“Bevanda” e bevande.

Quando il vino è buono, annacquarlo è un delitto che grida vendetta al cielo.

Diversa però è la cosa, se si tratta di quello che io chiamo “cancarone d.o.c.g.” , che in Francia viene chiamato “Château Pinard”, o “Château Cambuse”.

Sulla costa est dell’Adriatico viene dato il nome di “Bevanda”, per antonomasia, ad una mescolanza di acqua e vino, nelle rigorose proporzioni di una parte di vino e due di acqua. La cosa ha evidentemente avuto origine dalla povertà, congiunta allo scarso talento enologico. Non mancano comunque i riferimenti còlti: la “Bevanda” è citata da Predrag Matvejevic nel suo “Breviario Mediterraneo”; Ulisse, nell’Odissea, dà da bere a Polifemo una tazza di vino, specificando che era “puro”, e che invece veniva abitualmente bevuto diluito; l’imperatore Tiberio, per la sua passione per il vino puro (il che evidentemente non era la norma), si guadagnò il nomignolo di “Biberius Caldius Mero”… Insomma, nell’antichità lo annacquavano.

Per quanto mi riguarda, debbo dire che la “bevanda” ha il pregio (forse l’unico…) di essere estremamente dissetante. E’ curioso, fra l’altro, come le proporzioni debbano essere rigidamente osservate: se si mette più acqua, diventa acqua sporca. Se si mette più vino, ne risulta un vino indebolito (“battezzato”).

Per quanto poi riguarda le bevande, con la minuscola,  sto rivalutando la Coca Cola. Ha delle notevoli qualità anti nausea, ed una amica chimica me ne ha anche spiegata la ragione: è una soluzione tampone di acido ortofosforico e di ortofosfato di sodio, con pH 5,5. Come tutte le soluzioni tampone, mantiene, entro certi limiti, costante il pH, e quindi riporta lo stomaco in condizioni ottimali.

Inoltre: come ignorare la livornesissima spuma bionda? E’ la bevanda d’elezione per accompagnare la “torta”, anche se forse un vinello bianco e frizzante ci starebbe meglio. E’ talmente apprezzata a Livorno che qualcuno sostiene addirittura che sia nata qui, ad opera della ditta Baldacci & Luperi, cosa del tutto non vera, anche se è vero che tale ditta l’ha prodotta per moltissimi anni.

Credo che in Toscana (e in molti altri luoghi) la conoscano tutti, ma è difficile spiegare di cosa sa a chi non la conosce. Dico solo che è molto simile all'”Almdudler”, che è un po’ la bibita nazionale austriaca.

Da notare che da un po’ la Spumador ha rimesso in circolazione anche la “spuma nera”, che ebbe il suo momento negli anni ’30. Fra l’altro, qualcuno mi spiega la differenza fra aranciata e spuma all’arancia? Dall’etichetta gli ingredienti sono gli stessi, e la percentuale di succo (12%) idem.

Recentemente, infine, ho avuto modo di sperimentare “spume” dell’Est europeo (in un negozio di cibi ucraini). Hanno dei gusti per noi insoliti (alla pera, all’uva…), ma si tratta di roba molto scadente: fortemente gassata, con pochissimo succo (4%), molto acquosa. Se il livello è quello, si capisce come la Coca Cola abbia in cotali paesi molto successo, al di là di tutte le connotazioni politiche e sociali.

Ijy Japanese Restaurant – Pisa

Sono riuscito a portare la Signora Ganascessa Moglie, che disdegna qualsivoglia crudo, al ristorante giapponese Ijy, promettendole piatti cotti per benino.

Il locale è sul lungarno Galilei, è piuttosto elegante. Un gran bancone dove viene preparato il sushi domina l’ingresso. Tavoli e apparecchiature sono piacevoli. Di serie solo bacchette, le posate vanno chieste; preferisco così al contrario.

Il menu è molto esteso e comprende molti tipi di sushi, ravioli, ramen e altri tipi di spaghetti, riso e tempura. Presenti anche piatti fusion con burrata, tartufo e altri ingredienti occidentali decisamente interessanti.

Esiste anche una carta dei vini che però non ho guardato.

La SGM ha preso un piatto di spaghetti saltati con verdure, (Kaizen yaki ramen) gamberi e vongole molto buoni, era soddisfatta. Porzione generosa.

Io ho preso un mix di maki di vari pesci: 6 rotolini buoni, quindi i ravioli piastrati al maiale (Niku gyoza), veramente molto buoni, accompagnati da una salsa di soia aromatizzata, infine una tempura di gamberoni (ma veramente -oni) e verdura eccellente, perfettamente croccante e asciutta, impanata col panko per una sgranocchiabilità memorabile.

Abbiamo visto passare presentazioni di ghiaccio per il sashimi notevoli.

Da bere acqua e due bicchieri di prosecco gradevole.

Servizio svelto e preciso.

In totale abbiamo speso 48 euro per una cena divertente e di alta qualità.

3 ganasce e mezzo

Ciritorno? Certo che sì. Per ora assegno tre ganasce e mezzo (quasi quattro) con grosse prospettive di crescita.

Ijy Japanese Restaurant – Lungarno Galilei 26 Pisa

Pesce Briaco – Lucca

Questo ristorante nasce dalle ceneri di Vigna Ilaria. Stesso posto ma che ha subito una pesante ristrutturazione, sia dentro che fuori. Molto elegante e con una gestione professionale ma, per fortuna, non troppo formale.  Rimane un ristorante dove mangiare pesce anche se qualche proposta di terra c’è. Il menù a quanto ho capito cambia stagionalemente ed è abbastanza breve. Esiste la possibilità di menù con 4, 5 e 7 portate a discrezione dello chef anche se c’è la possibilità di dare qualche indirizzo. Noi, in due, abbiamo preso un menù da 4 portate (45€ a testa) e tre bicchieri di vino (20€). Come benvenuto ci viene portata una polpettina fritta di baccalà su giardiniera di verdure fatta da loro. Veramente molto buono. Il primo antipasto è un filettino sgombro (se non ricordo male) su ceci. Molto buono. Me ne sarei potuto mangiare una tinozza piena. Secondo antipasto coltelacci (quelli che io chiamo cannolicchi) cotti sotto vuoto e fagiolini. Anche questi veramente molto buoni. I cannolicchi li amo ma hanno il difetto di essere un po’ gommosi. La cottura sotto vuoto ha eliminato questo difetto mantenendo inalterato il sapore. Come primo è arrivato un tagliolino allo zafferano con sugo di zucchini e triglie. Buono, saporito, delicato. Infine per secondo due filetti (uno di muggine e uno di orata) con i porcini secchi. Cottura perfetta, anche se forse è stato il piatto meno riuscito. Di dolce (fuori menù degustazione) una bavarese allo yogurt con rabarbaro. Buono e per niente dolce (nel senso stucchevole del termine).

Alla fine ottima serata, buon cibo, servizio cortese e presente senza essere opprimente. Sulla cucina assolutamente niente da dire. Ottime materie prime cucinate con sapienza. Difetti? I  prezzi non sono bassi. Come si vede dal menu (https://pescebriaco.it/menu/) I tre menu degustazione (4, 5 e 7 portate ) sono rispettivamente al costo di 45€, 75€ e 100€. Alla carta gli antipasti vanno dai 16€ ai 30€, i primi intorno ai 20€, i secondi dai 20€ ai 30€. Sicuramente troppo cari i dolci che costano tutti 10€.

4ganasce e mezzoCi ritorno? Sicuramente si. Non è certo un ristorante da tutti i giorni, ma se c’è da festeggiare qualcosa o si vuole essere coccolati mangiando ottimo pesce è il posto giusto. Direi 4 ganasce e mezzo. L’indirizzo: Via della Pieve Santo Stefano 967/C incrocio traversa IV Lucca 55100

Ristorante Novelli – Livorno.

Cena tra colleghi da Novelli, un ristorante che si trova da molti anni ad Antignano, appena fuori dall’abitato, accanto all’hotel Rex.

Il posto è molto bello, ed il locale a picco sul mare. La sala-veranda, dove siamo noi, ariosa e luminosa. Apparecchiatura dignitosa, ma niente più. La cena è stata in puro stile “matrimonio anni ’60” Il menù, organizzato da loro, consisteva in:

Antipasto

Tonno affumicato, acciughe alla povera (troppo acetose), zuppetta di cozze, crudo di scampi e gamberi rossi (buoni i gamberi, un po’ insipidi gli scampi), e qualche altra cosa che non ricordo, ma altrettanto banale.

Primi piatti:

Risotto alla marinara (buono), e penne agli scampi (quelle che si fanno a casa mia sono migliori)

Secondi:

Oratelle d’allevamento al forno, e fritto di totani, gamberi, paranza. (buoni i gamberi, forse freschi, ma piuttosto piccoli. Non male anche le trigliette).

Contorni:

Patate fritte ed insalata

Dessert:

Ahimè, soltanto sorbetto al limone in coppette di plastica pre-confezionate…

Vini e bevande:

Un bianco di Tavarnelle, sostanzialmente un Galestro, anzi, un po’ peggio. Caffè, ponci, etc.

Commento: di cattivo non c’era nulla, ma niente da ricordare. Insomma, non è “scattato” niente. Abbiamo speso € 35 ciascuno, e ci si può stare.

3 ganasceGanasce: tre scarse, quasi due e mezzo. Ciritorno? Penso di no, a meno di situazioni di emergenza, tipo zattera della Medusa..

Via del Littorale 168, 57128, Livorno

+39 0586 580332

La Vallata “ristorante di campagna” – Lajatico (Pisa).

Spedizione culturale (alla ricerca di pecorini ed altro…) in quel di Lajatico. L’idea sarebbe stata di mangiare all'”Officina” del Bocelli a La Sterza ma, causa non so quale evento, era tutto pieno. Il mio amico Dario, che si è occupato dell’organizzazione, e che è del posto, ci ha quindi dirottati su questo locale.

Il posto è bellissimo. Un vecchio cascinale sulla cresta di un colle che si affaccia, appunto, sulla vallata. Molto arioso e luminoso. All’interno si presenta benissimo, accuratamente restaurato. Ci sono anche la pizzeria, la piscina e qualche camera.

E’ un po’ il classico locale da matrimoni, ed infatti ce n’era uno in corso, il che non mi ha entusiasmato. A dire il vero, però, ce ne siamo appena accorti: ecco, questa è stata la prima nota positiva. Quando c’è un matrimonio di solito il servizio ne risente pesantemente, ma nel nostro caso ci hanno sistemati in una saletta appartata, e chi ci serviva degli sposi non si occupava.

Abbiamo mangiato svariate cose, chi antipasto e primo, chi antipasto e secondo, chi primo e secondo, comunque sempre due piatti a testa. Io ho preso un antipasto: una decina di assaggi molto buoni. Ricordo: soppressata con insalata di finocchi ed arance, sformatino vegetale, aspic di Angus con salsa verde, tre tipi di crostino, uno sformatino di ricotta al tartufo (delizioso), prosciutto, salame, salamella…

Poi un primo: gnocchetti di patate viola al ragù bianco di cinta ed asparagi, molto buoni.

Degli altri ricordo dei paccheri con tartufo, dei fusilloni al ragù di animali da cortile, petto d’anatra all’arancia, tagliata di Angus, di cinta senese…

Per dessert, io un semifreddo al torroncino, ma la cosa migliore era forse il sorbetto alla frutta, servito in tre gusti diversi: arancia, fragola e melone.

Da bere, il vino della casa, un buon rosso della zona, in bottiglia, stappata al tavolo. Buono il pane alle olive.

Qualcuno anche il caffè.

Da notare le porzioni, molto abbondanti. Come dicevo, il servizio non ha risentito dell’evento matrimoniale: è stato efficiente e cortese, anche se c’è stato forse un pochino troppo tempo fra un piatto e l’altro. (Ci hanno portato un’altra bottiglia d’acqua prima che finisse la precedente: notevole, visto che in certi locali bisogna chiederla tre volte…).

In definitiva, un bel locale dove la cucina è molto curata, anche se non particolarmente innovativa.

In sei, abbiamo speso € 200. Ci si può stare.

4 ganasceGanasce? Quattro. Ciritorno? Sì.

Strada Provinciale per, 55, 56030 Lajatico PI