un cestino di pane per la cremina sul fondo e, quello che più conta, lo ha fatto anche la Signora Ganascessa Moglie che non ama l’aglio. Fate voi.
4) I ragù de La Madia. Vanno provati per capire.
5) La lombata di coniglio in crosta di pasta filo di Bibere. Un piatto eccezionalmente ben presentato e soprattutto buono.
6) Le tagliatelle al cacao con ragu di cinghiale di Bibere. Eccezionale abbinamento. Alta qualità della sfoglie e del ragù.
7) Il piccione semidisossato in crosta de l’Artilafo. Fantastico e inventivo.
8) Il filetto di mucco pisano avvinazzato di Cyrano. Raramente ho mangiato carne così bene.
9) Il carrè di maiale con julienne fritta de La gatta e la Luna (sì, lo so, non l’abbiamo recensito ma è passato tanto tempo e non mi ricordo più la spesa).
10) La pasta alla totanessa de I 7 nani

E voi? Qual’è la vostra classifica personale? Se vi va postatela qui sotto, non è necessario che indichiate 10 cose :)


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