Ristorante Bavarese – Kapuziner Bierstuble – Villa Campanile – Orentano (Pisa)
Kapuziner Bierstuble
Via Ulivi 92-94, 56022 Castelfranco di Sotto, Italia
0583 289176
Ristorante tipico bavarese aperto da Aprile di quest’anno.
Caldo ed accogliente all’interno, in puro stile naturalmente.
Il personale indossa vestiti tipici e di sottofondo scorre una musichetta da Oktoberfest…
Naturalmente la scelta delle birre è vasta e dai ricarichi onesti.
Eravamo 4 + un bimbo
Siamo andati li per mangiare lo stinco (naturalmente) quindi abbiamo preso un antipasto in 4 giusto per fermarci lo stomaco e prepararlo per il mostro.
Abbiamo ordinato del prosciutto affumicato della foresta nera servito con una crema al camembert e naturalmente dei pretzel come pane.
Prosciutto dal gusto piacevolmente insolito cosi come la crema al camembert. Pretzels caldi e fragranti.
Per il bimbo ordiniamo un piatto di gnocchetti fatti in casa al burro.
Ordiniamo 4 stinchi di cui 3 arrosto ed uno affumicato con patate arrosto e pancetta spezzettata.
Ottimi gli stinchi arrosto, super lo stinco affumicato.
Le patate di accompagnamento erano arrosto, tagliate a chips finissime, croccanti e dorate.
Il tutto accompagnato con una salsa alla birra da mettere sullo stinco veramente speciale.
Birre un paio (forse anche tre) a testa, la chiamano la “birra delle feste” una pils non tanto luppolata dalla schiuma finissima mooolto beverina…
I dolci…belli a vedersi ma dal sapore ahime’ non all’altezza delle altre portate.
Acqua 3 o 4 bottiglie (quello stinco era indemoniato).
4 caffe’.
33 euro a testa.
Personale molto gentile anche col bambino
La gente arriva in continuo perche’ dopo le dieci vengono per bere una birra e mangiare qualche stuzzichino.
Hanno anche un bel po di posto fuori, da riprovare verso maggio/giugno.
PIacevole serata
3 Ganasce gli si danno.
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Braumeister – Firenze
Non so se mi sbaglio ma mi pare non sia recensito il Braumeister, il ristorante Tedesco di Firenze, vicino a Piazza della Libertà, in via Madonna della Tosse, 12R.
Al di là dell’indirizo, che di per sé merita… io segnalo il miglior ristorante tedesco in trerra toscana che io abbia provato, anche a prescindere dalle innumerevoli sagre che propongono stinco… beh… qui lo stinco è arrosto, non spellato, né precotto, altra roba!
Si parte con l’antipasto misto con speck, cetrioli indolciti, cren, mortadellina al peperone, o senza, salsiccia affumicata, accampagnati da brezel e pane alle spezie. Chi non ha la passione per lo stinco può permettersi un primo. Ottimo il risotto alla birra con salsiccia e cumino, oppure gli spatzli al bergader e pere (provato… squisito anche se poco crucco) oppure gli knodel in varie ricette. Per me la parte del leone la fa lo stinco arrosto con patate e crauti… MERAVIGLIOSO… oppure in padella con i cipollotti ma quello è spellato e …troppo delicato… poi la scelta va su svariate specialità di wurstel o gulash (che il mio compagno adora) il tutto accompagnato da birre di ogni tipo, dalla pils alla trappista, alle non pastorizzate e perfino locali! Direi tutte molto buone. Io amo le amare ef rizzanti, ma ce n’è per tutti i gusti ed il personale è molto preparato al giusto consiglio.
SInceramente al dolce non ci son mai arrivata, al contrario ho avuto modo di assaggiare i distillati di frutta, beli secchi sia di albicocca, che di prugna e di pera: una mano santa dopo lo stinco!
Il prezzo non è basso ma, anche quando abbiamo avuto il coraggio di prendere antipasto, primo e stinco non è salito più che oltre i 35€ a testa e, sinceramente, per me, ogni tanto il tedesco merita!
Ci siamo stati sabato scorso e ci hanno detto che hanno aperto un locale anche a pistoia, tale Marble arxh, ma non so come sia: l’inaugurazione era stasera ma non ho potuto esserci causa…lavoro!
Ah. Le ganasce del tedesco per me son tre, perchè è tedesco, perciò per lo più maiale ebirra, e più di tre mi pare troppo, ma son tre piene per chi ama assaggiare sapori diversi!!
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Ristorante Don Chisciotte – via Palestro, Pisa
La serata era cominciata male, e proseguita peggio. La pizzeria dove pensavamo di andare era piena, e ci siamo messi a gironzolare senza meta in zona Tribunale.
Notiamo questo piccolo ristorante, con cucina spagnola, e tentiamo l’impresa di risollevare la serata con un salto nel buio.
Il locale è piccolo, ma molto carino e curato nell’arredamento. La proprietaria è argentina, figlia di spagnoli, simpatica e disponibile nello spiegare i vari piatti. Le premesse erano buone, tanto più che ci porta quasi subito una “cortesia della casa“, una piccola zuppetta di pesce con crostini veramente buona.
Poi ordiniamo gli antipasti, delle tapas assortite con salumi e formaggi, non male (la cosa più buona era una specie di lasagna ai peperoni, delicata e squisita). Ci facciamo quindi tentare dalla paella, riservandoci di decidere se prendere dopo il pollo all’arancia, che ci aveva un po’ incuriosito.
Purtroppo a questo punto la serata degenera. La signora si scorda clamorosamente della nostra paella, e attendiamo oltre un’ora (nel frattempo arriva nel locale una parente vistosamente brilla che comincia a stappare bottiglie e si crea un po’ di caos, e come se non bastasse la proprietaria si mette a fare conversazione con dei clienti che stavano pagando il conto, fumando con loro una sigaretta – non si potrebbe, ma nessuno dice niente… – non considerando altri clienti che la chiamano con insistenza per ordinare il dolce; dopo un po’ questi clienti, stizziti, chiedono il conto e se ne vanno, ovviamente senza dolce!). Insomma, quando finalmente arriva la nostra paella siamo completamente demotivati. Il piatto è buono, saporito, ma ha qualche ossicino di pollo traditore di troppo, e comunque ormai non abbiamo più fame. Niente pollo all’arancia, niente dolce, paghiamo 20 euro a testa che, senza vino, sono un po’ troppi.
Peccato! Tenendo conto che in una serata il locale ha perso ben otto clienti (noi due e i sei del dolce), non credo che durerà molto. A meno che non sia stata una serata sfortunata, nel qual caso vediamo se qualche avventore posta un giudizio migliore.
Per me comunque sono due ganasce corte
Nota 13 gennaio 2012: stanti i commenti, abbassiamo il voto, fin troppo generoso.
Ristorante Momoyama – Firenze
Borgo San Frediano, 10r
Firenze
telefono: 055-291840
chiuso il lunedì.
aperto solo a cena.
sito web: http://www.momoyama.it/
Premetto che a Firenze si mangia in molti ristoranti un buon sushi, e come miglior compromesso qualità/prezzo segnalo il Wabi Sabi in via dei Mille, il Kome in via de’ Benci, l’Aji Tei in viale Spartaco Lavagnini.
Voglio però parlarvi del Momoyama, il primo ristorante giapponese aperto a Firenze nel 1996 e diventato negli anni un punto di riferimento della cucina creativa-fusion giapponese. Perchè se al Kome si va per il kaiten (il bancone con rullo che trasporta i piattini preparati dal cuoco), al Wabi Sabi per il prezzo contenuto abbinato alla qualità del pesce, al Momoyama si va per provare un sushi diverso, con piatti che difficilmente assaggerete altrove.
Il ristorante si trova all’interno di un palazzo storico rinascimentale, arredato in modo moderno e sobrio, con mobilia in faggio naturale, pareti color avorio e vetro opalino, pavimenti in larice sbiancato e, alcune sale, hanno le volte a crociera con mattoni facciavista. Le sale sono dislocate su livelli diversi per un totale di 350 mq: d’estate c’è la possibilità di cenare all’aperto. Nonostante la grandezza del locale vi consiglio di prenotare, soprattutto il fine-settimana, altrimenti rischierete di non trovare posto.
Una volta seduti si può ordinare attingendo dal vasto menu che comprende pesce crudo, cotto, tartare, tempure, zuppe oppure ascoltare le novità del giorno sciorinate dal cameriere.
Vi segnalo alcuni dei piatti migliori saltando i classici che si trovano in qualsiasi ristorante giapponese:
- special rolls (ovvero uramaki rivisitati con sopra il riso fette di avogado, oppure salmone crudo o affumicato) nelle sue varianti (normale e piccante);
- tagliata di tonno rosso con verdure al vapore;
- carpaccio misto di tonno, salmone e branzino con erbe aromatiche;
- trittico di tartare di tonno, branzino e salmone con riso di venere (nero) e erbe aromatiche;
- tempura di granchio morbido con fiori di zucca;
- zuppa di tofu marinato con verdure;
- ghioza: ravioli di carne saltati con salsa piccante;
- brodo di miso con alghe, cipollina fresca e tofu;
- spaghettini di grano tenero saltati con pollo e gamberi;
- tris di gamberi in tempura.
Tra i tanti piatti di pesce si può trovare qualche piatto interessante di carne, come ad esempio il coniglio marinato con le erbette, il pollo fritto con salsa teriaky e il filetto di manzo scottato e abbattuto con ghiaccio.
Una discreta carta di vini, con predilezione ovviamente per i bianchi (molti altoatesini), il cui prezzo di partenza è 15 euro. Ottimi anche i sakè pregiati che vengono serviti sia caldi che freddi. Thè verde e ampia scelta di birre giapponesi.
Riguardo ai dolci si può scegliere il dolce del giorno, oppure diversi tris di dolci e soufflè in modo da poter assaggiare più cose.
Vi ho narrato fin qui le note positive di questo ristorante. Veniamo a quella negativa: il prezzo. In due persone, con due piatti ciascuno e una bottiglia di vino difficilmente si riesce a spendere meno di 45 euro a testa. Per rendervi l’idea: il prezzo medio per ogni piatto è circa 15 euro. Una barca di sushi da 20/25 pezzi costa 35 euro, 8 pezzi di Uramaki 10 euro, e 15/20 euro i secondi di pesce più lavorati (sia cotti che crudi).
Per me è il miglior ristorante giapponese di Firenze e gli avrei dato 5 ganasce, ma il prezzo decisamente troppo elevato me lo fa declassare a 4. Saffron ad Arezzo (che ho recensito alcuni mesi fa) propone piatti simili al 10/15% in meno …
Ristorante Indiano Gandhj – Carrara (MS)
Ciao a tutti!
Questa è la mia prima recensione, spero di essere all’altezza della situazione
Dunque, ieri sera io ed il mio ragazzo avevamo voglia di mangiare indiano; la nostra scelta è ricaduta su Gandhj, questo ristorante di Carrara; nessuno ce lo aveva consigliato eh, quindi siamo andati a scatola chiusa. Errore che non ripeteremo mai più.
Il locale è arredato in modo kitsch, tipico di molti ristoranti indiani qui in Italia, con drappi alle pareti, lampade etniche e quadretti con indianine dipinte. Entrando, ci avvolge un profumo terribile di, probabilmente, incenso aromatizzato a qualche fiorellino, ma giuro che il nostro pensiero è stato unanime: “sembrano i profumambiente dei bagni dell’Autogrill”!
Piano piano i nasi si assuefanno al terribile profumo, e noi ordiniamo la nostra cena:
- 2 lassi al mango;
- 2 birre Meera;
- 2 antipasti: bagan pakora (melanzane) e paneer pakora (formaggio), entrambi fritti in pastella di ceci;
- 2 secondi: bocconcini di pollo disossato in salsa di yogurt e spezie (quali??) e bocconcini di pollo disossato in salsa di mandorle e anacardi;
- 2 piatti di riso basmati: uno semplice, bianco, e l’altro allo zafferano, entrambi cotti al vapore;
- 1 contorno: baigan bartha (melanzane arrostite in salsa di pomodoro e spezie – anche qui, non ben identificate – ).
Le bevande arrivano subito: la birra non è la Meera, ma la Kingfisher (con una scritta che recita “la birra più bevuta in India); il lassi (per chi non lo conosce, è una bevanda tipica indiana a base di yogurt diluito con acqua, che può essere salato o dolce – quello dolce è a base di frutta -) è dolcissimo, con una schiumetta in superficie che ricorda il mare inquinato; il mango non si sente neanche lontanamente. Insomma, non è proprio il massimo per una bevanda che deve aver lo scopo di dissetare e “spengere” il bruciore dei piatti indiani… Anche se, come abbiamo avuto modo di scoprire poi, non c’è stato bisogno di spengere alcunchè.
Passano due minuti e subito arrivano gli antipasti, che sono tutto sommato passabili (ovvio che erano già pronti e solo da scaldare, ma ce l’aspettavamo), anche se nei bocconcini di formaggio “indiani” l’unica spezia che si riconosce è l’origano (?). I Paneer Pakora e le Baigan Pakora ci vengono serviti accompagnati da tre salsine: una piccante (sapeva di peperoni) una di yogurt e menta (avete mai preparato questa salsina? Risulta bianca, con la menta verde a pezzettini; ebbene, quella era verde come un dentifricio, e pure il sapore era lo stesso!), l’ultima a base di tamarindo (non conosco il sapore del tamarindo ma quella pareva la salsina agrodolce del cinese, solo più scura).
Dopo un minuto d’orologio arriva tuto il resto, e lì ci rimaniamo male: passi per i bocconcini fritti, ma che il pollo ed il riso fossero già pronti beh, quello non ce l’aspettavamo!
Il riso, sia quello bianco che quello allo zafferano, sono colorati da una specie di battutino che sembra fatto con sedano e carota dai colori artificialmente saturati e privati del loro sapore; il riso giallo non ha neanche lontanamente il profumo dello zafferano.
Il pollo yogurt e spezie sembra un classico pollo al curry ma dal sapore molto più blando; il pollo con mandorle ed anacardi è immerso in una salsa dolcissima che gli anacardi e le mandrole non li ha visti neanche in cartolina; entrambi i sughi sono affogati nella panna, che attutisce ogni sapore circostante; in entrambi i casi, nessuna presenza di spezie tipiche indiane (cumino, coriandolo, cardamomo, semi di senape… niente di tutto ciò!). In entrambi i casi, il pollo si scioglie in bocca… una “tenerezza” quasi fastidiosa.
Le baigan bartha non sembrano neanche più melanzane, arrivano sotto forma di cremina ed il sapore ricorda i funghi trifolati (ma ci sono i semini delle melanzane, quindi forse non sono funghi); nessun sentore di spezie, anche qui. Il nostro dolcissimo lassi si rivela inutile: come anticipato prima, non c’è da spengere nessun bruciore. Che poi, in realtà, non è detto che se uno va a mangiare all’indiano debba morire dalla piccantezza eh, però almeno sarebbe utile riconoscere la diversità dei sapori, il profumo ed il tocco di certe spezie così lontane dai nostri sapori mediterranei… Beh, non preoccupatevi, da Gandhj non troverete nulla di tutto ciò.
Concludiamo con due terribili caffè (acquosissimi e polverosissimi), la portata per la quale abbiamo dovuto attendere di più; spendiamo 55,00 euro in due (prezzo che può andar bene per le quantità, non certo per la qualità) e ce ne andiamo sconsolati: la prossima volta si torna a Firenze o a Pisa!
Direi che due ganasce sono il massimo che questo posto si merita, almeno per me che conosco un pochino la cucina indiana…
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Ristorante Indiano “GANDHJ”
Via Roma 17/c – Carrara (MS)
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Cena bulgara al Nabira Camaiore
Salve a tutti,vorei dirvi che il 22.10.2010 venerdì sera al ristorante Nabira facciamo la serata a tema di cucina bulgara.In occasione preparerò una 15 di pietanze che rapresentano il mio paese.Il prezzo è 25.00 euro a testa compreso il bere.Se volete vedere in detaglio il menù,potete visitare la pagina serate speciali sul nostro sito www.nabira.it Grazie a tutti voi e un saluto gioia.
Mami sushi restaurant – Marina di Pietrasanta
Dopo averne letto nella sezione posti nuovi, mi sono finalmente deciso e ieri sera io e la mia ragazza ci siamo andati. Il locale si trova a Marina di Pietrasanta, vicino al lungo mare in via Cavour, è abbastanza ampio, arredato su toni piuttosto scuri, e lo stile è essenziale e moderno con un tocco di giapponese.
Arriviamo verso le 20.30 e il ristorante si riempirà verso le 21.30/22, affollato ma non confusionario con musica di sottofondo che si riesce a sentire.
Ci viene portato il menù, e la consultazione occupa un po’ di tempo visto che la carta è piuttosto ampia, una buona scelta di pesce crudo, sushi, teppanyaki (cottura alla piastra), tempura (frittura giapponese), fry (frittura tradizionale), e qualcosa di cucina fusion come potete vedere dal sito http://www.mamirestaurant.com/index.html .
Decidiamo per:
1 Kaysen gyoza, ravioli di pesce alla piastra (4) 9€
1 Sushi grand, 10 nighiri, 3 hosomaki, 6 uramaki 23€
1 Tempura mix, gamberi tiger, verdura e pesce 15€
1 Torta di cioccolato con gelato al thè verde 7€
1 Falanghina 15€
1 Acqua naturale
2 coperti 4€
Per un totale di 74€ (desumo l’acqua 1 €, ma non avevo visto sulla carta) gentilmente portato a 70€.
Tutto buono, in particolare la tempura che non avevo mai provato (una pastella di farina e acqua gelata e uovo) ha un sapore particolare, e una leggerezza e croccantezza eccezionale.
In sala il personale è piuttosto giovane, tutti al di sotto dei 30 e qualche under 25, quasi esclusivamente italiani, mentre dalla cucina a vista si può notare che lì sono tutti asiatici (della cui provenienza precisa non posso essere certo); il servizio è stato adeguatamente veloce e attento (non hanno portato il cestello con il vino bianco, ma la temperatura era piuttosto alta, per cui si è mantenuto bene, credo che se richiesto non ci sarebbero stati problemi visto che ad un altro tavolo l’hanno portato).
Una serata gradevole ci ritorneremo, visto che rispetto ad altri provati nella zona (non faccio nomi) è sicuramente superiore sia per location, che per qualità.
Non ho ancora ben capito perché nessuno proponga dolci tipici giapponesi (almeno rispetto a quelli che per ora ho provato), non so se siano eccessivamente particolari e magari lontani dalle nostre tradizioni, o forse perché complessi, in definitiva la torta era buona, e il gelato era gustoso con il giusto sapore di thè verde.
La scelta dei vini è ristretta ma con una buona selezione.
Per me il voto giusto è:
: 4 ganasce meno.
MAMI SUSHI RESTAURANT – via Cavour ang. via Tripoli Focette – Marina di Pietrasanta – 55045 LUCCA Tel+Fax: 0584.21594
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