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Acquerello

Non è una tecnica di pittura o, almeno, non solo.

Gli è che quando ero piccolo (parecchi secoli fa…) usava questa bevanda presso i contadini chiantigiani. Era fatta in questo modo:

Dopo la svinatura, in fondo al tino rimaneva una considerevole quantità di vinacce. Aggiungevano un bel po’ di acqua, e facevano riprendere la fermentazione (come?).

Se ne otteneva una bevanda rosata (l’ho visto fare solo con l’uva rossa), frizzante, non dolce, gradevolissima e dissetante. Diversissimo dal vino annacquato, era l’ideale nei grandi calori estivi.

Da allora, non l’ho più visto. Non so se aggiungessero zucchero, lievito, o qualcos’altro (non so neppure se usassero il lievito per il vino, o se si servissero di quelli selvaggi).

Qualcuno ne sa qualcosa di più? E, soprattutto, saprebbe dove procurarselo?

Un’altra buona bottiglia.

Ciritorno non è un sito di recensioni enologiche, ma non mi sembra privo d’interesse segnalare quelle esperienze che, per un motivo o per un altro, escano dall’ordinario.

Un amico mi ha regalato una bottiglia di Aliwen Carmenère del 2013, vino rosso del Cile.

Credo che sia stata la prima, o forse la seconda, di quelle parti, che mi capita di assaggiare. Per quel che ho capito, pare che sia un assemblaggio da uve Cabernet Sauvignon e, appunto, Carmenère. Questo dovrebbe essere un vitigno affatto particolare, portato in America prima della fillossera, sempre se ho capito bene.

E’ un rosso di colore molto scuro, con profumo abbastanza pronunciato, di fiori, ma anche legno e spezie.

Senza voler fare il sommellier (che non sono), debbo dire che mi è piaciuto molto. Mi ha ricordato, per corpo e aromi, il Sassicaia, sempre se la memoria non m’inganna, visto che è passato un bel po’ di tempo da quando ho assaggiato, appunto, il Sassicaia.

L’ho abbinato al cinghiale in umido con le olive, e ci stava proprio bene. Una bottiglia alquanto insolita, almeno per me.

Una buona bottiglia

Mi è capitato l’altra sera.

Dovevo abbinare una bottiglia ad un piatto di ungulato in umido con olive e polenta. Sono andato quindi a spulciare un po’ nello scaffale dei rossi che (insieme ai bianchi, ai rosé, etc.)  tengo nel ripostiglio perché, ahimè, la cantina non ce l’ho.

Mi sono accorto che in un angolo, dimenticata da secoli, giaceva una bottiglia di barbera.

Si trattava di “Barbera d’Alba ‘ngiolina” della cantina Penna Luigi & figli, del… 1999!

Non ho la più pallida idea di come ci sia finita. Di sicuro non l’ho comprata, perché i vini piemontesi li pratico poco. Sarà stato un regalo, di chissà chi.

L’ho aperta con molto scetticismo, figuriamoci, un vino così vecchio… di sicuro sarà irrimediabilmente maderizzato.

E invece no! Era perfetto! Ha sopportato indomito ben 17 anni in un locale che certo non è l’ideale, senza perdere niente, né colore, né sapore, né aromi. Vabbene che aveva 14 gradi, e certo questo l’ha aiutato…

Non vorrei fare indebita pubblicità, ma tanto di cappello al signor Penna!

A proposito, qualcuno conosce questa cantina?

Vinnatur – Genova

Andiamo a rimpolpare la categoria vino e manifestazioni, con un evento dedicato appunto, solo al vino.

Domenica scorsa sono stato a Genova al Vinnatur: degustazione di vini Naturali aperta al pubblico.

Lo statuto di Vinnatur è molto serio e complesso, ve ne riporto solo un pezzetto per farvi capire anche tipo di vini e vignaioli erano presenti.

L’associazione intende preservare l’individualità del vino dall’omologazione che chimica, tecnologia e industrializzazione hanno portato nel mondo agricolo e, in special modo, nelle attività vitivinicole.

Produrre vino in maniera naturale significa agire nel pieno rispetto del territorio, della vite e dei cicli naturali, limitando attraverso la sperimentazione, l’utilizzo di agenti invasivi e tossici di natura chimica e tecnologica in genere, dapprima in vigna e successivamente in cantina.

Questa premessa era doverosa, perché molti vini “naturali” hanno all’esame olfattivo, un po di “puzzetta” o “riduzione” che è tipica dei vini naturali.

Molti di essi hanno pochissimi solfiti aggiunti o addirittura in altri non sono per nulla aggiunti.

L’evento era in centro a Genova , nel palazzo della borsa valori, una location molto suggestiva.

All’ingresso mi hanno fornito l’elenco dei produttori, tutti numerati dall’1 al 64.

Peccato che poi negli stand il numero non era indicato.

Vado a elencarvi quello che ho degustato , assaggiarli tutti era impossibile.

So che i vini andrebbero valutati in altro modo, ma è giusto per darvi un’idea.

 

Rabasco

Trebbiano d’abruzzo La Salita voto 6,5 ( Al naso era difficile, al palato molto meglio , con lontani aromi di limone)

Rosato, La Salita 7,5 ( fruttato, elegante)

Trebbiano d’abruzzo La Salita- La Damigiana  6,5  ( vino molto difficile, da meditazione, e va interpretato)

Sauro Maule

Bianco Granselva 2014  Garganega, Durella, Sauvignon, Pinot Grigio. 6,5 ( Spiccata acidità , puzzetta da vino naturale)

Bianco Pri 2014 Garganega 6 ( senza solfiti, ma con una puzzetta tipica da vino naturale )

Pierpaolo Badalucco

Temprano  80% Nero d’Avola e 20% Tempranillo 8 ( Tannico, esplosione di frutti)

Dos Tierras  50% Nero d’Avola e 50% Tempranillo 8 ( Leggermente speziato ed evidente la nota di carruba)

Fongoli

Sagantino di Montefalco Bio 7 ( Onesto, tannico, interessante)

Sagantino di Montefalco Naturale 7,5 ( tannico, avvolgente, da abbinare a qulche piatto forte)

Rodoar

Muller Thurgau  6,5 ( Spiccata acidità , vino non semplice da capire)

Etza Muller Thurgau 6,5 ( vino da abbinare a qualcosa di forte , perché da solo non rende)

Pietro Torti

Torti” Brut Millesimato 7 ( metodo classico, elegante, con grandi potenzialità)

Torti Cruasé” Brut Millesimato Rosè 8 ( ottimo, tiene testa ai migliori Franciacorta)

Cà Lusta Zanovello

Marzemino 7,5 ( equilibrato, fruttato, intenso)

Sassonero 8 (rotondo con profuumi di legno)

Moscato Secco 7 ( molto agrumato, fin troppo)

Incrocio Manzoni 7,5 ( elegante, raffinato)

Passito fiori d’arancio 8,5 ( notevole, molto fruttato al naso e in bocca)

Passito di Marzemino 8,5 ( colore intenso, potrebbe ricordare alla lontana un recioto)

 

Ristorante “vineria di Piazza” – Pisa

Vineria di piazza
P.zza delle Vettovaglie,14
Pisa
Tel: 050-3820433

Siamo o non siamo il paese della pasta? Ecco, in questo ristorante la pasta fresca se la fanno in proprio tutti i santi giorni. E la differenza si sente.

Pastai da oltre 50 anni, i Falciani sono un istituzione in Pisa e dintorni.

Ottime le tagliatelle ai porcini (10 Euro) come anche quelle al cinghiale.
E’ mancata la tagliatella al pomodoro (7 Euro) da saggiare ma i due piatti menzionati sono piu che sufficienti per stabilire che la pasta migliore in Pisa si mangia qua punto.

Una ex macelleria convertita in ristorante con tutte le pareti rivestite in marmo bianco (come erano prima le macellerie).
In estate apparecchiano anche sotto ai loggiati di fronte alla piazza.
Un ritorno alle origini visto che Il loro laboratorio e’ nato qua.

Personale gentile, alla mano e cosa piu’ importante sempre col sorriso in bocca.
Se ci fossero piu’ locali di questo genere sicuramente Piazza delle vettovaglie riacquisterebbe lo smalto perduto nel corso degli anni.

Pochi ma selezionati secondi, dal controfiletto di chianina al filetto di maiale al radicchio pinoli ed aceto balsamico sperimentato personalmente, carne cotta a puntino, e abbinamento azzeccato.

Dolci Fatti assolutamente in casa dal tiramisu alle crostate.

Vino della casa bianco di buona beva, senza noiosi picchi di acidita’.
Ottima la scelta dei vini alla carta con ricarichi molto onesti.

Conto ragionevole, dai 20 ai 25 Euro per primo secondo vino caffe ed acqua.

3 ganascetre ganasce meritatissime.

Buon appetito!