La Quercia – Santa Maria del Giudice (Lucca)

Sono stato con tutta la famiglia a La Quercia di Santa Maria del Giudice. C’ero stato molti anni fa per un matrimonio, che non è esattamente un buon modo per giudicare un ristorante. Le cose però da allora sono MOLTO cambiate.

La sala all’ingresso del ristorante è chiara, semplice e elegante. Bella apparecchiatura. Il pane (fatto in casa) va via a cestini interi.

All’apertura ci è stato offerto un amouse-bouche: un pomodorino ripieno di cremina tartufata con una foglia di basilico fritto. Buono e invogliante.

Abbiamo preso 4 antipasti:

  • Tagliere di salumi con formaggio e bruschette al pomodoro per Ganascino. Divorato con soddisfazione dal pargolo che, quando ci si mette, a dispetto della mole pare un orsetto. Ho assaggiato due o tre cose ed erano molto buone.
  • Selezione del pescatore per la Signora Ganascessa Moglie e la Signora Suocera: moscardini in salsa, capasanta gratinata, crostini, una favolosa rosa di carpaccio di pesce affumicato e così via, molto ricco.
  • Tutto fumo e chianina per me: una tartare ben condita, servita sotto una campana di vetro piena di fumo, che dona una leggera affumicatura. Molto (parecchio) buona.

Abbiamo dato seguito con 4 secondi:

  • Costine di agnello con purè e lamponi sabbiati con salsa di lamponi per Ganascino e la SS. Molto graditi, agnello cotto benissimo e purè finissimo.
  • Ombrina con salsa di carciofi e patate arrosto alla paprika per la SGM e
  • Turbante di branzino con salsa di rape rosse e patate arrosto alla paprika per me. L’abbinamento tra il branzino e le rape rosse era riuscitissimo.

Alla fine tre dolci:

  • Mamma mi è caduto il vaso per la SGM: un dolce spettacolare composto da tre diversi dolci a tre diversi cioccolati, presentato come un vasetto (di coccio) riverso sul fianco e il dolce scomposto/composto come se fosse il terriccio caduto dal vaso. Buonissimo e scenografico (idea mutuata da Oops! Mi è caduta la crostatina al limone di Massimo Botturna? Comunque ottimamente eseguito).
  • Mezza sfera per la SS: golosissima mousse di cioccolato glassata su pasta sfoglia e
  • Frutta e cioccolato per me: due cilindri di pera scavati, ripieni di due creme finissime al cioccolato bianco e gianduja, accompagnate da pezzetti di brownie (che si è spazzolato Ganascino, ma ha detto che erano favolosi).

Tutti i piatti presentati benissimo, eleganti e inventivi. Servizio affabile, veloce e gentile.

Da bere: Ferrari rosé (20€, ricarico onestissimo), due acque minerali.

Col caffè: biscottini di farina di mais con uvetta molto buoni.

Prezzo per tutto ciò: 155 europei, direi commisurati alla qualità della cena.

Ciritorno? Sicuramente. Il menu non è molto lungo ma ben organizzato, con piatti di terra e mare molto ben pensati (in menu anche due hamburger che ho visto passare ed erano parecchio interessanti). Abbiamo saputo che il cuoco è giovanissimo (poco più che ventenne) ma pieno di idee, proviene da un 5 stelle veneziano, e ha completamente rivoluzionato il ristorante di famiglia. Direi con successo.

Unico piccolo neo la carta dei vini che potrebbe essere anche migliore.

4 ganasce e mezzoQuattro ganasce e mezzo, da confermare alla seconda passata. Ghiotti del circondario, andateci.

La Quercia

Via Nuova per Pisa, 5583 – Santa Maria del Giudice Lucca – 328 0111874 – Chiuso il lunedì

www.ristorantelaquercia.com

Pizzeria Ardenza – Livorno.

Più che una pizzeria, un tortaio, cioè quella che a Genova sarebbe, né più né meno, una sciamadda.

Si trova ad Ardenza, lungo la via Uberto Mondolfi, che poi sarebbe la Statale Aurelia. Un locale piccolo,  che mi ricordo esisteva già negli anni ’60, in un edificio  ottocentesco, con le travi a vista, ed un forno a legna di dimensioni confrontabili con quelle del locale. Cinque o sei tavolini per una dozzina di coperti e stop, anche perché questi esercizi lavorano soprattutto con l’asporto.

Il forno è magnifico, e l’aroma della legna è insostituibile per creare l’atmosfera del vero tortaio: piccolo (quasi angusto), raccolto, un posto dove rifugiarsi quando fuori c’è una tramontana fredda da tagliare il viso…

Un tortaio, e quindi la torta è del tutto predominante sulle pizze, che qui sono classicamente fatte nel padellino nero di ferro. Inutile cercare farciture creative o fantasiose: margherite, napoletane, capricciose, e poco altro. Comunque buone e ben condite. Il menù è tutto qui, anche perché non hanno una cucina vera e propria.  Si possono trovare, al massimo, delle schiacciatine da farcire in vari modi. Raramente del roast-beef, peraltro ottimo, cotto nel forno a legna.

L’offerta delle bevande è altrettanto limitata: oltre alla livornesissima spuma bionda c’è birra alla spina (lager), qualche birra in bottiglia, vino da poco, coca-cola.

La torta è ottima. Croccante sopra, cremosa sotto, si scioglie in bocca e sembra quasi non avere consistenza, nonostante sia un cibo tutt’altro che leggero. Sicuramente una delle migliori di Livorno, cioè del mondo.

Per quanto mi riguarda, possiede anche l’indubbio valore aggiunto di trovarsi sul lato  opposto dello stesso isolato in cui abito, per cui ci vado senza neanche attraversare la strada…

3 ganasceTre ganasce ampiamente meritate, e naturalmente ciritorno.

Pizzeria Ardenza, via Mondolfi 99 57128 Livorno. 0586505882

 

Un’altra buona bottiglia.

Ciritorno non è un sito di recensioni enologiche, ma non mi sembra privo d’interesse segnalare quelle esperienze che, per un motivo o per un altro, escano dall’ordinario.

Un amico mi ha regalato una bottiglia di Aliwen Carmenère del 2013, vino rosso del Cile.

Credo che sia stata la prima, o forse la seconda, di quelle parti, che mi capita di assaggiare. Per quel che ho capito, pare che sia un assemblaggio da uve Cabernet Sauvignon e, appunto, Carmenère. Questo dovrebbe essere un vitigno affatto particolare, portato in America prima della fillossera, sempre se ho capito bene.

E’ un rosso di colore molto scuro, con profumo abbastanza pronunciato, di fiori, ma anche legno e spezie.

Senza voler fare il sommellier (che non sono), debbo dire che mi è piaciuto molto. Mi ha ricordato, per corpo e aromi, il Sassicaia, sempre se la memoria non m’inganna, visto che è passato un bel po’ di tempo da quando ho assaggiato, appunto, il Sassicaia.

L’ho abbinato al cinghiale in umido con le olive, e ci stava proprio bene. Una bottiglia alquanto insolita, almeno per me.

La Dea Partenope – Cascina (Pisa)

Sabato siamo andati a cena al ristorante La Dea Partenope a Cascina, via N. Sauro 131, 3935655422. Lo trovate anche su Facebook.
Veniamo accolti dal gentilissimo personale in uno stanzone con le pareti verdi e fucsia. L’apparecchiatura è in stoffa ma le seggiole sono scomode e la temperatura è un po’ troppo bassa. Ci concentriamo sui lunghi nomi dei piatti del menu, che propone cucina tipica campana rivisitata, e decidiamo di prendere due antipasti e due primi. La carta dei vini comprende una trentina di etichette: scelgo un bicchiere di falanghina del Sannio che però non mi ha convinto e non riprenderei.
Io prendo i polipetti alla Luciana con crostini di pane cafone: un piatto molto buono con polpi morbidissimi. Lei ha preso la fritturina campana consistente in tre tipi di polpettine fritte; uno molto buono con la provola, uno eccessivamente carico di pepe, l’ultimo con dei bianchetti che però sparivano nella massa insapore della polpetta.
Per primo abbiamo preso dei discreti tagliolini al nero di seppia e gli scialatelli con gallinella, vongole, pomodorini e mandorle tostate che, per la consistenza della pasta, è stato un piatto arduo da finire.
Le porzioni sono generose e presentate in tavola molto bene ma secondo me la cosa non basta.
Ricapitolando: due antipasti, due primi , acqua e un bicchiere di vino, euro 43,00.
Complessivamente mi ha dato l’idea di un locale che vorrebbe volare in alto ma non riesce a staccarsi da terra. Il fatto che di sabato sera sia rimasto vuoto per oltre la metà dei coperti mi dà da pensare e dovrebbe darne anche ai gestori.
2 ganasce e mezzoNonostante la foto dello chef che campeggia sul menu, i fiorellini distribuiti nei piatti e i 4,5 pallini che ha su Tripadvisor, per me il locale è da due ganasce e mezzo.

Da Gianni il pugliese (Orecchietteria) – Portoferraio (Livorno).

Dopo tanti anni che pratico l’Elba, sorprende che ci fosse ancora qualche locale che non conoscevo, per di più a Portoferraio, eppure è stato così.

D’inverno, all’Elba, i locali sono quasi tutti chiusi. Trovandomi in zona Ponticello, quelli sulla strada lo erano tutti, e si poneva quindi il problema di dove mangiare, non avendo voglia di rientrare nel centro storico. Mi cade quindi l’occhio su un’indicazione che, a dire il vero, avevo già notato in passato, e che indirizzava a questo ristorante su per una stradetta laterale.

Il locale è dignitoso, luminoso e ampio. La cucina è, come si può capire, di tendenza pugliese, ma non esasperata. In effetti, i piatti più caratteristici (tiella di riso e cozze, per esempio) vengono fatti solo su ordinazione.

Il mio commensale prende le orecchiette con gamberi, rucola e pomodoro, che assaggio anch’io, e sono molto buone. Io le prendo con broccoli e salsiccia: sono buone, ma mancano un po’ della componente salata: per dire, quelle che faccio io con broccoli ed acciughe, mi piacciono di più.

Per secondo prendiamo una gallinella all’acqua pazza, che ci dividiamo in due. Ottima, impeccabile, cucinata alla perfezione. Oso dire che fosse fresca.

Dessert: panna cotta e crema catalana.

Un quartino di vino della casa in due (beviamo poco).

Da segnalare la grande cortesia del titolare Andrea, che ci teneva costantemente aggiornato sulla possibilità o meno di partire col traghetto.

3 ganasceDirei tre oneste ganasce, e ci tornerò di sicuro, specie d’inverno.

(Per la cronaca: ci siamo affrettati a mangiare per prendere il traghetto delle 14:05, ma siamo riusciti a partire solo con quello delle 20:30…).

Via Giosuè Carducci, 96, 57037 Portoferraio LI
Telefono: 0565 930976