Silene – Pescina (Grosseto)

E’ un po’ che ci giravo intorno e alla fine ho deciso di concedermi una visita a questo ristorante. C’ero stato molti anni fa da ragazzo ma non avevo molti ricordi di quella visita: l’unica cosa che ricordavo era che i miei genitori erano rimasti particolarmente soddisfatti.

Silene è un noto e rinomato ristorante che qualche mese fa è stato anche insignito della stella Michelin. E’ posizionato alla Pescina, un microscopico e anonimo paesino del Monte Amiata. L’edificio che lo ospita è ancora più anonimo e fino a quando non vi si entra rimane il dubbio di aver sbagliato indirizzo. L’interno invece fuga ogni dubbio: il ristorante consiste in un ampio salone elegante ma con qualche lieve tocco di rustico. La cucina è a semi-vista, ovvero comunica con la sala attraverso due finestrelle che servono anche a trasmettere gli ordini e a consegnare i piatti. Il salone non ha molti tavoli anche se questi sono piuttosto spaziosi ed è gestito da un unico cameriere (il maitre in realtà). Per essere da solo svolge il servizio in maniera sorprendentemente impeccabile anche se è inevitabile che in qualche raro caso il servizio si ingolfi leggermente (anche perché se sta servendo un altro tavolo non può certo esser da voi). Per la verità comunque il maitre è coadiuvato dallo Chef Roberto Rossi che saluta personalmente gli ospiti e gli aiuta ad ordinare e, in qualche caso, serve anche i piatti in prima persona. Lo Chef è molto disponibile e si dilunga nello spiegare i piatti e lo spirito della sua cucina.

Il Menù consiste in circa 3 opzioni per ogni portata il che sembra un po’ limitante. Al menu alla carta (le cui portate si aggirano fra i 15 e 30 euro) si aggiungono due menu degustazione: uno con i grandi classici del ristorante a 75 euro e uno misto mare e terra con portate che sembrano più originali a 100 euro. In buona misura i piatti che sono sui menu degustazione NON sono presenti sulla carta il che rende un po’ complicato scegliere. Da parte nostra senza troppi indugi optiamo per il menu dei grandi classici che contiene:

  • Vellutata di zucca con bocconcino di bufala
  • La scottiglia (piatto tipico della maremma, dell’Amiata e della Pescina)
  • Ravioli ricotta e spinaci con scaglie di tartufo bianco
  • Raviolini di piccione con olio e parmigiano
  • Sorra di manzo cotta a bassa temperatura
  • Casseruola di agnello
  • Millefoglie alla crema chantilly.

Il menu si rivelerà composto da porzioni, per una degustazione, decisamente abbondanti e alla fine risultavamo esser davvero sazi, qualcosa che non mi sarei aspettato da un ristorante stellato. E questo ovviamente è un pregio!

L’aver scelto questo menu è stata la nostra croce e delizia: ci ha fatto provare 7 portate veramente buone (e in alcuni casi eccezionali) ma ci ha impedito di saggiare la cucina dello chef su piatti forse più ambiziosi. Non ho rimpianto minimamente la scelta ma mi è rimasta la voglia di provare qualcosa di diverso e più complesso.

La carta dei vini è ampia ma non enciclopedica ad eccezion fatta per la parte su Montalcino che spicca per varietà e quantità. Anche la parte sui Borgogna è relativamente ricca. Noi abbiam optato per un ottimo Grotte Rosse 2010, un Montecucco dell’azienda Salustri. Prima di iniziare, inoltre, ci siam concessi un calice di metodo classico di cui purtroppo ho dimenticato il nome.

Vediamo adesso di analizzare più da vicino quello che abbiamo provato:

La vellutata di zucca è stata una vera sorpresa: io non vado matto per il gusto dolciastro della zucca ma in questo caso non solo la vellutata era eccezionale ma si sposava in maniera perfetta con la sapidità e l’acidità della bufala. Ne avrei mangiato un tegame.

La scottiglia è una zuppa rossa di carne da cortile (ma sono ammesse contaminazione) tipica della zona: la versione proposta risultava una specie di ragu lievemente brodoso ottenuto però, credo, non dal macinar la carne ma dallo stracuocere i vari tocchetti ed era poi arricchito da un po’ di pane altrettanto stracotto. Risultava un piatto estremamente saporito, leggermente piccantino: la carne macerata e i bocconcini di pane si univano per un risutlato eccezionalmente buono.

I ravioli ricotta e spinaci con scaglie di tartufo bianco riprendono un grande classico maremmano arricchendolo col prezioso tartufo. Il ripieno era delicatissimo, forse anche troppo, ma credo che questo permettesse al tartufo di aver il sopravvento e di deliziare il palato.

Raviolini di piccione con olio e parmigiano. La cosa migliore di tutto il menu: semplicemente divini. Il ripieno aveva un sapore deciso e lievemente aromatico ma non invasivo. Il parmigiano e l’olio (auto-prodotto dal ristorante) ne esaltavano tutto il sapore che esplodeva in bocca. Mi domando se, per il bene dell’umanità, non sia possibili produrli su grande scala.

Prima di proseguire col descrivere le altre portate devo premettere che a questo punto della cena eravamo già abbastanza sazi e questo forse ha compromesso il giudizio sulle altre 3 portate che ci sono sembrate un gradino sotto le precedenti.

La sorra di manzo cotta a bassa temperatura è risultata decisamente interessante soprattutto perché non avevo grande esperienza con questo tipo di cottura. La carne era diventata morbidissima e lievemente spugnosa e si sposava molto bene con il purè di accompagnamento.

La casseruola di agnello conteneva un paio di pezzetti di agnello (credo cosciotto, ma non potrei giurarci) più una polpettina e il suo rognone. Tutto buono ma niente di buonissimo.

Infine la millefoglie alla crema aveva dalla sua una crema chantilly strepitosa che però, infilata dentro tre cialde croccanti non risultava, a mio parere, sufficientemente valorizzata: avrei preferito forse qualcosa di più elaborato.

Al termine di questo viaggio eravamo davvero sazi e soddisfatti ma abbiam fatto spazio al caffè accompagnato da piccola e buona pasticceria. Quel poco che era rimasto del vino è stato ritappato e ci è stato consegnato per portarlo a casa. Il conto, non da poco, è risultato esser 206 euro (38 di vino, 12 di aperitivo) in due: spesa importante per una cena che comunque ci ha lasciato davvero soddisfatti.

4 ganasce e mezzoLa mia valutazione è di 4 ganasce e mezzo. Questo locale viaggia tranquillamente verso le 5 ganasce ma ho preferito non sbilanciarmi per 3 principali ragioni: i) non ho assaggiato i piatti più creativi e arditi (il che non è una colpa del ristorante ovviamente!) che probabilmente servono a giustificare a pieno 5 ganasce, ii) le opzioni alla carta sono un po’ poche anche se lo chef durante l’ordinazione forse è disposto a fare delle aperture sul fuori carta (ma la non chiarezza di questo aspetto non è comunque un pregio), iii) a dirla tutta mi rimane il dubbio di aver speso un po’ di più del dovuto.

Sull’aspetto pecunario devo dire che da un lato quei 20 euro di zona grigia (aperitivo, acqua e caffè) forse potevano esser oggetto di uno sconto e che quando si spendono 100 euro, tutti i piatti devono esser eccezionali o notevoli mentre in un paio di occasioni i piatti mi sono sembrati soltanto buoni. Dall’altro lato però devo sottolineare che le porzioni, per una degustazione, erano decisamente abbondanti e quindi, oltre alla qualità, c’era anche molta quantità!

All’uscita del locale comunque eravamo davvero soddisfatti, avevamo mangiato delle portate di rara bontà e in un certo senso ci è parso di mangiare dei grandi classici eseguiti o rivisitati come meglio non si può. Per tornarci ci ritornerei anche subito, ma vista la spesa sostenuta, dovrò invece starci alla larga per un po’!

Località Pescina, 9, 58038 Seggiano GR
Telefono:0564 950805

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Il Caminetto – Montaione (Fi)

Per alcune circostanze che qui non interessano, mi sono trovato nei giorni passati a Montaione. Su segnalazione di una persona del posto,

5 risposte

  1. Voto curioso. Per come conosco Silene il voto che hai dato poteva starci 10 anni fa, con la gestione tradizionale. Comunque rimane nella mia lista delle prossime visite e voglio tornarci col nuovo cuoco stellato

    1. Ho preferito andare cauto per le ragioni descritte nella recensione e come ho detto complessivamente il giudizio è molto vicino alle 5 ganasce. La questione del prezzo mi sdubbia un po’, ma è una questione spinosa 🙂

      1. È molto, molto difficile spendere “poco” in un ristorante stellato. Le spese per raggiungere e mantere il livello sono tante e onerose…
        Per esempio da Lunasia anni fa spesi quasi la stessa cifra (cena eccellente però)

  2. E’ ovvio che “giustamente” non abbiam speso poco! La domanda è: abbiam speso troppo? Direi di no, ma qualche dubbio di fondo su questo particolare mi è rimasto.
    Dal mio punto di vista son tanti soldi e devono valerli fino all’ultimo centesimo…

  3. Bella recensione!

    A mio modesto parere il prezzo del menù non è eccessivo viste le portate. Quello che secondo me sballa, e succede spesso in questi ristoranti, sono aperitivo, acqua, caffé, etc…

    In ogni caso bravo, mi hai fatto venir voglia di andarci!

    Le Gourmet

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