Sfoglia le recensioni in Costume
nov
16

Limiti di spesa e classe del ristorante

Autore Ganascia    Category Costume, DIscussioni Filosofiche     Tag

La pubblicazione della recensione di Lorenzo a Forte dei Marmi ha sollevato una bella discussione che però minaccia di intasare, fuori luogo, il thread del ristorante.

Questo post invece serve a discutere quell’argomento: secondo voi vale la pena ogni tanto di spendere 100/150 euro a chiorba per una cena, seppur favolosa? Qual è il vostro limite di spesa massimo?

Vale la pena il ristorante stellato o comunque di alto/altissimo livello?

Astenersi i fissati con le mense e le pizzerie, grazie.

giu
30

Cercasi ristorantino romantico!

Ciao a tutti!Sono un nuovo utente della vostra community!intanto complimenti per l’idea del sito!Ho subito bisogno del vostro aiuto! Vorrei portare la mia ragazza a cena fuori per il suo compleanno,il 7 di Luglio ormai prossimo! Avrei bisogno di un ristorantino romantico, carino, magari con le candele… insomma, da film!!! Eheheh! Il tutto magari non troppo lontano da Pisa (diciamo al massimo una 50 di km), e che come spesa non mi porti via + di un 35 euro a persona…. non per essere veniale, ma sono studente e i soldi scarseggiano!!!! Ahahaha! Grazie fin da ora per le vostre risposte….che aspetterò con molta ansia!!!!
Ps:dato che sono anch’io una buona forchetta,magari da oggi in poi terrò un po’ + sott’occhio il vostro sito,e magari mi lancio in qualche recensione anch’io! A presto!

NDGanascia: non è una recensione ma per l’AMMORE questo e altro! Orsù, consigliate!

PS. Poi ci racconti

apr
3

Cose che non vorrei al ristorante

Autore Torpedine    Category Costume     Tag

Sulla scorta di quanto Ganascia aveva scritto qui, prendo spunto da alcuni commenti sul sito per fare alcune aggiunte al negativo, ovvero: “cose che non vorrei trovare al ristorante”

  1. Il cameriere/gestore simpaticone. Sono una persona che spesso finisce a chiacchierare a fine cena col gestore, ma mentre mangio non voglio rotture di scatole, né gradisco le facezie del cameriere tanto simpatico, né voglio che mi si intrattenga spiegandomi quanto in cucina sono bravi o illustrandomi la filosofia del locale. Se in cucina sono bravi lo decido io, la filosofia del locale, ammesso che mi interessi, preferisco ricavarmela da quello che mangio e vedo.
  2. Il cameriere di 10 anni. Il lavoro minorile è reato. Poi fare il cameriere è un lavoro serio e non deve essere affidato a gente non capace. Per ultimo i mocciosi sono – per definizione – mocciosi e quindi poco giovarecciosi.
  3. Il servizio brusco. Amici del sole, per mangiare qui pago e pretendo attenzione e educazione. Se vi sentite pastori poco avvezzi al consesso civile andate al pascolo.
  4. La bottiglia stappata. Vuol dire che dentro non c’è quello che ho chiesto (in un locale ho visto rinfiascare il vino delle brocche, quindi ne ho ben donde). Voglio che la bottiglia mi venga stappata davanti dopo aver controllato che è quella che ho scelto. Poi se sa di tappo la boccia si cambia, per Bacco!
  5. La carta dei vini finta. Molti locali hanno la carta fantasy: dentro ci sono scritte cose non vere. Molti vini non ci sono mai stati o c’erano al tempo del poro nonno.
    - Volevo questo. – Non c’è. – E questo? – Nemmeno (ad libitum)
  6. La rucola e la panna. Hanno rotto le palle. Le usano solo i cuochi della domenica.
  7. I tavoli troppo vicini. Non sono interessato alla conversazione del vicino né a notare le spine sulla sua spigola.
  8. I tempi giurassici. Non voglio ordinare dopo mezz’ora. Non voglio digerire tra un piatto e l’altro: mi passa la fame e addio la serata. Non volgio il piatto sudicio davanti per un’altra mezzora.
  9. Le seggiole in pelle o finta tale: mi sudano le terga. Non è da gentiluomini.

E voi, che cosa non volete trovare al ristorante?

giu
28

Fenomenologia della Festa dell’Unità

Autore Ganascia    Category Costume, Editoriale, Feste e sagre     Tag

Tra poco si cominceranno a vedere i manifesti delle prime Feste dell’Unità, delle quali io sono un frequentatore più che assiduo. Per coloro che invece non sono adusi alla frequentazione, stilerò questa breve ma sapida guida.

All’arrivo

All’ingresso della Festa dell’Unità ci sono sempre uno o due pensionati col bidone delle offerte libere e gli adesivi della quercia. Se non metti niente nel bidone passi ovviamente da pidocchioso, comunque i due scherani ti attaccano subito un bell’adesivo che io riciclo prontamente il giorno dopo sul computer del mio collega che più di destra non si può. Lui è contento. A volte alle bimbe prosperose l’adesivo lo attaccano sulle puppe, ma sono peccati veniali e quindi si entra…

Ristorazione

Qui la faccenda si fa complicata. Come si mangia? Mediamente bene. Le piccole feste hanno un ristorante solo (es. San Piero a Grado), le medie (Zambra) ristorante e pizzerie, le grandi (Pisa) di tutto di più: ristomare, ristoterra, enotechina, etnico, pizzeria!

L’affluenza è sempre alta, per cui verrete accomodati al tavolo libero (se c’è) e quando vi tocca una bimba/un bimbo già abbastanza frastornata/o prenderanno il foglio con l’ordine. Il servizio è generalmente rapidissimo e istantaneo: vi portano tutto e subito, per cui attenti a non mangiare la macedonia al posto delle patatine fritte.

Pinatubo o festa dell'Unità  di ZambraIn fondo al tendone si intravede (e intrasente) un inferno di grigliata. Il fumo disegna nel cielo un pino vulcanico bisteccoso stile eruzione del Pinatubo (vedi foto). Il risultato spesso però è ottimo: vedi la favolosa rostinciana (o rosticciana, come si scrive?) di San Piero a Grado, caldamente raccomandabile.

Consigliabili anche le paste ai vari sughi e, in qualche posto, le pietanze di pesce decisamente commestibili.

Intorno a voi, padri di famiglia che a casa non sanno nemmeno dove sono le ciabatte sparecchiano e ripuliscono con una disinvoltura quasi eccessiva. Nei pochi giorni della Festa, sotto al tendone fanno cose che a casa probabilmente non farebbero nemmeno col fucile puntato alla schiena.

A fine cena, una rapida corsa allo stand dei frati e una al bar per caffè e grappino d’obbligo, quindi, via ai…

Divertimenti

Per il dopocena anche nelle feste più piccole c’è sempre il ballo. Singoli suonatori col tastierone MIDI preprogrammato, improbabili duetti batteria/tromba, complessi organizzati tutti vestiti uguali, spesso con cantante/animatrice vagamente postribolare si succedono tutte le sere sul palco, e un casino di gente balla tutta la sera. Una volta era più semplice, perché il liscio lo conoscevano tutti, poi ogni tanto il complesso metteva roba fuori categoria tipo “Il ballo di Simone” o “Nel continente nero”, che venivano ballati scompostamente in gruppo. Ora per fare i moderni mettono un po’ di tutto, ripescando anche macarene, meneaiti e altro budellame latino assortito, ma i ballerini lisci (che normalmente sono degli dei in pista) non sanno cosa fare e ballano i “fuori serie” tutti nello stesso modo, una specie di quadriglione.

Poi dopo il ballo si fa sempre una capatina alla libreria che, anche quando è microscopica, è altamente selezionata, per cui (specie con Trofea) ci lasciamo sempre qualche soldo per la gioia delle consorti.

Infine, scansati i giochi per figlioli e non (il tappo, la pesca delle anatre eccetera) si arriva all’attrazione principale: la RUOTA! Tutte le feste dell’Unità hanno la ruota, ma solo Pisa e Zambra possono vantare la star! L’omone della ruota!

Egli è un signore bello grasso che con abilità consumata incita i giocatori a comperare i talloncini per giocare. Instancabile, tutta la sera e tutte le sere decide i premi, organizza giri speciali, si fa sentire col vocione in tutta la festa e soprattutto esegue il suo caratteristico schiocco per richiamare gente. E’ un mago, e infatti c’è sempre un fottio di gente. E poi via! Rigatini, boccioni d’olio, spalle, vino, pezzi di cacio!

Alla fine, col nostro boccione d’olio o con un salametto, facciamo l’ultimo giro nel mercatino e quindi, felici e leggermente mangiati dalla zanzare, si va a casa.

apr
16

Pranzi (e Auguri) di Pasqua

Autore Ganascia    Category Costume, Editoriale, Roba di casa     Tag

buona pasquaBuona Pasqua a tutti! Godetevi questa vignetta che ho ruscolato in rete (magari visitate il sito dell’autore…). Poiché oggi e domani sono giornate di ribotte e pranzi esagerati, perché non ci raccontate quello che avete mangiato troppo? E visto che per Pasquetta hanno previsto acqua, perché non ci raccontate dove troverete riparo?

Io intanto vi racconto il mio pranzo di Pasqua, ovviamente da Ganascia, a Pisa:

  1. pesce-gateau di patate e salmone con scaglie di ravanello
  2. tortelli maremmani con ragù di carne della casa
  3. tranci di spalla di agnello sfumati al barbera in crosta di pane alla mostarda di Digione
  4. radicchio variegato in insalata
  5. caffè con biscottini bretoni (ché a Pisa è cominciato il mercatino europeo)
  6. Barbera Vigna del Noce 1998 Trinchero
  7. Brandy di Brunello Altesino 1988

Voto: quasi 4ganasce.gif, potevano essere 4 piene se avessi fatto anche i tortelli, popo’ di vagabondo!

E voi? com’è andata?

mar
14

Cose che vorrei al ristorante

Autore Ganascia    Category Costume     Tag

Parlando con gli altri beoni di questo blog sono arrivato a definire una lista di cose che vorrei trovare sempre al ristorante, almeno quando vado in quelli di livello medio-alto.

  1. L’attaccapanni. Mi sarei un po’ stufato di dover appoggiare la giacca alla spalliera della seggiola perché gli attaccapanni non ci sono, oppure sono dei sipatici cazzilli postmoderni di nessuna utilità né, tanto meno, appendibilità.
  2. La tovaglia di stoffa. Anche qui, non è possibile che in posto dove mi scuciono 30-40 euro a testa mi facciano mangiare su una tovaglietta di carta stile Sagra dell’anguilla; in certi posti per fare chic te la mettono in carta gialla (sì, quella con la quale si facevano i coni dei lupini, o gli incarti dei macellai). Non chiedo la tela di Fiandra, ma una tovagliaccia bianca normale sì. Lo stesso dicasi dei tovaglioli.
  3. Il menu. Mi dichiaro completamente d’accordo con Beniamina, il menu è essenziale per scegliere liberamente, per sapere i prezzi (che di questi tempi non guasta…), per giudicare l’offerta nel suo complesso, per non far ripetere trenta volte al cameriere le cose.
  4. La carta dei vini. Stesso discordo del menu, con in più il fatto di evitare possibili sorprese quando si arriva al conto (se il ristoratore è onesto non si corrono rischi, ma la prima volta può essere rischioso…).
  5. Il pane. Io mangio col pane, non con le schiacciatine untine.

Questa è la mia lista minima: la vostra?

tavola apparecchiata
mar
5

Aumenti e Ladrocinî

Autore Ganascia    Category Costume     Tag

Visto che qui sul blog stiamo parlando di ricarichi e aumenti, posto due link interessanti da un blog (peperosso)che dovreste leggere (lo trovate anche sui nostri link)

Che ne pensate? io propendo più per il 70% delle pizzerie (o il 100%).
Non mi pare però che posti come L’Artilafo vadano oltre il 15-20%, che non è comunque poco.

I Pargoli

Segnala Posti Nuovi

Utilità

Articoli recenti

Commenti recenti

Archivi

Meta

Recensioni dei Ciritornini

Powered by Authors Widget

RSS Ciritorno Maremma

RSS Ciricette

Ciritorno su Friendfeed