Pranzi (e Auguri) di Pasqua

buona pasquaBuona Pasqua a tutti! Godetevi questa vignetta che ho ruscolato in rete (magari visitate il sito dell’autore…). Poiché oggi e domani sono giornate di ribotte e pranzi esagerati, perché non ci raccontate quello che avete mangiato troppo? E visto che per Pasquetta hanno previsto acqua, perché non ci raccontate dove troverete riparo?

Io intanto vi racconto il mio pranzo di Pasqua, ovviamente da Ganascia, a Pisa:

  1. pesce-gateau di patate e salmone con scaglie di ravanello
  2. tortelli maremmani con ragù di carne della casa
  3. tranci di spalla di agnello sfumati al barbera in crosta di pane alla mostarda di Digione
  4. radicchio variegato in insalata
  5. caffè con biscottini bretoni (ché a Pisa è cominciato il mercatino europeo)
  6. Barbera Vigna del Noce 1998 Trinchero
  7. Brandy di Brunello Altesino 1988

Voto: quasi 4ganasce.gif, potevano essere 4 piene se avessi fatto anche i tortelli, popo’ di vagabondo!

E voi? com’è andata?

Cose che vorrei al ristorante

Parlando con gli altri beoni di questo blog sono arrivato a definire una lista di cose che vorrei trovare sempre al ristorante, almeno quando vado in quelli di livello medio-alto.

  1. L’attaccapanni. Mi sarei un po’ stufato di dover appoggiare la giacca alla spalliera della seggiola perché gli attaccapanni non ci sono, oppure sono dei sipatici cazzilli postmoderni di nessuna utilità né, tanto meno, appendibilità.
  2. La tovaglia di stoffa. Anche qui, non è possibile che in posto dove mi scuciono 30-40 euro a testa mi facciano mangiare su una tovaglietta di carta stile Sagra dell’anguilla; in certi posti per fare chic te la mettono in carta gialla (sì, quella con la quale si facevano i coni dei lupini, o gli incarti dei macellai). Non chiedo la tela di Fiandra, ma una tovagliaccia bianca normale sì. Lo stesso dicasi dei tovaglioli.
  3. Il menu. Mi dichiaro completamente d’accordo con Beniamina, il menu è essenziale per scegliere liberamente, per sapere i prezzi (che di questi tempi non guasta…), per giudicare l’offerta nel suo complesso, per non far ripetere trenta volte al cameriere le cose.
  4. La carta dei vini. Stesso discordo del menu, con in più il fatto di evitare possibili sorprese quando si arriva al conto (se il ristoratore è onesto non si corrono rischi, ma la prima volta può essere rischioso…).
  5. Il pane. Io mangio col pane, non con le schiacciatine untine.

Questa è la mia lista minima: la vostra?

tavola apparecchiata

Aumenti e Ladrocinî

Visto che qui sul blog stiamo parlando di ricarichi e aumenti, posto due link interessanti da un blog (peperosso)che dovreste leggere (lo trovate anche sui nostri link)

Che ne pensate? io propendo più per il 70% delle pizzerie (o il 100%).
Non mi pare però che posti come L’Artilafo vadano oltre il 15-20%, che non è comunque poco.

Mangiare patatine. Tragedie gastronomiche

Questa la evidenzio anche se con Pisa c’entra poco o niente… Ce l’ha postata un amico qui

Un ragazzo inglese, a causa del suo “vizio” di mangiare patatine è morto.
Qui di seguito riporto la notizia apparsa su Corriere.it
Comunque le patate al forno che possiamo trovare alla Rosticceria da Gianni in via Santa Marta, sono eccezionali!!!!

Morire a vent’anni per un’estrazione dentale. E’ accaduto a Scott Martin, un giovane britannico cui i medici non sono riusciti a fermare l’emorragia che ha fatto seguito al banale intervento odontoiatrico. Ma non si tratta di un caso di malasanità. I dentisti lo avevano avvertito che l’estrazione comportava questo rischio perché il suo sangue era troppo fluido a causa di una malattia del fegato, una cirrosi epatica di origine autoimmune. Ma la singolarità della storia non è nemmeno questa, perchè la cirrosi era probabilmente dovuta alla incredibile dieta cui pare Scott si attenesse da anni, esclusivamente a base di patate fritte, toast imburrati e, occasionalmente, fagioli in scatola. In sostanza Scott è morto di malnutrizione. “Le patatine di McDonald’s erano le sue preferite. Mangiava pane tostato, ma solo pane bianco con un sottile velo di burro salato. Ogni tanto mangiava fagioli in scatola. È sempre stato così, fin da quando era bambino. Trovare qualcosa che gli piacesse era impossibile”, ha detto la sorella”.

[Corriere.it]