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Campagna pubblicitaria per Ciritorno

Ciao a tutti,

dopo la ciricena alla Quercia, pensavo di fare un po di campagna pubblicitaria a Ciritorno.

Così per avere nuovi iscritti, nuove recensioni, ecc..

Io comincio a farlo ora tramite facebook e con i miei colleghi, nella speranza di avere un incremento di iscritti.

Fate altrettanto, un gioiellino come Ciritorno merita molto di più e non può essere minimamente paragonato a tripadvisor.

Gianluca

“Bevanda” e bevande.

Quando il vino è buono, annacquarlo è un delitto che grida vendetta al cielo.

Diversa però è la cosa, se si tratta di quello che io chiamo “cancarone d.o.c.g.” , che in Francia viene chiamato “Château Pinard”, o “Château Cambuse”.

Sulla costa est dell’Adriatico viene dato il nome di “Bevanda”, per antonomasia, ad una mescolanza di acqua e vino, nelle rigorose proporzioni di una parte di vino e due di acqua. La cosa ha evidentemente avuto origine dalla povertà, congiunta allo scarso talento enologico. Non mancano comunque i riferimenti còlti: la “Bevanda” è citata da Predrag Matvejevic nel suo “Breviario Mediterraneo”; Ulisse, nell’Odissea, dà da bere a Polifemo una tazza di vino, specificando che era “puro”, e che invece veniva abitualmente bevuto diluito; l’imperatore Tiberio, per la sua passione per il vino puro (il che evidentemente non era la norma), si guadagnò il nomignolo di “Biberius Caldius Mero”… Insomma, nell’antichità lo annacquavano.

Per quanto mi riguarda, debbo dire che la “bevanda” ha il pregio (forse l’unico…) di essere estremamente dissetante. E’ curioso, fra l’altro, come le proporzioni debbano essere rigidamente osservate: se si mette più acqua, diventa acqua sporca. Se si mette più vino, ne risulta un vino indebolito (“battezzato”).

Per quanto poi riguarda le bevande, con la minuscola,  sto rivalutando la Coca Cola. Ha delle notevoli qualità anti nausea, ed una amica chimica me ne ha anche spiegata la ragione: è una soluzione tampone di acido ortofosforico e di ortofosfato di sodio, con pH 5,5. Come tutte le soluzioni tampone, mantiene, entro certi limiti, costante il pH, e quindi riporta lo stomaco in condizioni ottimali.

Inoltre: come ignorare la livornesissima spuma bionda? E’ la bevanda d’elezione per accompagnare la “torta”, anche se forse un vinello bianco e frizzante ci starebbe meglio. E’ talmente apprezzata a Livorno che qualcuno sostiene addirittura che sia nata qui, ad opera della ditta Baldacci & Luperi, cosa del tutto non vera, anche se è vero che tale ditta l’ha prodotta per moltissimi anni.

Credo che in Toscana (e in molti altri luoghi) la conoscano tutti, ma è difficile spiegare di cosa sa a chi non la conosce. Dico solo che è molto simile all'”Almdudler”, che è un po’ la bibita nazionale austriaca.

Da notare che da un po’ la Spumador ha rimesso in circolazione anche la “spuma nera”, che ebbe il suo momento negli anni ’30. Fra l’altro, qualcuno mi spiega la differenza fra aranciata e spuma all’arancia? Dall’etichetta gli ingredienti sono gli stessi, e la percentuale di succo (12%) idem.

Recentemente, infine, ho avuto modo di sperimentare “spume” dell’Est europeo (in un negozio di cibi ucraini). Hanno dei gusti per noi insoliti (alla pera, all’uva…), ma si tratta di roba molto scadente: fortemente gassata, con pochissimo succo (4%), molto acquosa. Se il livello è quello, si capisce come la Coca Cola abbia in cotali paesi molto successo, al di là di tutte le connotazioni politiche e sociali.

Ultime novità sulle pizzerie pisane (pisa e provincia), quali consigliate?

 

cari tutti,

essendo fuori Pisa da un bel po’ (6 anni ormai),

avrei bisogno di ‘nuove’ sulle ultime pizzerie aperte a Pisa.

Chi fa la pizza alla pisana (fritta in teglia), chi alla napoletana (alta) chi alla romana cioè la pizza fina fina?

Attendo vostri preziosissimi suggerimenti

vostro MB

 

A proposito degli esercenti livornesi…

Lo scorso sabato 26 Luglio mi trovavo a Montenero per una conferenza tenuta da una mia cara amica. Eravamo nella saletta di uno dei due ristoranti che si trovano colà.

E’ un locale che gode di un panorama entusiasmante: si vedono dall’alto tutta Livorno, la pianura, e nelle giornate limpide anche Pisa, i Monti Pisani, la Versilia fino a Bocca di Magra, qualcosa del Golfo di La Spezia, Gorgona, Capraia e Corsica. Un capitale inestimabile per qualsiasi locale. Locale il cui fabbricato risale ai primi del novecento (L’epoca delle terme del Corallo), con modanature e decori àrt decò. Altro valore aggiunto, evidentemente.

Ebbene, che ne è di tutto ciò?

Niente. L’edificio è in condizioni precarie, con intonaco scrostato e persiane cadenti. La saletta è più un locale di sgombero che altro, con sedie scompagnate e mobili raffazzonati, e non viene neppure più usata per la ristorazione, che avviene in giardino, con tavoli e sedie di plastica. Tutto va in malora e nessuno se ne cura, e pensare che con un po’ d’impegno potrebbe venire un locale di qualità extra. Anche la cucina è molto piatta: non più di due ganasce, se fosse una recensione.

Mi fa rabbia insomma vedere sciupata una “location” che di per sé sarebbe da sei.

Non è finita: al piano terreno c’è un bar, che un tempo era la stessa gestione, adesso non so. E’ un bar banale, in cui credo non sappiano neppure cosa sia un mojito. La cosa terribile però è che alle ore 20, di un sabato sera, alla fine di Luglio, tiravano giù le saracinesche!

Ma, dico io, lavorare a Livorno fa schifo? Guadagnare fa schifo? Con una location del genere, basterebbe attrezzarsi con un po’ di musica dal vivo, o un dj in gamba, fare un’ apericena, un buffet, magari ostriche e champagne… Di fronte c’è la stazione della funicolare, che aggiungerebbe molto fascino: si parcheggia a Montenero Basso, viaggetto romantico in funicolare, aperitivo al bar, un po’ di musica, e poi cena al piano superiore, magari con camerieri in abiti ottocenteschi… (Se fossi del mestiere, mi ci metterei io).

Poi ci si lamenta che Livorno dorme, che gli esercizi chiudono, e si dà la colpa al Comune, che non farebbe niente…

Che ne dicono gli amici pisani, che si lamentano della loro, di città?

P.S. Ad aggravare, alle pareti della saletta erano appese delle croste inguardabili, una sorta di personale di un pittore che naturalmente era presente, a cui tutti si affannavano a dire “maestro”…